Il 30% del pesce pescato nel mondo non figura nelle statistiche (VIDEO)

I governi non tengono conto di pesca artigianale, illegale e “sportiva”

[20 gennaio 2016]

Pesca dati 1

Secondo lo studio “Catch reconstructions reveal that global marine fisheries catches are higher than reported and declining” pubblicato su Nature Communications da Daniel Pauly e Dirk Zeller, entrambi di Sea Around Us, una iniziativa dell’università della British Columbia che si occupa della sostenibilità della pesca, i Paesi non riportano circa un terzo delle quantità di pesci realmente pescati in tutto il mondo, cosa che impedisce di capire quale sia il calo reale delle catture.

La nuova stima realizzata dai ricercatori canadesi porta le catture globali annue di pesci a circa 109 milioni di tonnellate,  il 30% in più dei 77 milioni di tonnellate riportate nel 2010 sommando i dati forniti da più di 200 Paesi e Territori del mondo. «Ciò significa – dicono Pauly e Zeller – che 32 miliardi di chilogrammi di pesce vengno fatti sparire ogni anno, più del  peso di tutta la popolazione degli Stati Uniti».

Il team di Sea Around Us, sostenuto da The Pew Charitable Trusts e Vulcan Inc., è convinto che le discrepanze si spieghino con il fatto che la maggior parte dei Paesi concentrano la raccolta dei dati sulla pesca industriale, ma trascurano i dati più difficilmente reperibili della pesca artigianale e di sussistenza e, soprattutto, la pesca illegale e “sportiva” e il esce che viene rigettato in mare«.

Secondo Pauly, «Il mondo sta prelevando da conto bancario comune del pesce senza sapere cosa sia stato ritirato o quale sia il saldo residuo. Stimare meglio il valore che stiamo prendendo,  può contribuire a garantirci il pesce per sostenerci in futuro».

Informazioni accurate sulle catture sono fondamentali per aiutare i gestori pubblici e i manager  della pesca a capire q quale sia la reale salute delle popolazioni ittiche e a determinare su basi certe le politiche della pesca, come le quote di cattura e le limitazioni stagionali o per area.

Utilizzando il metodo catch reconstruction, Pauly, Zeller e centinaia di loro colleghi hanno analizzato e rivisto i dati sul pescato di tutto il mondo e li hanno confrontati con  i dati ufficiali presentati alla Fao: Si è trattato di un lavoro certosino che ha incrociato stime provenienti da molte fonti, comprese  la letteratura accademica, le statistiche della pesca industriale, esperti locali in materia di pesca, applicazioni delle leggi sulla pesca, i dati sulla popolazione umana, la documentazione delle catture di pesce da parte dei turisti e sportivi.

Joshua S. Reichert, vice presidente esecutivo e responsabile delle iniziative ambientali della Pew, ha detto che «Questo studio innovativo conferma che stiamo prendendo molto più pesce dai nostri mari rispetto a quel che suggeriscono i dati ufficiali. Non è più accettabile segnare, nei documenti ufficiali dei dati, come zero le catture della pesca artigianale, di sussistenza, o dati delle catture accessorie».

Reichert ha sottolineato che «Queste nuove stime forniscono ai Paesi le valutazioni più accurate mai avute dei livelli di cattura, insieme a un quadro con molte più sfumature della quantità di pesce che viene rimossa ogni anno dagli oceani di tutto il mondo».

Secondo Raechel Waters, che si occupa del programma per la salute dell’oceano per Vulcan Inc, «I dati sono una parte integrante della gestione globale della pesca. Senza una comprensione accurata del pesce pescato, si rischia di sottostimarlo o di fare false comunicazioni, il che può essere un handicap per i Paesi nei loro sforzi per attuare misure politiche e di gestione efficaci della pesca. Ciò è particolarmente importante per i Paesi che non hanno le risorse per condurre valutazioni complete della pesca».

Lo studio ricorda che la pesca indiscriminata, sia industriale che locale, potrebbe avere forti impatti moltio prima di quanto si credesse e che, se la pesca industriale sta svuotando gli oceani,quella non controllata e illegale da un contributo che potrebbe essere il colpo di grazia, in particolare per le popolazioni dei Paesi poveri che attualmente riforniscono i Paesi ricchi e che domani si potrebbero trovare praticamente privi di una delle poche fonti di proteine animali mdi cui dispongono.

Pauly conclude: «Gli oceani hanno un grosso problema. Se non cominciamo a ridurre la sovra-pesca subito, sarà molto difficile che le popolazioni di pesce crescano fino a un livello decente. Questo incremento è essenziale per raggiungere le quantità che sono necessarie per alimentare a prezzi accessibili una popolazione che cresce di un miliardo di persone a decennio. Una soluzione effettiva al problema globale è quella di eliminare i sussidi per i combustibili e per la costruzione di nuove imbarcazioni o per rendere più efficienti quelle esistenti, che arrivano a circa 20 miliardi di dollari all’anno.  Eliminare questi sussidi  non farà aumentare i costi della commercializzazione. Non c’è una relazione tra i sussidi e il prezzo del pescato».

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  • Reconstructing the Fish Catch