Il Forest Service Usa dice no al progetto italiano di costruire 2.200 case vicino a Grand Canyon

Il progetto della Precassi/Stilo seppellito da migliaia di osservazioni contrarie

[7 marzo 2016]

Gran Kanyon 1

Il Los Angele Times annuncia che il tentativo in corso da anni per trasformare per costruire a Tusayan, un paesino dell’Arizona vicino al confine sud del Grand Canyon National Park di 2.200 nuove case e trasformarla «in una zona commerciale tentacolare» è stato respinto dal governo federale Usa. Secondo i funzionari federali il progetto della Stilo Immobiliare Finanziaria, la holding dedicata alle attività immobiliari dell’italina Precassi,  metterebbe a rischio le già problematiche forniture di acqua fragile della zona e presenterebbe altri problemi ambientali, inoltre deve fare i conti con una diffusissima opposizione locale e nazionale che si è sostanziata in decine di migliaia di osservazioni pubbliche contro il progetto.

Come spiega Heather Provencio, la supervisore della Kaibab National Forest, in una lettera inviata a Craig Sanderson, il sindaco di Tusayan, «Ho deciso che la proposta Tusayan è profondamente controversa, vede l’ opposizione da parte delle comunità locali e nazionali, stressa le infrastrutture locali e del parco e ha  impatti   indicibili sulle terre tribali circostanti e il Parco Nazionale».

Da più di 20 anni la Stilo  sta cercando in tutti i modi di trasformare Tusayan, che ha meno di 600 abitanti, in una città turistica accanto al  Grand Canyon National Park, un progetto che l’impresa italiana aveva battezzato Canyon Forest Village, sottolineando che «Il rispetto dell’ambiente e l’utilizzo delle più moderne tecnologie costituiscono i tratti distintivi di ogni iniziativa di sviluppo immobiliare targata Stilo, testimoniati anche da progetti multifunzionali»  .

Secondo quanto scrive il Los Angele Times, gli italiani di Precassi/Stilo hanno acquistato dei terreni privati all’interno della foresta e ha lavorato per estendere la loro influenza, contribuendo anche a far eleggere in Comune a Tusayan consiglieri favorevoli al progetto. «Sostenevano che la costruzione di case avrebbe contribuito a soddisfare le carenze dell’area e che lo sviluppo avrebbe creato posti di lavoro – sottolinea il giornale statunitense – Ma perché il loro progetto funzionasse, avevano bisogno di permessi per ampliare le strade e fare altre modifiche in tutto il Kaibab. Questo ha dato ai loro avversari una finestra per combattere – e il combattimento c’è stato» e lo ha perso la multinazionale italiana che si auto-presenta così: «Attiva nel settore Real Estate, sviluppa e valorizza grandi progetti immobiliari commerciali e direzionali, per lo più in partnership con fondi di investimento internazionali».

Nella sua lettera la Provencio scrive che, inizialmente, l’US Forest Service, «Aveva ricevuto 2.447 lettere con osservazioni personali, 85.693 lettere tipo, due petizioni con 105.698 firme e 86 altri osservazioni. Poi ne ha ricevuto altre 35.000. La stragrande maggioranza delle osservazioni si oppone al fatto che il Forest Service autorizzi le strade e le infrastrutture proposte».

Nel 2015 il Grand Canyon National Park è stato visitato da più di 5,5 milioni di persone, battuto per numero di turisti solo dal  Park, seconda solo dal Great Smoky Mountains National Park.

Il No del governo federale Usa alla gigantesca speculazione edilizia della Stilo a Tusayan  è una vittoria importante per le associazioni ambientaliste e per il National Park Service che si era sempre opposto al progetto italiano. Kevin Dahl, program manager National Parks per l’Arizona, era preoccupato per cosa avrebbe risposto la  Kaibab National Forest, ma che ora potrà prendere la decisione giusta.

Dahl ha anche rivelato che nelle vicinanze è stata bloccata un’altra grossa speculazione immobiliare: a diverse  miglia  da Tusayan, era stata proposta la costruzione di un hotel-resort su un terreno di proprietà della Navajo Nation e un trasporto per  portare i turisti in fondo del canyon. Un’idea che aveva avuto il sostegno di alcuni capi tribali Navajo, ma che è stata bloccato dai nuovi leader eletti da poco, perché i  Navajo dicono che minaccerebbe un’area sacra.

Dahl ha concluso: «Sono sollevato per il fatto che entrambi i progetti sembrano bloccati, almeno per ora. Ma quasi mai si riesce a sconfiggere completamente un’idea folle. Perché ritornerà».