Riceviamo e pubblichiamo

Il Lago di Puccini muore, cosa fare?

I problemi e le proposte per il Lago di Massaciuccoli visti dal Laboratorio Cinque Stelle Viareggio

[6 dicembre 2018]

Il lago di Massaciuccoli sta morendo. Quali le cause?

  1. a) La bonifica delle zone paludose ha portato il cosiddetto “franco” (ovvero la differenza di quota tra il livello di acqua nei canali ed il livello del mare) da pochi centimetri a -3,4 m sul l.m.m. Ciò ha provocato due conseguenze fortemente negative: – deficit idrico causa l’allontanamento dal bacino di acque che prima confluivano nel lago tramite i “canali pensili” (Gora di Stiava, Farabola, Camaiore). Oltre tutto da questi, e dal Canale Burlamacca, in estate entra nel lago acqua salata la quale, per filtrazione, arriva anche dai piccoli specchi di S. Rocchino e Brentino (notoriamente salmastrosi) – subsidenza (ovvero abbassamento del terreno) continua a costante, valutabile in circa 3 cm/anno, dovuta all’abbassamento della falda freatica, drenata dai canali di bonifica ed alla costipazione dei materiali torbosi, i quali si compattano verticalmente. All’inizio della bonifica le idrovore pompavano acqua piovana e sorgiva. Ora, mentre l’acqua piovana in quantità è sostanzialmente uguale a prima, la sorgiva è scomparsa causa captazioni per uso idropotabile e quella dovuta a filtrazione è aumentata considerevolmente. Il gradiente idraulico tra lago e “franco” è sempre più alto e le idrovore non riescono (causa tecnologia obsoleta) a prosciugare altre aree, anzi presto potrebbero tornare ad essere allagate zone oggi coltivate. Estremizzare la bonifica, con nuovi impianti idrovori, è assolutamente sconsigliabile dal punto di vista economico. La bonifica è arrivata al punto limite, non può andare oltre.
  2. b) le ampie coltivazioni esistenti nelle zone di bonifica producono nitrati e fosfati per ossidazione della torba arata, con liberazione anche di anidride carbonica ed ulteriore danno ambientale. Nitrati e fosfati vengono prodotti anche da scarichi fognari, spesso abusivi e cattiva depurazione. Finendo nel lago, provocano eutrofizzazione con conseguente mancanza di ossigeno, dunque fine della vita. Notevole è anche la produzione da parte delle coltivazioni di sostanze inquinanti quali pesticidi e metalli pesanti. Importante infine l’abbondante trasporto di sostanze solide, soprattutto terra, per dilavamento dai terreni coltivati e che finiscono nel lago, con conseguente diminuzione della sua profondità ed interramento.
  3. c) le attività di florovivaismo producono altre sostanze inquinanti quali azoto, bromuri, pesticidi, arsenico,
  4. d) negli ultimi decenni nell’intero bacino del lago è aumentata esponenzialmente l’urbanizzazione, con conseguente cementificazione e relativa impermeabilizzazione dei terreni. Tra l’altro in diversi casi si tratta di costruzioni abusive, talora condonate e talora no. Dall’idrovora di Massarosa arrivano nel lago, come accertato da apposite analisi, bromuri, cloruri, sodio, fosfati, manganese, arsenico, pesticidi vari.
  5. e) le captazioni di sorgenti e pozzi per uso idropotabile hanno comportato l’abbassamento del livello piezometrico (falda freatica in depressione) con ingresso del cosiddetto “cuneo salino”, ovvero la superficie che nel sottosuolo separa l’acqua salata da quella dolce. Il risultato è che molti pozzi nella zona di bonifica, ma anche nelle zone periferiche di Viareggio (Migliarina, Terminetto, Torre del Lago), hanno visto aumentare la quantità di sale nell’acqua fino al limite della salmastrosità. Alcune sorgenti inoltre hanno ridotto la loro portata, altre si stanno prosciugando. In generale sono state captate acque di buona qualità e dunque le caratteristiche generali chimico-fisiche della falda sotterranea stanno peggiorando.

Quali allora le soluzioni?

