Una storia di zooplancton e global warming

Il misterioso caso delle balene scomparse nel nord Atlantico

[28 novembre 2013]

Ogni estate e autunno, le balene franche del nord Atlantico (Eubalaena glacialis) in via di estinzione si danno appuntamento per banchettare con lo zooplancton nella Baia di Fundy tra la Nova Scotia ed il New Brunswick. I ricercatori canadesi hanno documentato questo festino annuale fin dal 1980, con oltre 100 balene (sulle 500 della popolazione stimata) che partecipavano.

Ma quest’anno si è presentata solo una dozzina di balene franche, il record negativo degli ultimi 34 anni, secondo il programma di monitoraggio del New England Aquarium e la cosa preoccupa perché la presenza di questi grandi cetacei era calata fortemente anche nel 2011 e 2012.

Ma questa improvvisa scomparsa delle balene dalla baia di Fundy non dovrebbe essere il segnale di un ulteriore repentino calo di una specie già a forte rischio di estinzione: le (Eubalaena glacialis mancanti devono essere andate da qualche altra parte. Ma dove e, soprattutto, perché?

«Le nostre balene sono scomparsi nelle aree del  loro habitat normale, dove abbiamo imparato ad aspettarcele per oltre tre decenni e mezzo – dice Moira Brown ,del New England Aquarium, a  Rebecca Kessler  su Yale 360 – E’ abbastanza scioccante andare lì giorno dopo giorno e non vedere nessuna balena franca».

La scomparsa delle balene franche dalle loro aree di alimentazione sta avvenendo in un contesto di grandi cambiamenti degli ecosistemi legati al clima in tutto il nord-ovest dell’Oceano Atlantico. Brown e gli altri ricercatori che studiano le balene franche non attribuire cambiamenti nei modelli migratori di questi cetacei ad un unico fattore, compreso il global warming, ma quel che per loro è chiaro è che le balene franche scomparse hanno preso altre rotte per raggiungere nuove aree dove cibarsi.  Alla base della dieta di questi cetacei c’è il minuscolo Calanus finmarchicus è i ricercatori quest’estate hanno segnalato un insolito scarsità di questo tipo di zooplancton nella Baia di Fundy. Mentre a Cape Cod Bay, dove le balene sono state insolitamente abbondanti, altri scienziati stanno documentando concentrazioni crescenti di Calanus finmarchicus , tanto che queste creature normalmente invisibili colorano l’acqua.

La Kessler, una nota giornalista ambientale freelance statunitense, sottolinea che «Altri cambiamenti ecosistemici sono in corso nel nord-ovest dell’Atlantico al largo della coste orientali degli Stati Uniti e del Canada. Secondo recenti studi, le temperature superficiali del mare in  acque come il Golfo del Maine sono in aumento e varie specie marine, tra cui il merluzzo bianco e nasello rosso, stanno spostando i loro areali a nord».

L’aumento delle precipitazioni, la rapida scomparsa del ghiaccio marino artico, e lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Canada, con il conseguente maggior flusso di acqua dolce nell’Atlantico di nord-ovest, stanno provocando un aumento della stratificazione delle acque oceaniche e il cambiamenti nella quantità e la distribuzione del fitoplancton e zooplancton alla base della catena alimentare.

Ma la scomparsa delle balene franche canadesi resta un mistero che è stato al centro del meeting annuale dei  biologi marini che si occupano di Eubalaena glacialis svoltosi qualche giorno fa a a New Bedford, nel Massachusetts. Questi grandi cetacei una volta si contavano a migliaia ed ora sono tra gli animali più rari del pianeta, ad un passo dall’estinzione. Dopo secoli di caccia indiscriminata alla fine le balene franche del Nord Atlantico sono state dichiarate specie protetta nel 1935 3 nel 1949, ma oggi restano i pericoli delle collisioni con le navi e dell’impigliamento nelle reti da pesca.

Secondo il team della  Brown  un certo numero di balene franche potrebbe essersi spostato a fine estate in un’altra zona di alimentazione a sud est della Nuova Scozia, ma non sono quante se ne aspettavano: invece di quelle che la Brown chiama “vecchie balene sagge” tipiche della a zona, hanno trovato giovani e un paio di madri con cuccioli che erano già state censite nella Baia di Fundy.

