Il Dna dell’orso delle caverne sopravvive nei moderni orsi bruni

Quando si può ritenere una specie estinta? Un nuovo studio ha scoperto che i due orsi si sono incrociati

[29 agosto 2018]

Circa 25.000 anni fa, l’enorme orso delle  caverne (Ursus spelaeus) si estinse dopo un lungo declino. Ma, secondo il nuovo studio “Partial genomic survival of cave bears in living brown bears” pubblicato su Nature Ecology & Evolution da un folto gruppo internazionale di ricercatori che conprende anche Gloria G. Fortes e Giorgio Bertorelle del dipartimento di scienze della vita e biotecnologie dell’università di Ferrara, i suoi geni non si sono estinti  e segmenti del DNA dell’orso delle caverne persistono nei genomi dei moderni orsi bruni».

Gli orsi delle caverne erano simili agli orsi bruni (Ursus arctos), ma erano molto più grandi ed erbivori e le due specie coesistettero in Europa, dove a quanto pare si sono accoppiate.

Il team di scienziati guidato dal paleogenetista Axel Barlow dell’Universität Potsdam, lo ha scoperto dopo aver confrontato il DNA dell’orso delle caverne, estratto dalle ossa di quattro animali morti più di 35.000 anni fa, con un precedente sequenziamento genoma dell’orso bruno. In un’intervista al New York Times Barlow spiega che gli scienziati non si aspettavano di ottenere risultati particolarmente significativi: la loro ricerca cercava semplicemente di capirne di più sullo stile di vita e su cosa abbia portato all’estinzione l’orso delle caverne e per questo hanno deciso di ampliare il loro studio includendo il DNA di un orso bruno, «Ma il team è rimasto sorpreso di trovare un segnale abbastanza ovvio di ibridazione tra queste specie – dice Barlow – Se si osserva un eccesso di posizioni genomiche responsabili delle somiglianze fra orsi delle caverne e orsi bruni, piuttosto che fra queste due specie e gli orsi polari, allora è probabile che ci troviamo di fronte a qualcos’altro: l’ibridazione fra le due specie».

Solo dopo i ricercatori hanno confrontato il DNA dell’orso delle caverne con i genomi di altri 6 orsi bruni moderni e con quello di un antico orso bruno e hanno scoperto ulteriori prove che le due specie si erano incrociate. Infatti, i risultati del team hanno indicato che «Gli orsi delle caverne hanno contribuito tra lo 0,9 e il 2,4% ai genomi dell’orso bruno che sono stati analizzati nello studio«. Uno scambio di DNA che non è stato unilaterale: i ricercatori hanno anche scoperto che anche i più grossi orsi delle caverne erano portatori di  DNA del più piccolo orso bruno, «sebbene il più recente scambio di geni sia stato dall’orso delle caverne all’orso bruno».

Su Smithsonian Magazine Brigit Katz fa notare che  «risultati del nuovo studio sono significativi per diverse ragioni. In primo luogo, le scoperte del team aggiungono ulteriore complessità alla nostra idea di cosa sia una “specie”. Tradizionalmente, gli scienziati hanno considerato le specie distinte come animali che non si incrociano, ma ricerche più recenti hanno dimostrato che questo non è necessariamente vero. Sappiamo, per esempio, che gli antichi ominidi si sono incrociati; proprio la settimana scorsa, un rapporto sul giornale  Nature ha documentato i resti del primo ibrido di ominide conosciuto: una ragazza con madre neandertaliana e padre denisovaniano. Anche gli esseri umani moderni sono portatori di DNA di Neanderthal, indicando che i nostri antichi antenati si accoppiavano con le specie del passato».

Lo studio solleva anche nuove domande su cosa significhi estinguersi: gli orsi delle caverne sono scomparsi  migliaia di anni fa, probabilmente a causa della scarsità di cibo provocata dall’era glaciale e della competizione per gli habitat con gli esseri umani.  Su National Geographic Barlow evidenzia che «[Gli orsi delle caverne] sono estinti per definizione, ma ciò non significa che il loro pool genico sia svanito: quest’ultimo persiste nel genoma degli attuali orsi bruni». E National Geographic ricorda che  «Il Dna dello yak e del bue tibetano mostrano segni di ibridazione, così come le specie di suini con un antenato comune risalente a milioni di anni fa. E ancora, vi sono casi di ibridazione fra grizzly e orsi polari».
Rasmus Nielsen, un genetista dell’università della California – Berkeley che non ha partecipato allo studio conferma: «L’idea secondo la quale una specie sia isolata dalle altre dal punto di vista riproduttivo è stata superata grazie a questo e ad altri studi». E Barlow conclude: «Penso che la scoperta sia molto importante, poiché ci induce a ragionare, a livello filosofico, sul concetto di estinzione delle specie».