Ma bracconieri ne hanno abbattuti alcuni esemplari

Gli ibis di Orbetello un esempio mondiale di reintroduzione di una specie estinta

A quasi 300 anni dalla loro scomparsa sono stati reintrodotti in Italia

[9 gennaio 2014]

Estinzioni locali di specie si sono verificate in una varietà di habitat e in  tutti i continenti, con una varietà di animali incredibile, ma per fare il punto della situazione Mongbay cita proprio una esperienza “toscana”, quella degli ibis eremita (Geronticus eremita) che, a quasi 300 anni dalla loro estinzione locale sono stati reintrodotti in Italia, insegnando loro a migrare da Burghausen e Salsburg fino alla laguna di Orbetello. Nel mondo sono in corso diversi progetti di recupero delle specie nei luoghi dove si sono estinte, una cosa che solleva non poche sfide, sia etiche che logistiche, ma quello toscano è un progetto che viene messo per importanza prima della reintroduzione dei lupi ai Parchi Nazionali negli Stati Uniti, dei gaurs e delle tigri nelle aree protette dell’india  o della piccola mandria di bisonti europei ricostituita  in Germania.

Fortunatamente il giornale scientifico sorvola sui vergognosi abbattimenti di ibis in Toscana per mano di scellerati bracconieri con in tasca il tesserino venatorio.

La reintroduzione degli ibis ad Orbetello fanno parte della strategia di conservazione chiamata rewilding che Richard Ladle, un ricercatore della School of Geography and Environment dell’università di Oxford University  definisce rewilding come «Ripristino attraverso la reintroduzione, spesso con l’obiettivo di riavviare i processi ecologici e ripristinare le reti alimentari andate perse con l’estinzione di specie chiave».

Qualcuno (non crediamo i cacciatori/bracconieri di ibis) pensa che il rewilding possa diventare un gioco pericoloso, come nel caso delle conseguenze imprevedibili della reintroduzione di mammut clonati da  materiale genetico conservato.  Allora perché disturbare lo status quo con reintroduzioni difficili come quelle degli ibis? Perché gli scienziati hanno dimostrato che la struttura e la resilienza degli ecosistemi sono garantite alle interazioni tra predatori e il loro ambiente. Inoltre i grandi animali hanno bisogno di spazio per vivere, quindi «Giustificano la grandezza», secondo i ricercatori. Insomma la reintroduzione di specie simboliche fa bene a tutto l’ecosistema ed alla fine anche all’uomo.

Ma il  Rewilding deve affrontare molte sfide che includono un attento esame delle conseguenze dell’introduzione delle specie necessarie a sostituire quelli localmente estinte, la definizione di linee giuda realistiche per la simulazione del passato e per decidere se concentrarsi su animali più piccoli o più grandi. Quando si reintroduce una specie è anche bene capire quali saranno le reazioni delle popolazioni umane che vivono nell’area. Certo, nessuno si sarebbe aspettato che i miti ibis eremita che avevano attraversato le Alpi per raggiungere la Laguna di Orbetello trovassero poi degli imbecilli armati pronti ad abbatterli.

Ma dati gli elevati tassi di deforestazione, distruzione degli habitat ed aumento della popolazione umana in atto nel mondo , molti scienziati concordano sul fatto che il rewilding può essere una delle soluzioni per riabilitare e ripristinare anche le aree modificate dalle attività antropiche che hanno perso il loro valore economico.