Il Montenegro vuole trivellare l’Adriatico, anche dove ci sono le discariche di ordigni inesplosi

Le osservazioni dei comitati italiani: a rischio ambiente, pesca e economia turistica

[2 marzo 2016]

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La Clean Adriatic Alliance ha rilanciato le osservazioni previste dalla  consultazione transfrontaliera pubblica per il progetto di relazione di valutazione d’impatto ambientale strategica per il Program of Exploration and Production of Hydrocarbons Offshore Montenegro e inviate al  ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare italiano e al ministro dell’economia del Montenegro, Ljiljana Maksimović da Coordinamento NoTriv Terra di Bari, il Comitato Bonifica Molfetta, il Coordinamento No Triv Basilicata e il Movimento Mediterraneo No Triv

Le consultazioni transfrontaliere riguardano 13 blocchi nel Mare Adriatico, messi a bando nel 2013 dal governo montenegrino e le osservazioni presentate dalle 4 organizzazioni italiane chiedono ai governi di Italia e Montenegro di  bloccare l’iter amministrativo, e mettono in evidenza la concreta pericolosità delle prospezioni geosismiche e delle successive trivellazioni, condotte nelle stesse aree, con la tecnica dell’Air gun. «Le onde sonore impiegate dall’Air gun, come dimostrato ormai da molti studi scientifici, sono altamente dannose per la fauna – spiegano le associazioni – danneggiano gli organi interni, interferiscono con il senso di orientamento e con la vita sociale degli animali – e hanno impatti negativi anche sulla flora marina».

Inoltre nelle osservazioni si evidenzia che alcune delle zone concesse dal Montenegro «coincidono con depositi sottomarini di ordigni inesplosi, anche a caricamento chimico, risalenti alla seconda guerra mondiale e al recente conflitto nella ex–Jugoslavia, così come dimostrato dalla “Map of unexploded ordnance dumping sites in the southern adriatic sea” – progetto R.E.D.C.O.D. cofinanziato dalla Commissione Europea – e dalla Carta Nautica n. 136 dell’Ufficio Idrografico del Regno Unito. Una sovrapposizione che preoccupa i comitati, «poiché nello Studio di Impatto Ambientale e nella Sintesi Non Tecnica (SNT) riportati sul sito del Ministero montenegrino, gli strumenti utilizzati per la fase d’indagine e la realizzazione di pozzi esplorativi non sono stati messi in correlazione con la presenza degli ordigni bellici; tra gli eventi accidentali non è stata considerata la possibilità di intercettarne uno, non ne vengono valutati i rischi, quali potrebbero esserne le conseguenze e le azioni da intraprendere immediatamente e a lungo termine per la bonifica e la messa in pristino dell’area, nonché gli impatti che deriverebbero sull’intero ecosistema del Mare Adriatico. La SNT cita l’art. 1 della Costituzione montenegrina del 1994 dichiarando che “Il Montenegro è uno Stato democratico, sociale ed ecologico”, e viene evocato il modello norvegese che reinveste le royalties provenienti dall’estrazione di petrolio nel proprio welfare. Sembra però paradossale che le scelte di sviluppo del Montenegro non tengano conto del proprio sistema economico basato fondamentalmente su pesca e turismo e degli influssi negativi che subirebbero se si proseguisse nella ricerca di idrocarburi lungo le proprie coste».

In una lettera di accompagnamento alle osservazioni inviata  alla Maksimović, Coordinamento NoTriv Terra di Bari, Comitato Bonifica Molfetta,  Coordinamento No Triv Basilicata e Movimento Mediterraneo No Triv colgono l’occasione per chiedere che il Montenegro blocchi i programmi di idrocarburi di trivellazione  offshore nel Mare Adriatico: «E’ incomprensibile, in particolare dopo la conclusione della conferenza sul clima di Parigi, in cui 195 Paesi in tutto il mondo hanno deciso di lasciare gli idrocarburi nel terreno per evitare cambiamenti climatici irreversibili, ridurre le emissioni, ripristinare e proteggere le comunità, e soprattutto proteggere i nostri oceani, che i piani di trivellazione del Montenegro continuino ad andare avanti».

