Il cambiamento climatico sta uccidendo i pulcini di pinguini dell’Argentina

[31 gennaio 2014]

Il cambiamento climatico sta uccidendo pulcini della più grande colonia al mondo di pinguini di Magellano (Spheniscus magellanicus), quella di  Punta Tombo, nella Patagonia argentina, e non solo indirettamente, attraverso la penuria di cibo – come è stato più volte documentato per questi ed altri uccelli marini – ma direttamente come risultato di temporali e, altre volte, per il troppo caldo.

E’ quello che emerge dallo studio “Climate Change Increases Reproductive Failure in Magellanic Penguins”, pubblicato su PlosOne da P. Dee Boersma e Ginger A. Rebstock, due biologi dell’università di  Washington-Seattle e della Wildlife Conservation Society (Wcs), che spiegano: «Il cambiamento climatico sta causando tempeste più frequenti e intense e i modelli climatici prevedono che questa tendenza continuerà, con potenziali ripercussioni sulle popolazioni della fauna selvatica. Dal 1960 il numero di giorni con >20 millimetri di pioggia è aumentato nei pressi di Punta Tombo, in Argentina».

I pinguini di Magellano sono di dimensioni medie (70 cm di altezza e pesano tra i 2,7 e i 4,8 Kg) i richiami dei maschi somigliano al raglio di un asino. Oltre che sulla costa dell’Argentina i pinguini di Magellano si riproducono anche in Cile e nelle Isole Falkland/Malvinas, siti di allevamento che condividono con circa altre 60 altre specie di uccelli marini. Delle 17 specie di pinguini esistenti 10, compreso lo Spheniscus magellanicus, nidificano dove non c’è neve, in zone relativamente aride e temperate. Punta Tombo è così arida che in media cadono solo 100 mm di pioggia durante i 6 mesi della stagione riproduttiva e in alcuni anni non piove proprio A Punta Tombo, un sito riproduttivo che si trova più o meno al centro della costa atlantica dell’Argentina, da settembre a febbraio si formano 200.000 coppie di Spheniscus magellanicus che allevano il loro piccolo. La mortalità è comunque altissima, nei 27 anni dello studio in media è morto il 65% dei pulcini e tra questi il  40% circa muore di fame.  Tra il 1983 e il 2010 i ricercatori hanno seguito 3.496 pulcini di pinguini di Magellano a Punta Tombo per determinare quanto il clima influenzi la loro sopravvivenza e su PlosOne scrivono che « In due anni, la pioggia è stata la causa più comune di morte uccidendo il 50% e il  43% dei pulcini. In 26 anni la fame ha ucciso la maggior parte dei pulcini. La fame e la predazione erano presenti in tutti gli anni. I pulli sono morti durante le tempeste in 13 dei 28 anni e in 16 delle 233 tempeste». La mortalità dei pulli di pinguino durante le tempeste era aggiuntiva e non c’era alcuna relazione tra il numero di pulcini uccisi nelle tempeste ed il numero di quelli affamati o che sono stati predati, ma sono morti più pulcini  quando ci sono state precipitazioni più elevate con temperature dell’aria più basse. L’età della maggior parte dei pulcini morti nelle tempeste era tra i 9 e i 23 giorni, il più vecchio pulcino rimasto ucciso in una tempesta aveva 41 giorni. Le tempeste con piogge più intense hanno ucciso sia i pulli  più anziani che i pulcini più piccoli. Invece le alte temperature hanno ucciso pulli di età fino a 70 giorni.

I pinguini adulti arrivano nel sito di riproduzione sempre più tardi, probabilmente perché anche i pesci di cui si nutrono ritardano la loro comparsa. Così è più è probabile che i pulcini che vengono covati siano ancora nella loro fase di copertura con il piumino quando arrivano dal mare le tempeste di novembre e dicembre. I decessi avvengono quando i pulli di pulcini sono ormai troppo grandi perché i genitori possano metterli al riparo sotto di loro, ma sono ancora ricoperti del piumino lanuginoso che si inzuppa di pioggia e che li può portare a morire di ipotermia, anche se i genitori fanno di tutto per salvarli. Invece, quando è troppo caldo, i pulcini, senza le piume impermeabili degli adulti, non possono tuffarsi in mare per rinfrescarsi.

Una volta che i pulcini muoiono, i genitori per quella stagione non depongono altre uova e ad un certo punto la differenza di età tra i pulcini presenti nella colonia di Punta Tombo è aumentata, «Perché dal 1983 la sincronia della deposizione è diminuita – spiegano i due biologi americani – allungando il periodo in cui i pulcini sono vulnerabili e con un maggior fallimento riproduttivo dei pinguini di Magellano, un modello che può essere applicato a molte specie nidificanti nella regione. Variabilità del clima ha già abbassato il successo riproduttivo dei pinguini di Magellano ed è probabile che stia minando la resistenza di molte altre specie».

Diversi team di ricercatori avevano già pubblicato studi sugli effetti di singole tempeste e ondate di calore sulle colonie di pinguini, ma si trattava di singoli eventi “estremi” che non potevano essere collegati al  cambiamento climatico. I nuovi risultati di Boersma e Rebstock coprono 27 anni di dati raccolti anche grazie alla collaborazione dell’ufficio del turismo della Provincia argentina di Chubut, e  Boersma sottolinea che «E’ il primo studio a lungo termine per dimostrare che i cambiamenti climatici hanno un impatto importante sulla sopravvivenza dei pulcini e il successo riproduttivo. La fame e i temporali probabilmente interagiscono sempre di più con i cambiamenti climatici, i pulcini affamati hanno più probabilità di morire in una tempesta. Noi non possiamo far molto per mitigare il cambiamento climatico, ma potrebbero essere adottate misure per assicurarsi che la più grande colonia della Terra di pinguini di Magellano abbia abbastanza da mangiare con la creazione di una riserva marina protetta, con una normativa sulla pesca, dove i pinguini si foraggiano, aumentando nel contempo . i piccoli pulcini». L’istituzione di un’area marina protetta viene chiesta anche dalla Wcs, che svolge ricerche in Patagonia fin dagli anni ‘60.

La Rebstock conferma che «Le precipitazioni e il numero di tempeste per stagione riproduttiva sono  già aumentato presso il sito di studio argentino. Ad esempio, nelle prime due settimane di dicembre, quando tutti i pulcini hanno meno di 25 giorni e sono più vulnerabili alle tempeste mortali, il numero di tempeste è aumentato tra il 1983 e il 2010. Stiamo per vedere anni in cui quasi nessun pulcini sopravvivrà se, come prevedono i climatologi, il cambiamento climatico porterà a tempeste più grandi e più frequenti durante i periodi vulnerabili della stagione riproduttiva».

Rebstock e Boersma sono appena tornati da Punta Tombo ed hanno detto che il caldo eccezionale che ha colpito l’Argentina durante l’estate australe in corso ha ucciso molti più pulli di pinguini del maltempo, ma dicono anche che «L’aumento delle tempeste di cattivo augurio, non solo per i pinguini di Magellano, ma per molte altre specie».