Il Parco autorizza l’introduzione dell’antagonista Torymus sinensis

Il cinipide asiatico all’assalto dei castagni elbani. Unica soluzione la lotta biologica

Ma se le comunità locali non fermano l’abbandono della castanicoltura il declino è inevitabile

[29 ottobre 2013]

Il cinipide del castagno (o cinipide galligeno del castagno, o ancora vespa del castagno, il Dryocosmus kuriphilus), un insetto invasivo di origine asiatica, dopo aver invaso il nord Italia, è arrivato in Toscana, colpendo tutti i castagneti da frutto, dalla Garfagnana alla Lunigiana, passando per il Mugello ed arrivando all’Amiata. Ora questo terribile “alieno”, portato dalla globalizzazione delle merci, è arrivato anche all’Isola d’Elba dove in poco tempo a conquistato i castagneti dell’isola che, a differenza di quelli del continente toscano, salvo rarissimi casi, non sono né coltivati né manutenuti.

Per questo il comune di Marciana ha convocato il 28 ottobre una conferenza dei servizi per affrontare questa minaccia, che interviene su castagneti già indeboliti dall’abbandono e da altre malattie come l’inchiostro del castagno, i cui risultati sono stati presentati nell’incontro-dibattito “Le problematiche dei castagneti marcianesi affetti dal cinipede” al quale sono intervenuti esponenti della Regione Toscana, Provincia di Livorno, Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, Corpo Forestale dello Stato, Università degli Studi di Firenze, Associazione Nazionale Città del Castagno e Associazione Tutela degli Ecositemi e della salute umana.

All’Elba l’epicentro dell’infestazione del cinipede è proprio tra Marciana e Poggio, i due Paesi che fino alla prima metà del secolo scorso basavano la propria economia sulla raccolta e trasformazione delle castagne, ma tutti i castagneti dell’Elba occidentale sono colpiti, anche quelli della vallata di Patresi, quelli nel Comune di Campo nell’Elba, il castagneto della Cala, nel Comune di Marciana Marina, probabilmente il più vicino al mare della Toscana e forse di tutta Italia, ed anche gli esemplari isolati nell’Elba orientale. I risultati di questa infestazione si vedono già oggi, con la produzione di castagne praticamente azzerata ma, come ha spiegato la direttrice del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, Franca Zanichelli, il picco dell’espansione dell’insetto infestante sarà probabilmente tra due anni.

L’unica soluzione vera per affrontare l’invasione del cinipede è quella di contrastarla con un antagonista proveniente anche lui dall’Asia: il Torymus sinensis e la conferenza dei servizi è servita proprio a permettere   al Parco Nazionale di autorizzare la diffusione sul suo territorio di un organismo non autoctono per intraprendere questa lotta biologica che si annuncia di lunghissima durata, anche perché altre soluzioni di tipo “chimico”, oltre ad essersi dimostrate del tutto inefficaci, sarebbero impraticabili in un’area protetta. La situazione è aggravata dal fatto che pur essendoci dei competitori-predatori autoctoni del cinipede sembrano avere un atteggiamento “pigro” verso questa specie “aliena” e non sono quindi efficaci per il  suo contenimento.

Viste le esperienze continentali, quello che si prospetta all’Elba sono perdite tra il 50 e l’80% della produzione di castagne, mentre i tempi di attesa perché la diffusione del  Torymus sinensis faccia effetto sul Dryocosmus kuriphilus sono di  6 – 18 anni. Ma, come ha spiegato Alberto Maltoni, del Dipartimento di gestione dei sistemi agrari, alimentari e forestali dell’università di Firenze, la situazione elbana è ulteriormente aggravata dall’abbandono dei castagneti e dal fatto che il castagno all’Elba è già in una situazione di “limite ecologico”, cresce in un’areale “estremo” per questi alberi e quindi in condizioni di forte stress. L’arrivo del cinipede potrebbe essere la mazzata finale se la diffusione del suo antagonista non verrà accompagnata da un’opera di recupero e risanamento dei castagneti. A questo si deve aggiungere che l’invasione della terribile vespa invasiva in Italia si è manifestata in maniera molto più virulenta che in altri Paesi, come il Giappone. Maltoni ha evidenziato che uno dei metodi silvo-colturali per contrastare il Dryocosmus kuriphilus è la potatura verde che però richiede competenze praticamente ormai quasi perse all’Elba e che non si attua con il rilascio dell’antagonista.

