Un nuovo sistema di analisi che può rivelarsi utile per il controllo della biodiversità, ma anche per identificare possibili frodi alimentari

Il miele è un prezioso alleato per monitorare gli ecosistemi. Studio dell’università di Bologna

Ne bastano poche gocce per recuperare informazioni dettagliate sulle popolazioni di insetti che vivono nel territorio in cui è stato prodotto

[6 luglio 2018]

Grazie ad un nuovo sistema di analisi del miele messo a punto da un team di ricercatori del Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari (Dista) dell’università di Bologna ((Valerio Joe Utzeri, Giuseppina Schiavo, Anisa Ribani, Silvia Tinarelli, Samuele Bovo e Luca Fontanesi) e da Francesca Bertolini della Danmarks Tekniske Universitet, ora bastano poche gocce di miele per capire quali e quanti insetti vivono nel territorio in cui quel miele è stato prodotto, «Uno strumento – dicono i ricercatori italiani . che può rivelarsi molto utile sia per tenere monitorata la biodiversità degli ecosistemi che per identificare possibili frodi alimentari».

Come funziona la cosa lo spiega lo studio “Entomological signatures in honey: an environmental DNA metabarcoding approach can disclose information on plant-sucking insects in agricultural and forest landscapes” pubblicato da poco  su Scientific Reports e che «si è concentrato sull’analisi del DNA ambientale, una traccia genetica lasciata dagli insetti e trasportata nel miele dal lavoro delle api. “Il DNA ambientale – spiega Utzeri– deriva da alcuni insetti che si nutrono della linfa delle piante, ad esempio gli afidi e altri appartenenti all’ordine dei Rincoti”. Questi insetti, particolarmente importanti per gli ecosistemi agrari e forestali, producono melata, una secrezione zuccherina molto apprezzata dalle api, che viene utilizzata nel processo di produzione del miele»

Utilizzando tecniche di next generation sequencing applicate al DNA ambientale, i ricercatori dicono di essere così riusciti «ad identificare – indirettamente ma in modo molto preciso – le diverse specie di insetti presenti nel territorio in cui le api hanno lavorato: un’area che può estendersi fino ad un raggio di dieci chilometri».

La Ribani spiega a sua volta  che «Il nostro studio a messo in evidenza come da pochi grammi di miele sia possibile recuperare informazioni dettagliate sulle popolazioni di insetti presenti negli ambienti agrari e forestali. Un sistema che permette di monitorare la biodiversità ambientale e tenere così sotto controllo la presenza di organismi dannosi per le piante. Inoltre, il controllo del DNA ambientale consente di autenticare l’area di provenienza del miele analizzato, scongiurando così possibili frodi alimentari». La Schiavo conferma: «Con questo strumento possiamo ottenere informazioni quantitative sulle infestazioni degli insetti nell’ambiente e ricostruire la struttura genetica delle loro popolazioni».

Insomma, le api si rivelano ancora una volta preziose alleate per il monitoraggio dell’ambiente: «La loro presenza è fondamentale non solo per la conservazione degli ecosistemi – dicono i ricercatori del Distai – ma anche per mettere a punto modelli di sviluppo sostenibile delle risorse agrarie e forestali».

Il lavoro fa parte di un più ampio spettro di attività del gruppo di ricerca nel settore della genomica applicata all’apicoltura e alle specie di interesse zootecnico da cui è anche nata GRIFFA, giovane start up specializzata in Food Genomics.