I Parchi dopo la tragedia delle Gole del Raganello

Sammuri: «Utilizzando certi accorgimenti quando ci si muove in natura si possono ridurre molto i rischi, ma non portarli a zero»

[23 agosto 2018]

La tragedia delle gole del Raganello nel Parco Nazionale del Pollino ha avuto, giustamente, un grande riscontro mediatico. La reazione immediata, è stata di sgomento e di vicinanza e solidarietà alle famiglie delle vittime, le quali, immagino non sapranno darsi pace per delle morti così assurde.

Successivamente si è acceso un dibattito su chi deve fare cosa, sulle regole, sul ruolo dei parchi e degli altri soggetti pubblici, sulle guide. Di cose ne ho sentite e lette tante, alcune mi sembrano sbagliate e fuori luogo, ma in questa sede desidero esprimere solo il mio punto di vista per quello che riguarda il ruolo dei parchi.

Primo aspetto: i parchi possono regolamentare l’accesso in determinate aree? La risposta è “non è che possono, devono”. Un parco deve regolamentare la fruizione così come altre attività, ma per quale finalità? Quella per la quale si istituiscono i parchi: la tutela della biodiversità o della natura, se preferite. Per esempio nel parco nazionale del Gran Paradiso sono state vietate le arrampicate su alcune cascate ghiacciate in Valnontey, non perché attività pericolose, ma perché possono interferire con la nidificazione di una specie importantissima e rara come il Gipeto. Per motivi analoghi numerose altre aree protette vietano le arrampicate in determinati periodi dell’anno e lo stesso Parco del Pollino le ha fatto in zone interessate dalla nidificazione dell’Aquila reale.

I parchi, invece, non hanno alcuna competenza nel regolamentare accessi per la sicurezza delle persone.

Secondo aspetto: le guide. Se ne sono sentite di tutti i colori: guide abilitate, ufficiali, abusive, improvvisate, del parco e non del parco etc.

Quando è necessario l’impiego di attrezzatura specifica (ramponi, corde, piccozza…..etc) la legge prevede che gli unici soggetti abilitati all’accompagnamento siano le guide alpine. Quando tale attrezzatura non è necessaria, praticamente chiunque può fare la guida, ai sensi della legge 4/2013, la cosiddetta legge “per la liberalizzazione delle professioni”.

E nei parchi? Nei parchi nazionali  l’art 14 della legge 394/91 prevede che l’ente gestore, previo corsi specifici rilasci il titolo “ufficiale ed esclusivo di guida del parco”.

Questo vuol dire che dentro un parco nazionale  i turisti debbano essere accompagnati in tutto il territorio solo dalla guide del parco? Certo che no, anche perché questo contrasterebbe con alcuni principi del libero  mercato. Cosa diversa  è quella di riservare porzioni di territorio, particolarmente delicate dal punto di vita ambientale, ad escursioni organizzate direttamente dall’ente attraverso le guide del parco. Questa modalità, oltre a garantire la  qualità del servizio e il perseguimento  degli obbiettivi educativi dell’area protetta, può favorire  anche la sicurezza dei visitatori. Infatti, nel rapporto contrattuale tra il soggetto pubblico e la guida si possono prevedere prescrizioni comportamentali e di equipaggiamento dei visitatori. Come ad esempio non consentire la partecipazione alle attività, anche su un facile sentiero nel bosco, con l’infradito.  È evidente quindi che, per visitare un parco, un guida ufficiale possa offrire più garanzie di una che non lo sia e magari si autodefnisce guida ai sensi della 4/2013.

L’ultimo aspetto su cui mi vorrei soffermare è quello che riguarda le responsabilità, non tanto al caso specifico, ma come concetto generale.

A tale proposito vorrei sottolineare che in natura non esiste il rischio zero, ma esiste sempre e per alcune attività è più elevato e per altre meno. Sulle Alpi ogni anno muoiono decine (centinaia) di persone, anche esperti alpinisti e guide. Ma si può attribuire la  responsabilità a qualcuno che avrebbe dovuto segnalare che scalando una parete verticale o una cascata ghiacciata di 100 metri si può cadere? O che gli eventi meteorici in montagna possono essere repentini e/o molto intensi? A mio giudizio no. In ogni caso, utilizzando certi accorgimenti quando ci si muove in natura si possono ridurre molto i rischi, ma non portarli a zero. Certo, per chi è poco avvezzo all’ambiente naturale andare accompagnato da una guida (vera) e con l’equipaggiamento  idoneo il rischio non è superiore a quello che c’è nel fare 300 km in autostrada.

In conclusione, vorrei sperare che questa tragedia non allontani la gente dal Parco del Pollino e da un posto meraviglioso come Civita e le gole del Raganello. Sono posti che si possono visitare anche con un bambino nel passeggino, certo, non risalendo il greto del torrente, ma girando il borgo e numerosi punti panoramici si. Oltretutto  gli aspetti paesaggisti e naturali non sono gli unici, quelli culturali ed enogastronomici non sono assolutamente da meno.

di Giampiero Sammuri, Presidente di Federparchi