1) E’ necessaria un’azione corale per tutto il territorio, che riguardi l’intero bacino ovvero il cosiddetto “ecosistema lago”. Non basta mitigare gli effetti, si devono rimuovere le cause.

1) Innanzi tutto un NO chiaro e forte al progetto di derivazione di acque dal fiume Serchio, detto popolarmente “tubone”, anche nella sua variante recente, detta “tubino”. Se già i costi esorbitanti lasciano perplessi, risultano ignoti i benefici. Un detto popolare asserisce che quando manca acqua al lago, manca anche al Serchio, soprattutto in estate, e dunque diventa comprensibile l’inefficacia di un simile progetto che comporterebbe oltre tutto il probabile ingresso nel bacino di specie biologiche “aliene”, con relativo danneggiamento dell’equilibrio biotico del lago. Inoltre l’acqua presente nel Serchio potrebbe avere, come già accaduto, una bassa e cattiva qualità causa sversamenti occulti in alveo,

2) Per la riduzione dell’inquinamento si prospettano le seguenti soluzioni: a) adeguamento reti fognarie e depuratori, con sistemi di fitodepurazione secondaria, se inquinanti b) censimento e verifica scarichi civili e industriali con loro collettamento alla rete fognaria c) censimento e verifica pozzi, con particolare riferimento agli abusivi d) verifica delle acque reflue domestiche e) riduzione della produzione di nitrati e fosfati con minima lavorazione del terreno e tecniche come la “semina diretta” f) sviluppare florovivaismo su banco e/o idroponico, con recupero e riuso acqua. Implementare l’utilizzo di vasche e cisterne per captazione acqua piovana da usare per irrigazione g) aumentare in maniera esponenziale nel bacino le aree soggette a fitodepurazione h) riallagamento delle aree più depresse della bonifica, che porterebbe ad un sostanziale calo dei nitrati e fosfati afferenti al lago, in quanto non arando più quelle aree non si formerebbero più tali elementi. Inoltre è certo che tali aree, considerata l’impossibilità di realizzare nuovi impianti idrovori ed a causa del perdurare della subsidenza, tra poco più di un decennio risulteranno allagate ed incoltivabili i) introduzione di microrganismi selezionati (lactobacilli, batteri fotosintetici e lieviti) che proliferando, aumentano la forza fermentante dell’acqua ed aiutano a digerire le immissioni costanti e notevoli di sostanza organica.

3) Per la riduzione del deficit idrico: a) sviluppo delle attuali derivazioni di acque dal Serchio, pur con tutti i limiti sopra esposti. Azioni comunque più economiche e di qualità certa rispetto al “tubone” b) riutilizzo delle acque reflue dei depuratori tramite l’acquedotto consortile (o industriale), peraltro già previsto e progettato, ma mai realizzato c) razionalizzazione dell’uso di acqua nelle colture (metodo goccia a goccia, pacciamatura, cisterne, invasi ecc.) d) riconversione delle colture idroesigenti e) dislocazione fuori bacino di alcune opere di captazione (ad esempio pozzi del Paduletto) f) aumentare il lagunaggio ovvero l’allagamento delle aree oggi coltivate (punto h del paragrafo precedente), con conseguente nuovo apporto idrico nel bacino,

4) Per la riduzione della salinità: a) installazione di nuove e funzionanti “porte vinciane” (sorta di dighe basculanti) sulla Gora di Stiava e Fosso Farabola. Verifica ed implementazione di quelle esistenti sul Canale Burlamacca b) riduzione pompaggio dei pozzi inerenti la falda del sistema dunale costiero previo loro censimento e monitoraggio c) diminuzione della salinizzazione dei suoli coltivati tramite microirrigazione (il suolo delle radici mantenuto sempre umido con acqua piovana), leaching (apporto idrico maggiore delle esigenze delle colture con eliminazione dei sali tramite lisciviazione, ovvero scorrimento di un rivolo d’acqua in superficie), irrigazione con acqua piovana (raccolta in vasche e cisterne) e soprattutto rotazione delle colture con il reinserimento delle più tradizionali come canapa, riso e grano antico.

di Laboratorio Cinque Stelle Viareggio