I comitati ricordano ai ministeri italiano e montenegrino che esistono alternative pulite e rinnovabili ai combustibili fossili e che le trivellazioni petrolifere al largo della costa montenegrina metterebbero a rischio l’ambiente, il turismo e la pesca, la sua gente, e tutto l’Adriatico e che solo per questo l’ipotesi delle trivelle offshore non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione: «Non solo un incidente di moderate dimensioni danneggerebbe in modo permanente l’intero ecosistema, ma l’effetto cumulativo dell’espansione prevista di molteplici pozzi creerebbe una situazione di inquinamento a lungo termine». Le stesse attività di perforazione quotidiane degraderebbero un seriamente l’ecosistema, trasformando per 30 anni la costa del Montenegro in un’area industriale. Gli effetti negativi su pesca, turismo e patrimonio immobiliare verrebbero amplificati della direzione di grandi correnti marine che, in un mare chiuso come l’Adriatico, dal Montenegro vanno verso la Croazia, la Slovenia e l’Italia entro l’Adriatico per lo più chiusa.

I No-Triv dicono che, come accaduto per il piano di trivellazioni in Croazia – che ora è bloccato da una moratoria – anche in Montenegro c’è stata una mancanza di trasparenza e quindi l’opinione pubblica non è stato adeguatamente informata: da recenti sondaggi è emerso che i due terzi dei montenegrini non avevano sentito parlare del progetto né avevano capito cosa comporterebbe, mentre l’80% degli intervistati hanno detto che l’esplorazione di idrocarburi non è il futuro che vogliono per il Montenegro.

I comitati italiani scrivono: «Il mare Adriatico appartiene a tutti i cittadini e hanno il diritto di fornire input su questioni nazionali critiche come questa, che influenzano il loro diritto ad un ambiente pulito e la loro salute».

Per quanto riguarda la Valutazione di impatto ambientale strategica (SEIA), i No-Triv dicono che «Purtroppo la SEIA nella sua forma attuale, assomiglia più di una brochure promozionale, anche se contiene capitoli sulla protezione dell’ambiente e sui settori economici esistenti che sperimenteranno alcuni impatti negativi, manca una valutazione completa di tutti gli impatti nel settore economico e in ogni habitat. Nella sua forma attuale, la  SEIA è inadeguata e ha bisogno di materiali aggiuntivi», in particolare per quanto riguarda l’inquinamento quotidiano e la contaminazione accidentale. «In caso di una grande contaminazione accidentale non vi è alcuna indicazione che il Montenegro sia  preparato, con le risorse adeguate, per gestire qualsiasi tipo di risposta alle emergenze».

Lo studio strategico manca valutazione ecologica sull’’impatto delle fluido di perforazione tossico utilizzato durante la trivellazione del fondale marino. «E’ noto che tali prodotti hanno un notevole impatto negativo sugli ecosistemi marini e sono molto difficili da smaltire adeguatamente, perché gli additivi includono molti ingredienti tossici che non si decompongono ma si accumulano nel metabolismo dei pesci e dei loro predatori – si legge nelle osservazioni –  In aggiunta a questi fluidi vengono utilizzati altri oli tossici che spesso comprendono una elevata concentrazione di bario, berillio, cadmio, cromo, rame, ferro, piombo, nichel, argento e zinco, nonché una piccola quantità di materiali radioattivi come isotopi 226 e 228 e radon».

Lo studio presentato dal Montenegro non ha nemmeno «analizzato gli impatti cumulativi delle attività esistenti e previste, e gli impatti a livello regionale e impatti indiretti. La valutazione strategica dell’impatto ambientale deve valutare l’interazione di pozzi e attività di perforazione che avverrebbero contemporaneamente».

Non vengono adeguatamente considerati neanche gli impatti cumulativi sulle specie ittiche e numerosi fattori, come l’aumento del trasporto marittimo, la realizzazione di air guns sismici e come devono essere affrontate e gestite la costruzione di piattaforme e infrastrutture e le attività riguardanti le fasi di esplorazione e produzione.

I comitati dicono che «Lo studio è incompleto in alcune parti, ma fin troppo dettagliata in altri. La valutazione principale riguarda solo un piccolo numero di specie e habitat protetti situati all’interno delle aree di ricerca previste», ma sono soprattutto gli impatti economici a preoccupare: «Il contributo totale del fiorente settore turistico al PIL del Montenegro, come calcolato Tourism Council (via wttc.org), è attualmente al 20% e si prevede che raggiungerà il 32% entro il 2025. L’incompatibilità del petrolio e del gas con il turismo in questa regione è forte, e la semplice percezione pubblica delle piattaforme di trivellazione offshore in queste aree turistiche marine avrebbe immediatamente un impatto sulle entrate in ​​questo settore. La SEIA manca di sensibilità e ulteriori valutazioni per questo settore essenziale per molte persone che lavorano nel turismo del Montenegro».