Studio del progetto “Gestire”: necessario preservare i siti Rete Natura 2000

I rapaci notturni della Lombardia a rischio cambiamento climatico

[15 gennaio 2015]

Entro il 2050, a molte aree montane della Lombardia potrebbero sparire alcune specie di  rapaci notturni a causa dei cambiamenti climatici che comportano aumento delle  temperature e delle precipitazioni, ma anche della distribuzione e del ciclo vitale di piante e animali.

Secondo una ricerca realizzata nell’ambito di “Gestire”, un progetto Life+ promosso dalla Regione Lombardia, al quale partecipano anche Cts e Lipu e  cofinanziato dalla Commissione Europea, «Possibili variazioni distributive riguardano da vicino il destino della civetta nana e della civetta capogrosso» che, stando all’indagine condotta da Fondazione Lombardia Ambiente (Fla), volta ad individuare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità della Lombardia, «Potrebbero subire una forte riduzione della distribuzione e della popolazione regionale da qui al 2050».

L’obiettivo prioritario  di “Gestire” è quello di mettere a punto una strategia per la gestione dei siti Rete Natura 2000 presenti in Lombardia e i responsabili del progetto spiegano che «La sola Regione ne conta 242 (dei quasi 3.000 SIC e ZPS italiani), per una superficie corrispondente al 15% dell’intero territorio regionale, dove vivono 61 specie animali (uccelli esclusi) di interesse comunitario e 87 specie di uccelli tutelati dalla Direttiva Uccelli (Allegato I)».

La domanda che si sono fatti a “Gestire” è: «Quale può essere la funzione dei Siti Rete Natura 2000 in questo scenario di forte contrazione degli areali delle specie più legate ai climi freddi?»  Per rispondere i ricercatori della Fla sono partiti dall’ipotesi di base secondo la quale «Una sana conservazione e tutela del territorio, portata avanti con un occhio rivolto anche a quello che potrà succedere in futuro, può “mitigare” gli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie da questi minacciate».

La ricerca prevede che «I cambiamenti climatici produrranno per il 2050 una contrazione della distribuzione potenziale delle due specie di Strigiformi (rapaci notturni) variabile tra il 23 e il 54%, a seconda delle specie e degli scenari climatici futuri considerati». Civetta nana e civetta capogrosso sono stati individuati come ottimi “bioindicatori” per gli ambienti forestali montani, visto che la loro presenza indica di solito comunità biologiche ricche e di ambienti di valore, ma effetti simili probbilmente riguarderanno anche altre specie legate alle foreste montane.

I ricercatori della Fla concludono: «La gestione delle foreste è sicuramente importante per queste due specie Entrambe le civette abitano le foreste di conifere, la cui conservazione e la cui  idoneità alle specie minacciate può essere promossa da un utilizzo forestale correttamente pianificato. Tali accorgimenti riguardano in primo luogo i siti Natura 2000 che manterranno condizioni idonee alle specie anche in futuro. La rete Natura 2000 lombarda include attualmente il 38% circa dei siti che al momento risultano idonei per entrambe le specie. Le aree che sono idonee per entrambe le specie e che lo rimarranno in entrambi gli scenari futuri, sono di vitale importanza per la conservazione delle due specie. Purtroppo, il 64% di tali aree sono totalmente o prevalentemente al di fuori dei siti Natura 2000. L’auspicio è che tali siti, patrimonio naturale di vitale importanza per permettere alle specie minacciate dal riscaldamento climatico di sopravvivere nella nostra regione, siano inseriti nella attuale lista dei siti Natura 2000 della Lombardia o vengano comunque adeguatamente tutelati, per preservare in tali aree le caratteristiche ambientali che le rendono particolarmente adatte a specie esigenti e sensibili come civetta nana e capogrosso».