I nostri letti sono più sporchi dei giacigli degli scimpanzé

I tentativi degli uomini di creare un ambiente pulito possono in realtà rendere meno ideale l'ambiente che ci circonda

[21 maggio 2018]

Gli scimpanzé (Pan troglodytes ) sembrano dormire in giacigli più puliti dei letti degli esseri umani. E’ lo sconcertante risultato dello studio “Ecology of Sleeping: The Microbial and Arthropod Associates of Chimpanzee Beds” pubblicato su Royal Society Open Science  da un team di internazionale di ricercatori della Carolina State University e dell’Ugalla Primate Project, che ha valutato i microbi e gli artropodi che si trovano nei giacigli sugli alberi che gli scimpanzé fanno ogni notte.

Per quanto riguarda microbi e gli artropodi, la principale autrice dello studio, Megan Thoemmes della  North Carolina State University, sottolinea: «Sappiamo che le case umane sono effettivamente i loro ecosistemi e che i letti umani contengono spesso un sottoinsieme dei taxa – o tipi – degli  organismi trovati in una casa. Ad esempio, circa il 35% dei batteri presenti nei letti umani proviene dal nostro stesso corpo, compresi i batteri fecali, orali e cutanei. Volevamo sapere come questo si potesse paragonare con alcuni dei nostri parenti evolutivi più stretti, gli scimpanzé , che fanno i loro letti ogni giorno».

Per questo il team internazionale di ricercatori hanno raccolto campioni in 41 giacigli di scimpanzé nella Issa Valley in Tanzania hanno raccolto e i tamponi sono stati utilizzati per testare la biodiversità microbica . A 15 dei nidi, i ricercatori hanno utilizzato anche degli aspiratori per raccogliere sia gli artropodi che gli insetti e gli aracnidi e studiarne la biodiversità.

Il team di scienziati non è rimasto per nulla sorpreso che i giacigli degli scimpanzé avessero una biodiversità enormemente diversa da quella dei letti degli esseri umani: «I giacigli degli scimpanzé avevano una maggiore diversità di microbi, e i tipi di vita microbica che riflettevano gli ambienti arboricoli dove sono stati trovati i nidi». Ma la sorpresa è stata scoprire che parassiti come pulci e pidocchi sono stati trovati anche a livelli estremamente bassi e soprattutto che «In particolare, i letti degli scimpanzé avevano meno probabilità di ospitare batteri fecali, orali o cutanei. La Thoemmes. aggiunge: « Non abbiamo trovato quasi nessuno di quei microbi nei giacigli degli scimpanzé, il che è stato abbastanza sorprendente. Ci aspettavamo anche di vedere un numero significativo di  di artropodi parassiti, ma non è stato così. C’erano solo quattro ectoparassiti,  trovati in tutti i giacigli che abbiamo visto, e questi appartengono a quattro campioni individuali, non a quattro specie diverse».

Intervistata da The Guardian, la Thoemmes ha detto che «Questa pulizia era sorprendente. Ci aspettavamo di vedere molti ectoparassiti e molti batteri fecali, perché ci sono state molte prove che dimostrano che i batteri fecali si accumulano nella pelliccia degli scimpanzé».

Lo studio non significa che gli scimpanzé, che non fanno docce calde e non hanno le lavatrici e i detersivi, sono molto più puliti degli esseri umani, ma è dovuto al fatto che ogni pomeriggio gli scimpanzé si costruiscono un nuovo giaciglio a una decina di metri di altezza per passarci la notte e quindi non c’è abbastanza tempo perche la loro sporcizia si accumuli. Invece, gli esseri umani, tendono a dormire sulle stesse lenzuola  notte dopo notte, accumulando batteri nel tempo. Poi ci sono i materassi e i cuscini, che nel corso degli anni raccolgono enormi quantità di acari della polvere e pelle morta. Inoltre, mentre gli scimpanzé dormono tra i batteri che vivono nelle foreste, gli esseri umani hanno più o meno eliminato i batteri esterni dalle loro camere da letto, il che significa che siamo noi stessi a produrre la quantità maggiore di batteri, acari e sporcizia che ospitiamo nei nostri letti. E a lungo termine, potrebbe non essere una buona cosa: gli autori dello studio scrivono che gli esseri umani  «Hanno creato posti in cui la nostra esposizione al suolo e ad altri microbi ambientali è quasi scomparsa, e siamo invece circondati da microbi meno diversificati che provengono principalmente dai nostri corpi. Una minore esposizione a questi batteri e altri fattori ambientali può portare a allergie, asma e malattie autoimmuni. Conosciuta come “l’ipotesi dell’igiene”, l’idea è che gli umani dei Paesi sviluppati siano diventati troppo puliti e che i nostri corpi non siano più esposti ai germi comuni, agli allergeni e ad altre cose che “insegnano” al nostro sistema immunitario come reagire correttamente.

La Thoemmes conclude: «Questo lavoro mette in evidenza il ruolo delle strutture create dall’uomo nel plasmare gli ecosistemi del nostro ambiente circostante. In un certo senso, i nostri tentativi di creare un ambiente pulito per noi stessi possono in realtà rendere  meno ideale l’ambiente che ci circonda».