I super ratti dei Caraibi, estratta dal DNA la storia di un’estinzione

Alcuni erano grossi come gatti. 15 – 20 specie estinte dall’uomo e dagli animali “alieni”

[23 aprile 2015]

Nello studio “Unexpected evolutionary diversity in a recently extinct Caribbean mammal radiation”, pubblicato su  Proceedings B  della Royal Society, un team di ricercatori britannici, brasiliani e olandesi  ricostruisce la storia evolutiva di un affascinante gruppo estinto di ratti dei Caraibi, gli  oryzomyine, che annoverava specie che avevano la dimensione di un gatto. Si tratta dei cosiddetti ratti o topi del riso che fino a poco più di 100 anni fa vivevano in isole come St Kitts e Grenada, ma che sono stati estinti dalle attività di coloni europei.

I ricercatori infatti sottolineano che «Identificare i modelli generali della colonizzazione e delle radiazioni nelle  faune insulari è spesso ostacolato dalle passate estinzioni causate dall’uomo. I Caraibi insulari sono uno dei pochi tipi complessi di sistemi insulari oceanici colonizzati da mammiferi terrestri, ma durante l’Olocene hanno visto il più alto livello mondiale di estinzione dei mammiferi».

Il team di ricerca internazionale, utilizzando l’analisi dell’antico DNA, hanno ricostruito la storia evolutiva e dell’irradiamento nelle isole dei ratti o oryzomyine e scrive su Proceedings B che, «Nonostante i notevoli problemi di recupero del  DNA dal materiale archeologico preistorico tropicale, è stato possibile individuare due distinte colonizzazioni nel tardo Miocene della principale catena di isole delle Piccole Antille dal continente del Sud America da parte di  lignaggi di oryzomyine che erano solo lontani parenti. E’ stato osservato un elevato livello di diversificazione filogenetica tra  gli oryzomyines attraverso le Piccole Antille, anche tra le popolazioni allopatriche sulla stessa linea di isole. I tempi della colonizzazione degli oryzomyine sono molto simili a quelli di molti altri taxa di vertebrati dell’epoca, suggerendo che le condizioni geomorfologiche durante il tardo Miocene  ha facilitato sostanzialmente la simultanea dispersione attraverso la superficie dell’acqua di molti lignaggi sudamericani  fino alle Piccole Antille. Questi dati forniscono una base importante dalla quale  cui sviluppare ulteriormente i Caraibi come laboratorio unico per studiare l’evoluzione insulare».

Il lavoro degli scienziati non e è stato facile: alcuni esemplari di questi ratti sono ancora custoditi in  collezioni museali e il DNA recuperato da campioni archeologici tende ad essere degradato dal caldo dei triopici, ma il  team è riuscito a trovare abbastanza campioni per tracciare la storia di questi grossi roditori estinti da poco. I dati dimostrano che gli oryzomyines arrivarono nei Caraibi orientali circa 6 milioni di anni fa, alla fine del Miocene, probabilmente su zattere di vegetazione, trasportate fino all’Oceano Atlantico dai grandi fiumi  che sfociano sulla costa nord del Sudamerica. Ci sono state due grandi invasioni/dispersioni di questi super ratti, ma quello che ha sorpreso di più gli scienziati è l’evoluzione degli animali una volta raggiunte le Piccole Antille: «Anche su St Eustatius, Saint Kitts e Nevis – che avrebbe formato una sola isola, quando il livello del mare si era abbassato durante i periodi glaciali – c’era una diversità genetica inaspettata».

Uno degli autori dello studio, Samuel Turvey, della Zoological Society of London, ha detto a BBC Science & Environment: «A priori, ci saremmo aspettati che i roditori in quella parte delle isole fossero stati sostanzialmente geneticamente identici» ma in realtà «Le popolazioni di ciascuna di queste tre isole erano altamente differenziate, ad un livello che potenzialmente potevano forse essere diverse specie E così sembrerebbe  che le stime molto alte del numero di specie di ratti del riso che c’erano nei  Caraibi – circa 15 – 20 – sono probabilmente accurate». Una conferma che evidenzia l’enorme portata della perdita di biodiversità che ha innescato l’arrivo  dei coloni umani dall’Europa. I coloni bianchi  non solo anno cambiato l’ambiente delle Piccole Antille radendo al suolo le foreste, ma hanno anche portato con loro i ratti europei e le manguste che venivano utilizzate per tenere lontano dalle piantagioni serpenti e roditori. E’ questo mix di attività antropiche e di specie invasive importate che, nel giro di soli 200 anni,  ha cancellato i ratti del riso dalle Antille e  molte altre specie di mammiferi. Probabilmente gli ultimi ratti riso sono scomparsi nel XX secolo. Oggi gli scienziati considerano quello che è avvenuto nei Caraibi, come uno dei più grandi eventi di estinzione dei mammiferi degli ultimi mille anni, simile all’estinzione dei marsupiali in Australia, dove i coloni europei hanno cancellato dalla faccia della terra moltissimi mammiferi, tra cui il tilacino, o tigre della Tasmania.

Turvey conclude: «L’estinzione del ratto del riso è di per sé un grande evento di estinzione, ma è solo una componente della più ampia perdita di mammiferi in tutto il bacino dei Caraibi. Abbiamo parlato solo delle Piccole Antille, ma anche nelle Grandi Antille – delle dimensioni di Cuba, Giamaica, Hispaniola, Cayman e Puerto Rico, ecc – c’è stato un gran numero di estinzioni. E’ difficile sapere esattamente come e quante specie siano scomparse in tutto il bacino dei Caraibi nel suo complesso, ma sono state probabilmente nell’ordine di oltre 100 diverse, distinte popolazioni di mammiferi endemici. Una perdita enorme della biodiversità di mammiferi».