Alcune delle balene “fantasma” sarebbero migrate molto più a nord dei loro abituali siti di alimentazione estivi, in aree dove non  erano mai state segnalate. Due cetacei sono stati avvistati quest’estate vicino a  Cape Breton in Nova Scotia, e due la scorsa estate al largo della punta settentrionale di Terranova. Ma la nuova terra promessa invernale delle balene franche sarebbe a Cape Cod Bay. Le Eubalaena glacialis si sono sempre fermate lì per nutrirsi in massa, ma gli ultimi 4 invernigli avvistamenti sono saliti alle stelle,  tanto che in quel golfo è stata contata più della metà della popolazione mondiale di questa specie.

Charles “Stormy” Mayo, direttore del programma del  Provincetown Center for Coastal Studies che monitora le balene franche dal 1984 dice che le balene a Cape Cod Bay non solo arrivano con tre mesi di anticipo, fine novembre – inizio dicembre, rispetto al periodo  normale di febbraio,  ma che «Stanno arrivando anche per qualcosa di più di un semplice buffet, doto che sono stati visti accoppiamenti tra i pasti». A gennaio a Cape Cod Bay è addirittura nato un cucciolo, una cosa eccezionale visto che le balene franche del nord Atlantico partoriscono di solito nei mari caldi della Florida e della Georgia, a 1.200 miglia di distanza. Gli scienziati stanno cercando di capire cosa sta succedendo, ma sono consapevoli di aver appena aperto uno spiraglio sulla misteriosa vita di questi giganti del mare.

La causa dello spostamento in massa delle balene franche sarebbe ancora una volta il Calanus finmarchicus, ma la sua abbondanza sembra collegata al cambiamento climatico nel Golfo del Maine  che nel 2012 è stato l’epicentro di un immenso flusso di acqua calda oceanica che si estendeva da Cape Hatteras fino all’Islanda. Secondo Mark Baumgartner, della Woods Hole Oceanographic Institution, le acque calde potrebbero aver prodotto meno C. finmarchicus o aver spostato le correnti che trasportano lo zooplancton, «Con la dissipazione dell’ondata di caldo c’è speranza che le balene ritornino presto nella Baia di Fundy. Nel lungo periodo, tuttavia, la  loro scomparsa potrebbe essere foriero di cose a venire. Nel Golfo del Maine, il C. finmarchicus è al limite meridionale del suo areale» Sia Baumgartner che Pershing fanno notare che il global warming potrebbe spingere lo zooplancton molto più a nord ed insieme a lui le balene e numerosi altri animali marini che dipendono  dal C. finmarchicusp, rivoluzionando l’ecosistema del nord Atlantico occidentale.  Una delle teorie è che le balene seguano gli stormi di uccelli marini che si nutrono di C. finmarchicus .

La Browmn conferma: «Quello che stiamo vedendo è davvero un cambiamento nella catena alimentare, dal plancton attraverso il pesce e fino ai mammiferi ed agli  uccelli marini». Negli ultimi anni il suo team  ha avvistato capodogli nella Baia di Fundy, dove erano stati visti solo una sola dal 1980. Nel Golfo di San Lorenzo, i ricercatori avevano raramente avvistato pochissime balrenottere ma quest’estate ne sono passate a decine, mentre frotte di balene sembravano indugiare fuori della baia e si hanno notizie di megattere che sono arrivate fino a Baffin, molto più a nord delle loro rotte abituali. Un altro mistero che potrebbe aver a che fare con il krill, alla base della dieta di queste altre specie di cetacei. Ma anche i pulcinella di mare nidificano prima e le tartarughe liuto migrano a sud due mesi dopo, mentre specie commerciali come gamberi, spigole e calamari si spostano sempre più a nord e qualcuno comincia a temere uno shock da global warming per l’ecosistema delle coste dell’Atlantico occidentale settentrionale.

«Qualcosa è cambiato – conclude la Brown – Gli animali stanno rispondendo a questa cosa. Li stiamo seguendo per cercare di capire dove stanno andando»