Il muro anti-immigrati dei repubblicani Usa sarebbe un disastro (anche) ambientale

[18 marzo 2015]

Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista statunitense, si è schierata contro il disegno di legge sulla sicurezza dei confini presentato dal Partito Repubblicano perché avrebbe effetti nocivi sull’ambiente. Infatti, il Grand Canyon Chapter di Sierra Club dell’Arizona ha dato il via alla raccolta di firme sotto una petizione contro  una proposta che esenterebbe le attività di sicurezza dal rispetto di 16 leggi ambientali entro una fascia di 100 miglia all’interno dei confini con il Messico e con il Canada.

Sierra Club attacca il  “Secure Border First Act” che permetterebbe di costruire  impianti per la sicurezza delle frontiere, tra i quali la costruzione o il ripristino di 120 miglia di recinzioni, 1.800 miglia di strade e 12 basi di sicurezza lungo il confine meridionale degli Stati Uniti. Secondo Sierra Club si vuole «militarizzare le aree naturali e le comunità già sature di muri di confine, strade e torrette, minare leggi ambientali e di salvaguardia fondamentali e consentire ulteriori danni al fragile ambiente del confine ed alle persone ed alle comunità che dipendono esso». Infatti, come dimostra la cartina del PEW che pubblichiamo, la fascia anti-immigrazione interesserebbe anche molte aree protette.

Secondo la petizione, i muri anti-immigrati «Frammentano anche gli habitat e chiudono i corridoi migratori della fauna selvatica, minacciando la sopravvivenza di una vasta gamma di specie in pericolo. Un totale di 652 miglia di barriere di confine sono già state costruite lungo il confine con il Messico, a caro prezzo per i contribuenti e con poca o nessuna efficacia per fermare la migrazione umana».

Il muro di confine con il Messico è responsabile dell’erosione dei suoli e delle inondazioni che hanno colpito alcune aree dell’Arizona e il governo ha violato 37 leggi di tutela ambientale quando nel 2006 ha ampliato la costruzione del muro di confine in Arizona.

Il vento accumula sabbia e detriti nelle barriere anti-immigrati che così si trasformano in dighe che, quando arrivano forti piogge tracimano e, come nel 2008, a Nogales, in Messico, o a Lukenville provocano disastri.

E il National Park Service aveva già avvertito che «Le misure prese nel 2009 e nel 2010 hanno mostrato un trend costante di diminuita capacità di flusso del canale in prossimità del recinto pedonale, con il potenziale a lungo termine di un riallineamento del canale con effetti di vegetazione ripariale», poi nel 2014 le acque trattenute dal muro di confine si sono riversate in Arizona, danneggiando molte abitazioni.

Ma i repubblicani vanno avanti a tappe forzate sia alla Camera che al Senato e dicono che i muri risolveranno il problema dell’emigrazione clandestina che i democratici non avrebbero mai voluto davvero affrantare.

Ma le Ong che si occupano di immigrazione, diverse chiese e organizzazioni religiose, i sindacati, le associazioni ambientaliste e per i diritti civili dicono che il progetto di legge repubblicano renderà i confini degli Usa «un palcoscenico per il militarismo e minaccia le tutele costituzionali di tutti i residenti e delle comunità che vivono nel raggio di 100 miglia dal confine terrestre o marino», inoltre le agenzie, le guardi ed i gruppi di “volontari” delle ronde che controllano i confini avrebbero praticamente carta bianca, mentre si susseguono le denunce di abusi e le richieste di un maggior controllo e di una riforma di queste strutture statali, federali e locali.

Poi c’è il caso assurdo della Federation for American Immigration Reform, un gruppo di xenofobi che farebbe impallidire la Lega Nord, che si oppongono alla proposta di legge repubblicana perché non è abbastanza dura: sono convinti che i migranti faranno di tutto per farsi catturare al muro di confine per poi essere rilasciati. Un altro gruppo di fanatici anti-immigrati, la Border Patrol Agents’ Union, è contro la proposta di legge perché manca una procedura per rispedire i migranti immediatamente nei loro Paesi.

Sierra Club sta da tutt’altra parte: nel 2013 ha sostenuto la realizzazione di un percorso di cittadinanza per gli immigrati senza documenti, rivedendo così la sua posizione precedente che si basava sulla convinzione che l’immigrazione avrebbe portato ad una crescita insostenibile della popolazione statunitense.