I tamia alieni presenti in Europa e in Italia non sono solo siberiani: ci sono anche i coreani

Una scoperta di un team italiano che richiederà una revisione del Regolamento Ue sulle specie invasive

[27 novembre 2018]

Lo studio “Genetics reveals that free-ranging chipmunks introduced to Italy have multiple origins”, pubblicato su  Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy da un team di ricercatori italiani, si occupa del tamia siberiano Eutamias sibiricus,  un piccolo scoiattolo terragnolo originario dell’Asia nord-orientale che ora ha popolazioni aliene – spesso costituite da pochi individui – introdotte  in diversi Paesi europei, come Italia, Francia, Belgio, Olanda, Germania e  Svizzera e l’Italia. Mentre in Danimarca, Regno Unito, Spagna e Grecia, le attuali segnalazioni sono di singoli individui fuggiti alla cattività..

Il Tamia è diventato un animale da compagnia molto diffuso e il team  di ricercatori guidato da Emiliano Mori (università di Siena) e che comprende  Pietro Milanesi (Swiss Ornithological Institute),  Mattia Menchetti (Universitat Pompeu Fabra),  Rudy Zozzoli (università di Parma)  Andrea Monaco e Dario Capizzi (Direzione regionale sistemi naturali, Parchi e Aree Protette, Regione Lazio) e Luca Nerva (Ente Crea), sottolinea che «Areali nativi molto estesi, come quello del tamia siberiano, e il numero di eventi di introduzione possono spiegare il successo di questi mammiferi alieni. In Italia, la popolazione più numerosa di tamia siberiani si trova in un parco urbano del Veneto, presso Valeggio sul Mincio in provincia di Verona (NE Italia), mentre altri 3 nuclei (lungo il Piave nel Bellunese, e nei due parchi urbani romani di Villa Ada e Villa Pamphilii) sembrano essere attualmente composti da meno di 10 individui».

Lo studio analizza una regione del gene del citocromo-b del DNA mitocondriale per inferire la potenziale origine geografica dei tamia siberiani introdotti in Italia.  I ricercatori spiegano che «Gli animali sono stati campionati attraverso tubi con uno strato adesivo all’interno (hair-tubes) che permette di raccogliere i peli, i quali sono stati usati per le analisi genetiche. Le analisi hanno rivelato un’origine multipla dei tamia siberiani in Italia, con individui provenienti prevalentemente dalla Corea (come già osservato in Francia), ma anche dalla Siberia (per un campion romano)».

Ne è venuto fuori che «La specie sta andando incontro ad una suddivisione tassonomica e sembra che gli individui di origine coreana appartengano ad una specie diversa da quella siberiana».

Dato che l’Unione europea ha elencato il il tamia siberiano tra le specie aliene di rilevanza unionale, cioè le specie di cui è attualmente proibito commercio e detenzione, salvo denunce alle autorità competenti, il team di ricerca evidenzia che «Questa suddivisione tassonomica, se accettata dalla comunità scientifica, richiederà una revisione del Regolamento Europeo 1143/2014, per bloccare anche il commercio della specie coreana».