I parchi ancora alla deriva, e con 1 milione di euro in meno

[21 novembre 2014]

Avevamo sperato che i parchi stessero per cominciare ad uscire dai guai. Ci eravamo evidentemente sbagliati o meglio illusi. L’ultima notizia è infatti che il Parlamento gli ha tagliato oltre un milione di euro, ma c’è di peggio perché anche dalle ultime dichiarazioni del ministro dell’Ambiente non emerge alcun impegno politico concreto per rilanciarne finalmente un ruolo, visto anche il susseguirsi di disastri ambientali. Anzi abbiamo letto che per cambiare marcia basta dire no a politiche ambientali serie.

I parchi avrebbero saputo dire soltanto no? A Genova come in Piemonte o in Toscana o a Milano paghiamo forse lo scotto dei troppi no o esattamente per i troppi scandalosi sì che la legge Lupi intende rilanciare? Anche dall’incontro di Livorno sul mare non ci pare – spero di sbagliarmi – che per le aree protette (specialmente marine) si registrino novità particolari. Anche dal direttore del ministero oltre che dal ministro stesso non sembra infatti che si preannuncino novità.

Eppure da Sydney è venuto l’ennesimo allarme, ben due terzi di aree protette marine sarebbero a rischio. Si è tornati così dopo molti anni a parlare di ‘parchi di carta’, segno evidente di come vanno le cose. Sempre da Sydney vengono infine alcune dichiarazione del presidente di Federparchi in cui si denuncia la gestione burocratica dei nostri parchi dove urgerebbe  ‘meno burocrazia e più managerialità’ perché i parchi dovranno essere ‘ripensati e strutturati come nuovi modelli economici e sociali’.

Si era cominciato con il dire che serviva una manutenzione alla legge ormai invecchiata, tanto che si è previsto di far cassa consentendo nelle aree protette interventi da urbanistica contrattata e magari altri condoni, ora li vorremmo far diventare modelli economici-sociali. Ma i parchi non sono preposti alla gestione e tutela dell’ambiente con ben due piani, di cui uno anche socio economico? Valerio Giacomini li definì ‘laboratorio’ di politiche innovative non più subalterne e subordinate all’economia  tanto meno speculativa a partire dalle campagne. Se gran parte dei parchi nazionali sono privi di un piano e in molti casi anche del Consiglio (come all’Arcipelago Toscano) che c’entra la burocrazia e la managerialità? Non c’entrerà con le scarpe e tutto una gestione ministeriale che ha abdicato ai suoi compiti e doveri sanciti dalla legge già penalizzata proprio in ambiti fondamentali come il paesaggio?

C’era bisogno di andare a Sydeny per sparare sul pianista? L’ultimo numero di PARCS, la rivista della Federazione dei parchi regionali francesi, in un editoriale di Sègolen Royal – ministro dell’Ambiente d’Oltralpe – e in articoli  di Jacques Carillo (direttore del Consiglio delle politiche pubbliche) e di Stèphanie Antoine (capo dell’ufficio dell’Integrazione della biodiversità nei  territori e negli spazi naturali) presentano e commentano gli impegni del governo che ha raggiunto i 50 parchi regionali anche in territori strategici del paese e cui sono stati dedicati alcuni appuntamenti nazionali.  Dovrebbero leggerlo coloro  che sui nostri parchi continuano a parlare a vanvera o a non parlare affatto.

di Renzo Moschini – Gruppo San Rossore

Le opinioni espresse dall’autore non rappresentano necessariamente la posizione della redazione