Il rappresentante della Regione Toscana, Riccardo Russu, ha definito quella al cinipede «Una lotta impari» ed ha ricordato che l’invasione è frutto della «Globalizzazione e del libero mercato che hanno questo svantaggio». I numeri della lotta biologica avviata in Toscana sono impressionanti: nel 2010 solo 5 lanci dell’insetto antagonista, saliti a 27 nel 2011, a 63 nel 2012 ed a ben 380 nel 2013. Dal 2013 i lanci di Torymus sinensis  verranno sospesi nella Toscana continentale, in attesa dell’insediamento ed espansione dell’insetto mangia-cinipede che dovrebbe occupare tutti i castagneti nel 2017.

All’Elba, dove l’infestazione è arrivata un paio di anni dopo che nel continente, il primo lancio di Torymus sinensis  avverrà nell’aprile del 2014 e poi si dovrà seguire la sua evoluzione in un territorio così diverso dalle montagne dell’Appennino e dell’Amiata, dove probabilmente sa il cinipede che il suo antagonista avranno comportamenti e diffusione diversi in castagneti abbandonati e più stressati dal cambiamento climatico.

Proprio l’abbandono dei castagneti, spesso frammentati in micro-proprietà difficili da gestire e rintracciare, è stato al centro delle domande e degli interventi del pubblico che, come spesso accade all’Elba hanno accusato soprattutto il Parco Nazionale per una situazione che era già in atto ben prima dell’istituzione dell’Area protetta e che è dipesa dall’avvento del turismo che ha messo prima economicamente ai margini e poi annullato la castanicoltura e la vita grama di chi viveva di castagne.

E’ toccato a Umberto Mazzantini di Legambiente, visto che la direttrice Zanichelli aveva lasciato la riunione per un altro impegno istituzionale, ricordare che i castagneti erano già abbandonati prima dell’istituzione del Parco nel 1997 e che nessuno impedisce ai proprietari di manutenerli, tanto che il Piano del Parco, per favorirne la ricoltivazione, ha inserito tutti i castagneti elbani in zona C, cioè in quella agricola e che, come ha sottolineato anche il comandante del Corpo forestale di Marciana Marina Giovanni Venditti, per la castanicoltura e la silvicoltura nel Parco valgono le stesse regole e leggi che ci sono all’esterno dell’area protetta. A chi si lamentava che ogni lavoro di recupero dei castagneti, compreso l’innesto di polloni, verrebbe vanificato da altri due animali invasori, i mufloni e i cinghiali, che, secondo qualcuno, avrebbe lanciato il Parco Nazionale, Mazzantini ha ricordato che in realtà i mufloni li ha lanciati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 proprio il Comuni di Marciana che organizzava il convegno (cosa confermata dalla sindaco Anna Bulgaresi) e che i cinghiali sono stati introdotti proprio nella vallata di Marciana dai cacciatori tra gli anni’60 e ’70 e che Legambiente è da sempre per la completa eradicazione delle due specie dall’Elba, mentre l Parco ha in questi due ungulati i maggiori nemici della biodiversità faunistica e floristica che deve difendere.

Mazzantini ha invitato tutti ad abbandonare le polemiche del passato perché quello che aspetta i castagneti elbani è molto peggio di quel che si vede oggi e perché Marciana e l’Elba rischiano non solo di veder scomparire un pezzo della loro cultura, storia e natura, ma l’abbandono dei castagneti e l’invasione del cinipede potrebbero anche accelerare un dissesto idrogeologico già in atto, con conseguenze molto preoccupanti per gran parte dell’Elba occidentale.

Ivo Poli, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Castagno, ha concluso ricordando che il recupero dei castagneti e la lotta al cinipede ed il contrasto a tutti gli altri problemi non si potranno affrontare se i cittadini ed i proprietari di castagni non troveranno una qualche forma associativa per confrontarsi, stimolare le istituzioni e presentare e realizzare progetti. Insomma, solo una comunità viva, informata ed intraprendente, che voglia davvero salvare questo patrimonio uscendo dalle solite lamentazioni, potrà evitare che l’invasione del cinipede trasformi il declino dei castagneti elbani in una catastrofe.