I parchi in Toscana e in Italia: l’incontro a Pisa

[7 ottobre 2013]

La perdita di ruolo istituzionale dei nostri parchi, anche in Toscana, è dovuta ad una crescente assenza politica che determina anche da noi le sempre maggiori difficoltà dei parchi e delle aree protette ad assolvere come sistema alla loro funzione di tutela attiva dell’ambiente. Ciò riguarda la nostra regione ma anche  regioni a noi contigue, come l’Emilia e la Liguria e ancor più il quadro nazionale.

L’incontro promosso alla Provincia di Pisa dal Gruppo di San Rossore e dagli Ecodem della Toscana ha confermato significativamente in riferimento alla nostra Regione, che pure ha svolto una funzione importante sul piano nazionale, questo affanno crescente di cui è chiara testimonianza il continuo rinvio di una nuova legge regionale. Come ha detto il presidente dei parchi della Val di Cornia, in attesa di diventare come promesso il quarto parco regionale, mai come in questo momento avvertiamo l’assenza della politica in un territorio dove per tradizione è sempre stata attiva e vigile.

Nella lettera inviataci dall’assessore Bramerini viene assicurato che è imminente – finalmente – la presentazione di una legge di cui si discuterà presto in un incontro a Firenze. Sui contenuti l’assessore sottolinea che si cercherà di chiarire in primo luogo che il ruolo delle aree protette non è – come spesso sarebbe apparso – solo vincolistico. Qui va detto che proprio l’esperienza toscana – vedi per tutti il piano Cervellati del parco di San Rossore – ha per la prima volta dimostrato che i piani dei parchi sono volti proprio ad attivare politiche di intervento che superino la visione e concezione vincolistica di una fin troppo lunga tradizione culturale prima ancora che istituzionale.

Semmai si dovranno eliminare norme cervellotiche come quella introdotta in una legge sui piani energetici in cui si dice che i piani dei parchi regionali devono conformarsi a quello energetico. E si dovrà pure in qualche modo restituire ai parchi una competenza e un ruolo attivo nelle politiche paesaggistiche che non hanno senso se separate da quelle ambientali e della tutela della natura, e che richiedono innanzitutto una modifica del PIT. E che richiedono pure che ai presidenti dei parchi regionali sia ripristinata una indennità, cancellata soltanto in Toscana.

Ma l’incontro ha affrontato con la stessa schiettezza il contesto nazionale dove dopo anni di latitanza ministeriale con il ministro Orlando anche la lancetta dei parchi ha ripreso a muoversi. La presenza del senatore Pd Massimo Caleo ha consentito di  discutere della legge – all’esame del Senato – di modifica della 394 non solo fuori dai denti, ma mettendo finalmente in chiaro quali sono i nodi veri accuratamente e ipocritamente elusi.

Intanto per quello che non c’è e che c’era invece all’inizio nella 394, registriamo la mancanza di qualsiasi strumento di programmazione nazionale, indispensabile perché si possa finalmente puntare su un sistema nazionale di aree protette in grado di mettersi in rete con quelli regionali. Non dimenticando soprattutto che da anni non c’è una sede o strumento dove governo, regioni ed enti locali – titolari istituzionali e costituzionali dei parchi – possano concertare le politiche nazionali.

Qui non è certo la 394 che lo ha impedito, ma è proprio l’inadempienza ministeriale come sulla Carta della natura – di cui ha parlato efficacemente Enzo Valbonesi del Forum ambiente PD – che ha fatto saltare il banco.

Ma finalmente si è riusciti a discutere anche di quel che nella legge del Senato c’è ma che non va assolutamente, da cui finora in troppi avevano svicolato facendo gli gnorri. E  non ci riferiamo solo al fatto sconcertante che una proposta di legge che riguarda al pari dello Stato le regioni e gli enti locali con loro non sia stata discussa né tanto né poco né tanto, come avvenne con la 394. E anche la solfa che non è peccato o vietato discutere e modificare la legge 394 lascia il tempo che trova perché in discussione è cosa si cambia, cosa si ‘rinnova’.

Anche l’intervento del presidente di Federparchi ha molto insistito sul punto spiegando che sono molte le cose buone e utili ma tacendo ancora una volta sul fatto sconcertante che una legge che  muove – a parole – dall’esigenza di rilanciare il ruolo delle aree protette marine, ma la prima cosa che abroga della 394 è il riferimento ‘ai brevi tratti di costa prospicenti’ alle regioni, che vuol  dire semplicemente estromissione delle regioni da qualsiasi ruolo nel comparto, tanto è vero che si prevede che chi ha istituito proprie aree protette marine ne sarà ‘espropriato’ e sarà il ministero a decidere a chi dare le corna del toro. Per fortuna l’intervento di Caleo ci ha assicurato che il suo testo cancella questa norma del testo D’Alì e che quindi il Pd più e meglio che in passato tornerà a farsi vivo e far valere per evitare che le cose finiscano come non dovrebbero.

In questi giorni abbiamo letto – e la cosa ci conforta non poco – che proprio a Spezia in una iniziativa promossa dal pPrco delle 5 Terre su questi problemi il ministro Orlando ha assicurato che la gestione delle aree protette marine comprese quelle regionali non traslocherà forzosamente a Roma.

La Relazione che il Gruppo di San Rossore ha predisposto sullo stato delle nostre aree protette contribuirà non poco a dare alla discussione in corso un senso più compiuto dimostrando, tanto per fare un esempio, quanto sia assurdo prevedere l’immissione di rappresentanti di categoria nell’ente parco, che è e deve restare soggetto istituzionale.

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