Il governo impugna la legge regionale piemontese sulla caccia

In particolare è contestata la parte del provvedimento che apriva l’attività venatoria nelle aree contigue del parco anche ai cacciatori non residenti

[2 agosto 2013]

Già il Wwf aveva denunciato la presunta incostituzionalità della legge regionale piemontese sulla caccia nelle aree contigue ai parchi regionali. Secondo il provvedimento preso dalla giunta Cota infatti, nelle fasce di raccordo tra le aree protette e il territorio dove la caccia è permessa, è stato annullato il diritto di attività venatoria  ai soli cacciatori residenti nei comuni dell’area protetta e dell’area contigua. Una scelta che secondo molte associazioni è destinata a aumentare la pressione venatoria su questi territori.

Ed è notizia di oggi che anche il governo avrebbe deciso di avallare questa tesi, impugnando il provvedimento piemontese di fronte alla Corte Costituzionale. Lo annuncia la Lega per l’Abolizione della Caccia, che scrive: «Nella seduta odierna il Consiglio dei Ministri, tra l’altro, ha deliberato di impugnare alla Corte Costituzionale parte della legge regionale del Piemonte n. 11 del 25/6/2013».

«Si tratta del provvedimento regionale che consentiva anche ai cacciatori non residenti nei comuni delle aree contigue ai parchi di esercitare la caccia nelle zone “cuscinetto” esterne alle aree protette regionali», si legge in una nota.

«Era stata messa in atto dal Consiglio Regionale una  palese violazione della legge quadro statale sulle aree protette n. 394 del 1991 – aggiunge la Lac – la quale stabilisce che solo i cacciatori residenti nei comuni delle  “aree contigue” ai parchi possano esercitarvi l’attività venatoria. La norma approvata dal Piemonte invece consentiva tale possibilità a tutti i cacciatori, compresi quelli forestieri».

E aggiunge: «Alla fine di giugno 2013 un dettagliato esposto ai Ministeri interessati era stato inoltrato da parte delle associazioni ambientaliste: Lega Abolizione Caccia,  WWF e Pro Natura-Torino, per chiedere al Governo di ricorrere alla Consulta affinché la norma regionale venisse dichiarata incostituzionale».

E conclude: «Ora si dovrà attendere il giudizio della Corte Costituzionale, anche se quest’ultima già in altre 3 occasioni ha annullato identiche disposizioni della Regione Liguria».