Il fantastico mondo segreto di Gorongosa, nell’altipiano del Mozambico

[10 giugno 2013]

Il pipistrello “Chewbecca”, una rana cavernicola, coleooteri bombardier (coleotteri che per difendersi emettono “flatulenze esplosive” ), un minuscolo elefante toporagno elefante, insetti affascinanti e terribili… sono tra le centinaia di specie che ha documentato in un mese una spedizione scientifica nel Parque Nacional da Gorongona, devastato da 17 anni di guerra civile (dal 1975 – 1992) tra il Frelimo e la Renamo.  All’indomani del conflitto che vide vincitori gli allora marxisti-leninisti del Frelimo, il parco, utilizzato con me base dalle milizie di destra filo-occidentali della Renamo, aveva perso il 95% delle sue popolazioni di grandi mammiferi. Dopo il 1995, con la cacciata dei guerriglieri che uccidevano tutto quel che c’era di commestibile e con la ripresa delle attività di salvaguardia, la fauna selvatica di Gorongosa ha  recuperato rapidamente. Nel 2010, il governo del Mozambico ha ampliato l’area protetta e ha aggiunto una zona cuscinetto.

Secondo il team internazionale di 15 scienziati, guidato dall’entomologo, fotografo e scrittore Piotr Naskrecki, che tra aprile e maggio  ha condotto un inventario di piante e animali sul Plateau Cheringoma ,nella parte orientale di Gorongosa, «I risultati suggeriscono che la biodiversità nel Nazionale Gorongosa, nel Mozambico centrale, è sulla buona strada verso la ripresa, per l’apertura di un nuovo capitolo per l’area protetta di 4.000 chilometri quadrati».

I ricercatori, che si sono arrampicati fino alle cime degli alti alberi delle foreste, hanno utilizzato diversi metodi per catalogare una biodiversità che si  rivelata vertiginosamente varia, stana, affascinante ed “inedita”:  trappole a caduta, reti invisibili, trappole ai feromoni, telecamere remote e rilevatori sonori ultrasonici, ed ha documentato piante, mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, coleotteri, formiche, cavallette, katydids e mantidi religiose,.  Nel complesso la spedizione ha trovato nel Plateau Cheringoma  più di 1.200 specie di animali e piante, tra le quali decine di specie mai documentate prima dalla scienza.

Tra gli animali più insoliti i ricercatori citano il pipistrello Chewbecca (Triaenops persicus), chiamato così per la sua somiglianza con il personaggio di Star Wars. Poi ci sono le sole formiche (Melissotarus emeryi), fino ad ora conosciute al mondo incapaci di camminare su superfici piane, che trascorrono la loro vita in profonde spaccature  nel legno degli alberi, dove si spostano con le loro corte gambe che possono articolare sia di sopra che di sotto il corpo.

Un altro bel tipo è il coleottero bombardiere Carapterus lacera  che si difende con esplosioni di sostanze chimiche nocive altamente reattive emesse rumorosamente dal suo addome.

Un altro insetto che utilizza armi chimiche e la è la cavalletta “schiuma” (Dictyophorus griseus), un insetto il cui corpo contiene  composti altamente tossici in grado di uccidere qualsiasi predatore abbastanza stupido da mangiarlo.

Ma anche l’incredibile varietà di anfibi presenti nel Garongosa ha impressionato i ricercatori che hanno  documentato 33 specie di rane, più che triplicando il numero di specie conosciute nel  parco. Alcuni anfibi raccolti da Mark-Oliver (Mo) Roedel, il notissimo erpetologo che ha partecipato alla spedizione in Mozambico, sono probabilmente nuove per la scienza, come la splendida Kassina  nero-rgento che vive nelle profonde grotte calcaree di Gorongosa. Secondo Roedel, anche alcuni Hyperolius possono essere “nuovi”, come un interessante Leptopelis dai grandi occhi. «Ognuno di loro e potenzialmente  endemico – dice Naskrecki – e quindi un argomento forte per mantenere lo status di protezione di Gorongosa»..

Questa area protetta rimasta isolata,  oltre alle foreste tropicali dell’altopiano calcareo del Plateau Cheringoma, ospita una varietà di altri ecosistemi, compresi zone umide stagionali, boschi, foreste secche, foreste montane, e savane che ospitano più di 500 specie di uccelli. Come scrive News Watch di National Geographic «Non ci poteva essere un ambiente più avventuroso per questa spedizione che le pareti calcaree a strapiombo, costellata di grotte profonde e cascate che precipitano verso la lussureggiante foresta fluviale e i torrenti impetuosi delle gole sottostanti».

Il bilancio finale di un mese di ricerche, comprende 182 specie di uccelli, 47 di rettili, 33 di rane, 54 di mammiferi, 100 di formiche e 320 di piante, i dati raccolti durante la spedizione sono andati a rimpinguare la banca dati della biodiversità del Wilson Biodiversity Laboratory di Gorongosa, una moderna struttura di ricerca dedicata alla memoria dell’entomologo statunitense Edward O. Wilson che si aprirà presto nel Parque Nacional da Gorongon e che consentirà e di gestire e proteggere le sue risorse naturali.

Naskrecki è sia eccitatissimo per quanto è stato scoperto che molto preoccupato, perché, come scrive sul suo blog, «Durante una visita al ministero del turismo a Maputo ho appreso di un terrificante possibilità di una riclassificazione (degazetting) di alcuni dei parchi nazionali del Mozambico per consentire che lo sviluppo industriale, per lo più l’estrazione mineraria, prenda posto all’interno dei loro confini. Tale declassamento viene giustificato dalla nozione di apparentemente bassa biodiversità queste aree, risultato sia della guerra civile che del successivo bracconaggio e del disboscamento illegale.

Senza entrare nella politica di tali decisioni potenzialmente disastrose, sono convinto che la nostra ricerca ed ognuna delle specie sono stati documentate dimostrano che i parchi nazionali in Mozambico sono pieni di vita, spesso un rifugio per organismi che non si possono trovare in nessun altro luogo. Ogni nome di un’orchidea, di un topo o di una rana che possiamo aggiungere alla lista delle specie che vivono in un parco nazionale avvalora la tesi che dobbiamo proteggere queste aree a tutti i costi. Per fortuna, il Gorongosa non è sotto alcuna minaccia di essere riclassificato, ma gli altri, i parchi meno sviluppati lo possono essere. Dopo aver sentito della nostra ricerca, nel Cheringoma, il capo del Dipartimento dei parchi e riserve Nazionali subito visto il suo incredibile valore e ci ha esortato a farle in tutti i parchi nazionali in Mozambico».