I super-coralli salveranno le barriere coralline da cambiamento climatico e acidificazione? (VIDEO)

Arrivano i finanziamenti contro lo sbiancamento dei reef, ma è una corsa contro il tempo

[6 novembre 2015]

super coralli

Il  team Ruth Gates, una ricercatrice esperta di coralli   dell’Institute of Marine Biology delle università delle Hawaiʻi – Mānoa  sta facendo una corsa contro il tempo per salvare le barriere coralline dal cambiamento climatico. I ricercatori hawaiani stanno infatti allevando super-coralli in grado di resistere alle condizioni dell’oceano del future e che potrebbero essere utilizzati per ripristinare e costruire la resilienza nei reefs danneggiati o fortemente compromessi.

I biologi di  Mānoa  spiegano che «Parte di questo lavoro consiste nel cercare di capire perché i coralli marroni sani prosperano mentre quelli che crescono proprio accanto sbiancano, un segno che segnala  stress». La Gates aggiunge: «Tutti ne sono influenzati qui alle Hawaii, perché la barriera corallina è intimamente legata alla nostra salute e alla nostra economia».”

La ricerca del team della Gates ha ricevuto finanziamenti per diversi milioni di dollari per la sua ricerca importante a livello mondiale, compresi i 4 milioni di dollari di investimenti annunciati ad agosto da Vulcan, una società costituita dal co-fondatore di Microsoft Paul Allen .  La direttrice per la comunicazione filantropica di Vulcan,  Janet Greenlee, spiega il perché di tanto interesse per le ricerche della Gates e del suo team: «Lavora nel settore da 25 anni, accumulando così tanta conoscenza sui coralli  che così che ora, proprio in questo momento,  può davvero fare la differenza e accelerare la resilienza di coralli, è una opportunità fenomenale».

Altre forme di sostegno alla ricerca sui super-coralli erano già arrivate prima, come il finanziamento da un milione di dollari da parte del filantropo Pam Omidyar  per acquistare  un  microscopio confocale,  un potente strumento  che fornisce nuove informazioni sui  coralli e microrganismi marini che interagiscono con loro.  Anche da questi studi è arrivata la conferma che i coralli sani mostrano colori vividi, quelli stressati al confronto impallidiscono letteralmente.

Il team della Gates sta lavorando per realizzare una banca di coral stocks che vengono preparati a sopportare le condizioni oceaniche più calde e più acidi del futuro.  «Così sottolineiamo che tutti condividono la responsabilità per l’ambiente – spiega ancora la Gates – La cosa che dobbiamo davvero per lo stress è che se vediamo dei coralli sbiancati, non dobbiamo passarci sopra. Se vedete qualcuno che consente alle acque reflue di sversare in mare e a quest’acqua fangosa di arrivare sopra la barriera corallina, chiedete  loro di smettere di farlo o segnalatelo, se si tratta di un imprenditore edile. Fare tutto il possibile per mantenere l’ambiente intorno ai reefs il più pulito possibile e quanto più intatto possibile».

Quello dei ricercatori delle Hawaii viene definito un «esperimento di evoluzione assistita, e la ricerca per far crescere il super-corallo arriva proprio mentre le barriere coralline, habitat essenziali per la vita marina, la protezione delle coste e l’economia turistica, sono in pessima salute praticamente in tutto il mondo.

La Gates spiega che «Quando il corallo è stresssato dal cambiamento delle condizioni ambientali, espelle le alghe simbiotiche che vivono al suo interno e l’animale diventa bianco o giallo brillante, un processo chiamato candeggio. Se gli organismi non  sono in grado di riprendersi da questi eventi di sbiancamento, soprattutto quando si ripetono per più anni consecutivi, il corallo morirà».

Il team della Gates ha stimato che quest’anno sono sbiancati tra il  60 e l’ 80% dei coralli di Kaneohe Bay: «Lo sbiancamento del corallo intorno alla baia si è  intensificato ed è diventato molto più grave. Dove una volta cercavamo il corallo sbiancato tra i coralli sani, ora cerchiamo soggetti sani in un mare di coralli pallidi».

Il team della Gates sta allevando coralli sulla minuscola Coconut Island, esponendoli lentamente e gradualmente ad acqua sempre più calda ed acida. Per farlo utilizzano pezzi di corallo nei quali sono stati già riscontrati geni in grado di resistere a queste condizioni di stress e selezionano i ceppi resistenti e li allevano insieme, aiutandoli così a perpetuare quei tratti fortemente resilienti.

L’evoluzione assistita non è certo una novità, viene utilizzata da migliaia di anni per selezionare piante e animali più produttive e/o resistente, ma fino ad ora non era mai stata applicata ai coralli viventi in in natura.

Secondo i ricercatori la cosa funziona e sperano di poter presto trapiantare i coralli nella Kaneohe Bay per riportarla ai suoi vivaci colori e perché possano crescere normalmente e poi riprodursi, già dalla prossima estate.

A ottobre la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha detto che le barriere coralline di tutto il mondo stanno vivendo un esteso e grave fenomeno di sbiancamento. Secondo Mark Eakin  coordinator per l’osservazione delle barriere coralline della Noaa, «Quest’anno  potremmo essere vicini a  perdere qualcosa come tra il 10 e il 20% delle barriere coralline. Le Hawaii sono colpite dal peggiore sbiancamento dei coralli che abbia mai visto». Un fenomeno che avviene per il secondo anno consecutivo.

Il riscaldamento globale ha già ucciso circa il 30% della popolazione corallina del mondo, sia a causa delle temperature oceaniche superiori alla media, sia per l’acidificazione che per gli effetti di El Niño.

Però, Gates e il suo team sanno che avere successo a livello locale non significa necessariamente che il loro progetto riuscirà a fermare la gigantesca crisi marina globale prima che gran parte delle barriere coralline di tutto il mondo vadano perse.

Tom Oliver, team leader della COral Reef Ecosystem Division della NOAA, è convinto che, con la quantità necessaria di sforzi e finanziamenti,  il progetto sia estendibile a tutto il mondo: «La questione non è se possono farlo, è se possono farlo abbastanza velocemente.  Molti progetti di restauro delle barriere coralline sono in difficoltà  a causa del costi e dei tempi necessari per la crescita del corallo e per ripiantalo nell’oceano.  Il ripristino del corallo ha bisogno di attecchire, in modo da essere in grado di gestire le mutevoli condizioni dei reefs».

La Gates conclude: «L’obiettivo del nostro progetto è quello di aiutare il corallo sopravvivere al riscaldamento globale, ma c’è ancora la necessità di porre fine alla dipendenza dell’essere umano dai combustibili fossili e di mitigare le emissioni di gas effetto serra che causano il riscaldamento globale».

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  • The Microscopic World of Corals