Il Mediterraneo ha perso il 34% della posidionia in 50 anni: un progetto Ue per salvarla

Trapianti per compensare i danni causati dalla costruzione di opere costiere, e sensibilizzazione della cittadinanza. Sotto la guida dell’Ispra

[28 giugno 2018]

La Posidonia oceanica è la specie vegetale più diffusa nel Mediterraneo, e svolge funzioni vitali per il funzionamento degli ecosistemi, ma nei nostri mari è in costante diminuzione: anche a causa di un’inadeguata gestione della fascia costiera ha perso il 34% di posidonia negli ultimi 50 anni.

Per questo il progetto europeo Life “Seposso” (Supporting Environmental governance for the Posidonia oceanica sustainable transplanting operations), di cui Ispra è capofila, affronta la complessa questione del trapianto della posidonia per compensare i danni causati dalla costruzione di opere o infrastrutture costiere, sensibilizzando al contempo la cittadinanza sul rispetto e l’importanza delle praterie come habitat marino prioritario.

Si parte dal caso studio di Civitavecchia-Santa Marinella, dove è stato effettuato il primo e più esteso trapianto di Posidonia del Mediterraneo. Dal 28 al 30 giugno i comuni ospitano una serie di iniziative per far conoscere la situazione attuale delle praterie e creare momenti di confronto tra istituzioni, cittadini e imprese. Nel 2004 sono state installate 300 mila talee di posidonia su una superficie di mare di circa 10.000 mq compresa tra i comuni di Santa Marinella e Santa Severa. In 13 anni sono andati perduti 2000 mq a causa delle mareggiate, tuttavia, le talee sopravvissute si sono quadruplicate. Un bilancio da considerarsi nel complesso positivo.

Il trapianto è stato effettuato come misura di “compensazione” ai lavori eseguiti da Enel presso l’area portuale di Civitavecchia, dove i dragaggi prevedevano la rimozione di ampie porzioni di Posidonia oceanica: la normativa italiana prevede infatti che nella Valutazione dell’impatto ambientale (Via) di un’opera o di un’infrastruttura costiera sia compreso il trapianto come misura di compensazione.

Questo, tuttavia, è da considerarsi sempre come l’ultimo tentativo di recupero dell’ecosistema degradato e non utilizzato come un mezzo per favorire uno sviluppo indiscriminato della fascia costiera. Come spiegano dall’Ispra la regressione della posidonia negli ultimi 30 anni è dovuta ai fenomeni naturali (erosione costiera, cambiamenti climatici), alla cattiva gestione della fascia costiera, alle diverse pressioni antropiche: opere portuali, installazione di cavi e condotte sottomarine, costruzione di terminali marittimi al largo delle coste, impianti di rigassificazione ed eolico off-shore.

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