Il primo era stato pescato in Perù nel 1979

Il minuscolo squalo tasca che somiglia a un capodoglio (FOTOGALLERY)

Il secondo esemplare mai visto al mondo pescato nel 2010 nel Golfo del Messico

[27 aprile 2015]

Nella letteratura scientifica ha fatto la sua ricomparsa quella che sembra una rarissima specie di squalo, lunga pochi centimetri e se qualcuno ne trovasse un altro esemplare sarebbe il terzo mai visto da un essere umano al mondo. Gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) e dell’università di Tulane si sono imbattutti per caso nel secondo esemplare ed hanno pubblicato sulla rivista internazionale di tassonomia Zootaxa  lo studio “First record of Mollisquama sp. (Chondrichthyes: Squaliformes: Dalatiidae) from the Gulf of Mexico, with a morphological comparison to the holotype description of Mollisquama parini Dolganov”, nel quale spiegano che il nome di questo strano squaletto non deriva dal fatto di poter stare comodamente in una tasca ma dall’apertura che ha sopra la pinna pettorale, una delle molte  caratteristiche fisiologiche che i ricercatori stanno cercando di capire meglio. Non è chiaro a cosa serva esattamente questa ghiandola a tasca, ma gli scienziati, sulla base di precedenti ricerche di specie simili,  pensano che lo squalo possa servirsene per rilasciare feromoni.

Il principale autore dello studio,  Mark Grace, che lavora per i Noaa/Nmfs/Sefsc/Mississippi Laboratories, spiega che «Lo squalo tasca che abbiamo trovato era lungo solo   5 pollici e mezzo, ed era un maschio appena nato». Infatti aveva ancora la cicatrice ombelicale appena chiusa e Grace  aggiunge. «Quando lo abbiamo scoperto abbiamo subito pensato a dove potessero essere la mamma e il papà e come siano arrivati nel Golfo. L’unico altro campione conosciuto è stato trovato molto lontano, al largo del Perù, 36 anni fa».

Anche la scoperta del secondo esemplare di squalo tasca è stata fatta in maniera singolare e non in mare, ma studiando i campioni che erano custoditi nei laboratori del NOAA a Pascagoula. Infatti, lo squaletto è stato pescato nelle profondità marine a circa 190 miglia al largo della Louisiana durante una missione  Noaa Ship Pisces  del 2010 per studiare l’alimentazione capodoglio e la cosa davvero singolare e impressionante è la somiglianza di questo stranissimo squalo con un capodoglio. Grace ed i suoi colleghi che facevano  parte di quella missione non si erano assolutamente accorti di aver pescato qualcosa di molto raro e lo squaletto tasca è riemerso solo dopo anni dai campioni pescati nel Golfo del Messico, mentre due  ricercatori  dell’università di Tulane, Michael Doosey e Henry Bart, e il genetista del Noaa Ocean Service Gavin Naylor, dopo averlo individuato tra gli organismi congelati, hanno esaminato da vicino l’animale.

Si sono accorti subito che avevano di fronte qualcosa di eccezionale ed hanno prelevato un campione di tessuto che poi hanno confrontato con la fornitissima raccolta di reperti  del University’s Biodiversity Research Institute dell’università di Tulane ed è così che sono stati in grado di collocare il pesce nel genere Mollisquama . Ulteriori analisi genetiche effettuate da Naylor indicano che gli squali tasca sono strettamente correlati ad altre due specie: lo zigrino (Dalatias licha) e lo  squalo tagliatore (Isistius brasiliensis) e gli scienziati pensano che, come le altre specie di squali Dalatiidae, è possibile che gli squali tasca quando sono affamati possono togliere pezzi di carne dalle loro prede vive, che sarebbero rappresentate da diversi  mammiferi marini, pesci e calamari di grandi dimensioni.

L’esemplare fa ora parte della Royal D. Suttkus Fish Collection del Biodiversity Research Institute dell’università di  Tulane a Belle Chasse e  ed i ricercatori della Noaa sperano che un suo ulteriore studio porti a molte nuove scoperte: «Già rispetto alla descrizione esemplare tassonomica 1979, nel  campione sono state trovate una serie di ghiandole lungo l’addome non indicate in precedenza e Grace sottolinea: «Questo dato su un pesce insolito ed estremamente raro è emozionante, ma è anche un importante monito sul fatto che abbiamo ancora molto da imparare riguardo alle specie che popolano i nostri oceani».

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