Il Belgio vieta gli spettacoli con animali selvatici al circo

n Italia si discute sul nuovo regolamento per gli animali dell’Ente nazionale circhi

[16 luglio 2013]

Il governo belga ha approvato quello che molti animalisti italiani chiedono ogni volta che un grosso circo mette le tende in una città italiana: il divieto di detenzione di animali selvatici nei circhi.

Su proposta del ministro degli affari sociali e della salute pubblica, Laurette Onkelinx, il governo di centro-sinistra belga ha approvato un “avant-projet” di legge  che comprende disposizioni in materia di benessere e salute degli animali  che in particolare riguardano la formazione dei trasportatori di animali e del personale dei macelli, l’importazione di cani da rifugi, la protezione degli animali da laboratorio e degli animali sequestrati.

Il documento si basa su un’indagine condotta dal Conseil du bien-être animal  in diversi circhi attendati sul territorio belga tra il settembre ed il dicembre 2011, i controllori governativi hanno scoperto una carenza di spazio negli alloggiamenti interni ed esterni degli animali selvatici, l’impossibilità di bagnarsi per alcune specie che hanno più bisogno d’acqua, l’assenza di co-specifici per alcune specie gregarie ed il non rispetto delle diverse temperature necessarie per la buona sopravvivenza degli animali.

Il governo belga ha quindi preso atto che troppo spesso per i circhi è difficile garantire un alloggio adeguato per gli animali selvatici, sia per i frequenti spostamenti, sia per la mancanza di spazi disponibili nei luoghi nei quali si installano provvisoriamente.

Il progetto di legge, che dovrebbe passare senza problemi in parlamento, prevede che solo alcuni animali, domestici o di recente domesticazione, potranno essere utilizzati nei circhi: i bovini, bufali, maiali, lama, dromedari, cammelli, furetti, conigli, cani, gatti, colombi, oche, gallinacei, parrocchetti ed anatre, cavalli e pony, montoni e capre. Una cosa che comunque non piacerà agli animalisti più puri e duri ma che comunque chiude con l’utilizzo di grandi felini, pachidermi e primati negli spettacoli circensi.

Il Belgio va quindi ad aggiungersi all’Austria che ha vietato l’utilizzo di questi ed altri animali. In Germania, Ungheria, Danimarca e Svezia esiste un divieto parziale sugli animali nel circo ed altri Paesi, come la Gran Bretagna e l’Olanda, stanno prendendo in considerazione l’approvazione di leggi simili a quella belga.

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’Ente nazionale circhi (Enc) ha redatto il nuovo “Regolamento per l’educazione e l’esibizione degli animali nei circhi”, ed il  presidente dell’Erc,  Antonio Buccioni ha avviato la fase della presentazione pubblica: «Ritengo che si possa dire con chiarezza che il circo italiano ha fatto la propria parte dimostrando credibilità associativa e categoriale». Ma solo 4 giorni fa la Lav ha definito il regolamento un «goffo e illusorio tentativo di sviare i controlli sulle normative e di nobilitare la figura del domatore del circo, che cambia nome ma non sostanza a mansioni;  un’operazione di ‘maquillage lessicale’ che non può illudere né ingannare il pubblico definendo ‘educazione’ l’addestramento coercitivo degli animali usati per gli spettacoli».

Secondo Nadia Masutti, responsabile del settore circhi, zoo e esotici della Lav, «considerando che l’87% degli italiani nutre sentimenti positivi nei confronti degli animali, come conferma anche l’ultima indagine Eurispes, ci sembra davvero una missione impossibile convincere le famiglie italiane a considerare “educazione” le piroette e la prigionia che elefanti, tigri o cavalli sono ancora costretti a fare e a subire sul palcoscenico dei circhi. Di fatto, il domatore diventa ora educatore, dopo esser stato già definito addestratore, ma le figure di riferimento rimangono inevitabilmente le stesse, con i loro modi di fare e le loro esperienze radicate al vecchio ruolo».

«Saranno anche persone splendide – prosegue Masutti – così come il presidente dell’Enc Buccioni le ha recentemente definite nel corso di un’intervista, ma il loro “splendore” viene troppo spesso offuscato da ippopotami nella neve, elefanti a catena, cavalli con cavezze minime, e se non bastano gli animali “artisti” ecco sempre più vasti gli zoo, dove gli animali sono usati solo per mostra. In teoria, l’istituzione di un “patentino” per tutti gli operatori che vengono a contatto con gli animali, oltre alle ispezioni da parte di “un gruppo di esperti”, dovrebbe rappresentare una garanzia affinché tale regolamento possa aprirsi delle porte istituzionali,  ma sarebbe interessante sapere come i numerosi lavoratori in nero, che si occupano degli animali, potranno mai ottenere l’agognato patentino».

«Il “mondo animalista”, come lo definisce il presidente Buccioni, non intende demonizzazione l’arte circense – aggiunge la responsabile Lav – è semplicemente consapevole che l’impresa circo può e deve continuare senza l’uso e l’abuso degli animali. Spiace invece constatare che tutta questa “impalcatura” (dal Regolamento alla richiesta di modifica  della Legge 337/68, al ricatto morale per la perdita di posti di lavoro) sia stata montata al solo scopo di confermare la presenza degli animali nei circhi. E questo senza tenere in minimo conto la maturata sensibilità degli italiani e delle Amministrazioni locali che li rappresentano».

«Di fatto il circo – conclude – come tutte le imprese, deve fare utile e come tutte le aziende ha dei fattori di produzione, tra cui gli animali, che devono garantire il massimo guadagno con la minima spesa. Ma gli animali sono esseri senzienti e non mezzi di produzione! Il presidente Buccioni insiste nel cristallizzare “pro domo sua” concetti assolutamente in divenire come cultura – che viene invece associata a tradizione o folclore – e funzione sociale. Ma la cultura è una cosa ben diversa dalla tradizione ed è immorale utilizzare ancora oggi  gli animali come dei fantocci e dei buffoni».