Il mistero del gibbone estinto ritrovato in un’antica tomba cinese

Il cranio di una scimmia scomparsa fornisce indizi su come salvare le ultime specie di gibboni superstiti

[22 giugno 2018]

I gibboni sono scimmie acrobatiche che oscillano da un ramo all’altro e note per i loro forti richiami e già un poeta cinese dell’ottavo secolo, Li Bai, descrisse così le loro voci inquietanti che riecheggiavano nella foresta: «Mentre sulle scogliere delle gole dello Yangtze, i gibboni piangono incessantemente / Diecimila volte dalle  montagne, la mia barca li ha fatti scivolare via» .

Oggi i gibboni sono scomparsi dalle gole dello Yangtze e queste scimmie, che sopravvivono ancora in remote aree della Cina, sono molto diverse dai gibboni spesso raffigurati nei dipinti classici cinesi. Ma dato il loro rilievo nell’arte, i ricercatori presumevano che questi primati dovessero essere migrati sulle cime degli alberi fino a raggiungere le foreste della Cina centrale. Ma la prova fisica di un gibbone estinto ha fatto la sua comparsa in un luogo inaspettato: «una tomba che potrebbe essere stata costruita per la nonna del primo imperatore della Cina, circa 2,300 anni fa – scrive Gretchen Vogel su Science –  . Il cranio e la mascella trovati nella tomba sono così particolari che gli scienziati hanno concluso che appartenevano a un membro di un genere gibbone ormai estinto».

L’eccezionale scoperta è stata descritta nello lo studio “New genus of extinct Holocene gibbon associated with humans in Imperial China”, pubblicato su Science da un team di ricercatori britannici, statunitensi e cinesi

Il principale autore dello studio, il biologo Samuel Turvey della Zoological Society di Londra, sottolinea: «Dato che anche i gibboni sopravvissuti sono in via di estinzione, la nuova scoperta, evidenziando quanto è già stato perso, potrebbe aumentare la motivazione a proteggerli». Turvey studia le estinzioni causate dall’uomo e setaccia i documenti storici e le raccolte museali per cercare prove sulla biodiversità del passato. Nel 2011, ha trovato  nell’Istituto provinciale di archeologia dello Shaanxi, i manufatti di una  tomba che era stata scoperto nel 2004 alla periferia di Xi’an, la capitale della provincia e nel passato potente città imperiale. Sulla base della posizione della tomba e dei manufatti che conteneva, gli archeologi Ding Yan e Zhang Tianen dell’istituto dello Shaanxi hanno datato la toma al periodo degli Stati Combattenti, circa 2250 anni fa, concludendo che potrebbe essere stato costruita per Lady Xia, la nonna del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang che governo l’impero dal 256 aC fino al 210 aC, unificò  gran parte della Cina e fu sepolto vicino a Xi’an insieme al suo famosissimo esercito di terracotta.

Ma l’attenzione di Turvey. venne catturata dalle ossa dei primati ritrovate nell’antica tomba e ora spiega su Science: «Storicamente ci sono resoconti di gibboni nella Cina centrale, ma oggi le popolazioni di gibboni vivono molto, molto lontane». La tomba conteneva anche scheletri di leopardi, linci, orsi neri, gru e di una vasta gamma di animali domestici. «Gli animali selvatici erano tutti provenienti dalla regione, quindi probabilmente anche il gibbone viveva nelle vicinanze – dice l’archeologo Hu Songmei dell’istituto dello Shaanxi – I gibboni erano animali domestici comuni di alto rango e le camere funerarie erano spesso disposte in modo che il defunto potesse continuare a godersi la vita che conoscevo quando era ancora vivo».  Turvey aggiunge: «Poiché l’imperatore è stato presumibilmente coinvolto nei preparativi per i funerali di sua nonna, non è del tutto una fantasia pensare che abbia visto questo specifico gibbone».

Purtroppo, le autorità cinesi non hanno permesso al team internazionale di estrarre il DNA dalle ossa, il che avrebbe potuto aiutare a determinare la parentela dell’animale con i gibboni esistenti. Invece, Turvey ha potuto lavorare con Helen Chatterjee, un’esperta di gibboni all’University College di Londra, e altri colleghi per misurare cranio e denti e ha così potuto confrontare le dimensioni dell’antico gibbone con quelle dei quattro generi di gibboni viventi, E’ così che è venuto fuori che «sia il cranio che i molari erano così diversi da tutti i gibboni odierni che il fossile apparteneva a un genere separato».

La Chatterjee evidenzia che «Questo si adatta a ciò che sappiamo dei gibboni. Le popolazioni di gibboni possono facilmente isolarsi le une dalle altre perché le scimmie trascorrono la loro vita sulle cime degli alberi e non possono attraversare gli spazi vuoti nella volta della foresta creati da fiumi o altre barriere. Questo ha stimolato la diversità genetica estrema: i quattro generi viventi oggi hanno un diverso numero di cromosomi».

Il  team ha chiamato la specie estinta  Junzi imperialis. ” Junzi” in cinese significa eruditi, che erano spesso associati ai gibboni perché gli animali erano considerati più saggi e nobili delle scimmie dispettose.La Chatterjee ricorda che «Si pensava che le braccia degli animali aiutassero a canalizzare il chi, un po’ come i L’aspetto del Junzi imperialis  probabilmente lo si può vedere in alcuni antichi dipinti che rappresentano  gibboni con un’ampia varietà di colori e segni facciali, spesso diversi da qualsiasi specie di gibbone odierna. Secondo Turvey, «Il J. imperialis potrebbe essere la punta dell’iceberg  e un’intera serie di specie di gibboni che erano comuni in tutta la Cina nei secoli precedenti si sono già estinte».

La venerazione della Cina imperiale per i gibboni non si estendeva evidentemente alle protezione del loro habitat: le foreste vennero abbattute su ampie aree per consentire l’espansione dell’agricoltura e probabilmente in quell’epoca il clima nella Cina centrale cominciò a diventare più fresco e secco, creando una situazione che è risultata fatale per il gibbone  J. imperialis.  Secondo David Chivers, un primatologo in pensione dell’università di Cambridge, le stesse dinamiche stanno mettendo a rischio la sopravvivenza dei gibboni odierni: di una specie di gibboni dell’isola di Hainan sopravvivono probabilmente solo 24 esemplari: «Se abbatti la foresta se ne vanno. Dobbiamo smettere di abbattere la foresta, questo è l’unico modo per salvarli».

Per Thomas Geissmann, un esperto di gibboni dell’Università di Zurigo  che non ha partecipato allo studio, il ritrovamento del teschio è comunque una scoperta fantastica; «Non ho dubitato per un secondo che si tratti di una nuova specie e probabilmente di un nuovo genere, Possiamo supporre che questa vasta area della Cina centrale [una volta] avesse molte altre specie di gibboni».