Uno studio rivela che i Neanderthal erano pionieri nello sfruttamento delle risorse marine

I Neanderthal mangiavano squali, delfini e frutti di mare

L’immagine dei Neanderthal che vivevano al freddo nella tundra cacciando a mammut è distorta: vivevano soprattutto in Italia e nella penisola iberica

[27 Marzo 2020]

Lo studio “Last Interglacial Iberian Neandertals as fisher-hunter-gatherers”, pubblicato su Science da un team internazionale di ricercatori, guidato da João Zilhão dell’ICREA – Universitat de Barcelona e del quale ha fatto parte anche Diego Angelucci dell’università degli studi di Trento, presenta i risultati di uno scavo nella grotta di Figueira Brava, in Portogallo, utilizzata come rifugio da una popolazione di Neanderthal che è vissuta in quell’area tra gli 86.000 e i 106.000 anni fa.

I ricercatori dicono che «Lo studio rivela che la pesca e i frutti di mare contribuirono in modo molto significativo all’economia di sussistenza degli abitanti di Figueira Brava. La rilevanza della scoperta sta nel fatto che finora si aveva appena qualche indizio che queste pratiche fossero abituali tra i Neanderthal».

Per quanto riguarda le conseguenze della ricerca, Zilhão spiega che «Un modello molto influente sulle nostre origini suggerisce che il consumo abituale di risorse acquatiche – ricco di omega-3 e altri acidi grassi che favoriscono lo sviluppo dei tessuti cerebrali – avrebbe portato ad un aumento delle capacità cognitive negli esseri umani con un’anatomia già più moderna che, in Africa, erano contemporanei dei Neanderthal e di solito sono considerati i soli antenati dell’attuale Homo sapiens. Ma i risultati dello scavo di Figueira Brava stabiliscono che se questo consumo abituale di risorse marine svolgeva un ruolo importante nello sviluppo delle capacità cognitive, lo faceva a livello di umanità nel suo insieme, compresi i Neanderthal, non solo a livello della popolazione africana [di sapiens] che in seguito si espanse».

Alcune delle prime prove conosciute di sfruttamento delle risorse marine da parte degli esseri umani moderni risalgono a circa 160.000 anni fa e sono state trovate nell’Africa meridionale.

Zilhão inscrive la ricerca nella linea «delle prove che si sono accumulate nell’ultimo decennio che i Neanderthal avevano una cultura materiale simbolica». Infatti, nel 2018 sono state pubblicati due studi co-diretti da Zilhão nei quali è stato dimostrato che, più di 65.000 anni fa, i Neanderthal realizzavano pitture rupestri in almeno tre grotte sulla penisola iberica: La Pasiega, Maltravieso e Ardales (Science). Inoltre, oltre 115.000 anni fa i Neanderthal utilizzavano conchiglie perforate con tracce di ocra, come quelle trovate nella Cueva de los Aviones (Cartagena, Murcia), come pendenti o contenitori per sofisticate miscele di diversi tipi di pigmento (Science Advances) . Zilhão evidenzia che «Tutti questi risultati, oltre a quello attuale della grotta di Figueira Brava, rafforzano una visione dell’evoluzione umana in cui le varianti fossili conosciute, come quelle dei Neanderthal d’Europa e dei loro contemporanei africani con un’anatomia già più simile alla nostra, devono essere tutti interpretati come i resti dei nostri antenati, non di specie diverse, una superiore e l’altra inferiore».

Fino al 50% della dieta dei Neanderthal che abitavano a Figueira Brava ara costituita da risorse costiere:

molluschi (patelle, cozze e vongole); crostacei (granciporro atlantico e granceola); pesce (squalo mako, verdesca, anguilla, grongo, orata, triglia); uccelli (germano reale, orchetto marino, oca, cormorano, sule, berte, alca, garzetta, colombi) e mammiferi (delfino, foca grigia). Una dieta di frutti di mare che veniva integrata con la caccia a cervi, capre, cavalli, uri e anche di piccole prede come le testuggini.

Il team di ricerca sottolinea che «Tra i resti di piante carbonizzate è stato possibile determinare l’olivo, la vite, il fico e altre specie tipiche di un clima mediterraneo, tra cui il pino cembro era più abbondante, il cui legno veniva usato come combustibile. E’ stato verificato che le pinete venivano sfruttate come un frutteto di alberi da frutto: le pigne mature, ma ancora chiuse, venivano raccolte dai rami e immagazzinate nella grotta, dove venivano aperte al calore del fuoco per estrarre e mangiare i pinoli».

Da questo e da altri studi viene fuori che l’immagine dei Neanderthal come popolazioni che vivevano al freddo nella tundra, specializzate nella caccia a mammut, rinoceronti lanosi, bisonti e renne, è distorta: «La stragrande maggioranza dei Neanderthal viveva nelle regioni meridionali, specialmente in Italia e, soprattutto, nella penisola iberica, e il loro stile di vita era molto simile a quello della popolazione di Figueira Brava», conferma Zilhão.

Un’altra evidenza importante che emerge dallo studio è che la familiarità degli esseri umani con il mare e le sue risorse è qualcosa di molto più antico e più diffuso di quanto si pensasse in precedenza. «Questo forse aiuta a spiegare come era possibile che, tra 45.000 e 50.000 anni fa, gli umani fossero in grado di attraversare lo Stretto di Timor per colonizzare l’Australia e la Nuova Guinea – conclude Zilhão – e, da lì, circa 30.000 anni fa, le isole più vicine del Pacifico occidentale».