Il global warming altera la catena alimentare degli oceani

La Co2 ha grandi conseguenze sui minuscoli cianobatteri che fissano l’azoto

[5 luglio 2013]

Secondo uno studio pubblicato su Nature Geoscience (Greenhouse Gas Likely Altering Ocean Foodchain: Atmospheric CO2Has Big Consequences for Tiny Bacteria)  il cambiamento climatico potrebbe eradicare i batteri che formano la base della catena alimentare degli oceani, selezionandone alcuni ceppi per la sopravvivenza.

Il team dell’University of Southern California (Usc) e dell’università di Liverpool che ha condotto lo studio sottolinea che «nel cambiamento climatico, come per  tutto, ci sono vincitori e vinti». Mentre a livello globale aumentano i livelli di CO2 in atmosfera e le temperature, gli scienziati vogliono sapere quali organismi prospereranno e quali periranno nell’ambiente del futuro.

Per rispondere a questa domanda è essenziale capire come si comportano i cianobatteri (batteri che ottengono energia attraverso la fotosintesi, o le “alghe verdi-azzurre”) nel fissare l’azoto, cosa che ha conseguenze su ogni essere vivente del mare. La fissazione dell’azoto avviene quando alcuni organismi speciali, come i cianobatteri, convertono l’azoto inerte, e quindi inutilizzabile, dall’aria in una forma reattiva della quale hanno bisogno per sopravvivere la maggior parte degli altri esseri viventi. Senza fissatori di azoto, la vita in mare non potrebbe sopravvivere a lungo.

Il principale autore dello studio, David Hutchins, professore di biologia ambientale marina al Dornsife college of letters, arts and sciences dell’Usc spiega: «I nostri risultati mostrano che la CO2 può potenzialmente controllare la biodiversità di questi organismi essenziali della biologia oceano, e le nostre emissioni di combustibili fossili sono probabilmente responsabili della modifica dei  tipi di fissatori di azoto che stanno crescendo nell’oceano. Questo può avere tutti i tipi di ramificazioni possibili per i cambiamenti nella catena alimentare  e della produttività dell’oceano, potenzialmente anche per le risorse che estraiamo dall’oceano come la produzione della pesca».

Hutchins e il suo team hanno studiato due gruppi principali di cianobatteri fissatori di azoto: Trichodesmiumche forma colonie galleggianti abbastanza grandi da vedersi ad occhio nudo e che fioriscono in mare aperto, e Crocosphaera, molto abbondante, ma che è un organismo unicellulare microscopico. Precedenti ricerche avevano dimostrato che questi due tipi di cianobatteri dovrebbero essere tra i maggiori “vincitori” del cambiamento climatico, dato che prosperano ad alti livelli di CO2 e negli oceani più caldi. Ma questi studi precedenti avevano esaminato  solo uno o due ceppi di questi organismi.

I ricercatori della Usc invece hanno potuto accedere all’enorme banca dati della loro università di culture e specie di organismi collezionati da Eric Webb e grazie a questo il team californiano è stato in grado di dimostrare che alcuni ceppi crescono meglio con livelli di CO2 mai visti dall’inizio della rivoluzione industriale, mentre altri prosperano nella Terra futura ad “effetto serra”.

Hutchins conclude: «Non è che i cambiamenti climatici spazzeranno via tutti i fissatori di azoto. Abbiamo dimostrato che non c’è ridondanza nel sistema naturale, piuttosto, aumentando l’anidride carbonica atmosferica cambierà specificamente il tipo di fissatori di azoto che sono in grado di prosperare. E non siamo del tutto certi di come questo cambierà l’oceano di domani».