Il nuovo crimine ambientale: furti di legna

[5 novembre 2013]

Una nuova dilagante forma di crimine ambientale si aggiunge da qualche tempo ai già numerosi attacchi al nostro territorio posti in essere da fronti e per finalità diverse: il fenomeno dei tagli abusivi degli alberi nei boschi e foreste per depredare il legname che ne deriva a fini commerciali. Fenomeno che si indica comunemente come “furti di legna”, terminologia che – lo diciamo subito – a noi non piace perché molto riduttiva e fuorviante, in quanto culturalmente rischia di relegare queste azioni delittuose ad una mera “asportazione di legna” dal territorio e dunque di rispolverare arcaici concetti degli alberi visti solo come “legname” da commercio e non già in via primaria come preziosi beni ambientali.  Sul bosco da decenni si fronteggiano due visioni del tutto antitetiche, tra una cultura che vede le nostre aree verdi solo come fonte produttiva di “legno” ed altri “prodotti”, ed una cultura che invece individua nel bosco un’entità di primaria importanza ambientale in senso totale ma anche paesaggistica. E le terminologie sono importanti per affrontare bene i fenomeni criminali conseguenti. E’ un po’ come l’uso di qualificare come “piromani” i criminali incendiari dolosi; sono due cose ben diverse (il primo è un malato psichico, il secondo è un soggetto che delinque in modo perfettamente consapevole). Le terminologie errate a volte creano retropensieri di tacita giustificazione  o attenuazione di responsabilità latente.

Così oggi se ricolleghiamo il fenomeno, puramente criminale, dei tagli a raso di intere aree boscate ad un “furto di legna”, poi magari si passa a ricollegare tali tagli con il contesto della crisi generale e della necessità per qualcuno di “riscaldarsi” e di trovare un po’ di legname per non morire di freddo etc… etc… (vedo già articoli di stampa così orientati) e si passa implicitamente – a livello culturale – dal crimine puro al fenomeno sociale (che poi fa costume e notizia) sì illegale, ma poi di fatto meno illegale in via sostanziale.. E’ un po’ come l’alibi che molti furbi autori di scellerati abusi edilizi sulle coste sono riusciti abilmente a creare a livello di comunicazione sui mass media, inventandosi il concetto di “casa di necessità” per creare cortine fumogene a difesa degli scempi edilizi delle seconde case e fronteggiare poi le demolizioni mischiando tra ville sul mare qualche casetta modesta abitata da anziani da usare come scudo ideologico.

Il crimine di taglio di alberi a fini di commercio va dunque affrontato per quello che è, in relazione ai gravissimi danni che sta creando nelle aree boscate ed in connessione con tutti gli altrettanto gravissimi reati conseguenti che – logicamente – non sono collegati solo al “furto di legna” ma prima ancora anche e soprattutto ai danni ambientali provocati e – dunque – ai reati connessi con le norme ambientali ed a tutela del territorio. E questo – sempre logicamente – indipendentemente dal fatto che il bosco sia su un’area privata o pubblica. Il danno ambientale è in questo senso da sempre storicamente trasversale. Si cambia solo il soggetto di parte lesa.

E va considerato – sempre in relazione al problema di inquadramento culturale sopra citato – che vanno bene valutate le relazioni tra illeciti amministrativi previste dalle norme (antiche) di settore che individuano il bosco ancora solo come “legname” e fonte economico/produttiva, ed i reati ambientali più moderni ed in linea con la tutela dell’ambiente a livello europeo.  Se tali diverse tipologie di illeciti (derivanti da concezioni culturali appartenenti storicamente a visioni, ma soprattutto epoche, totalmente diverse) coesistono a livello di vigenza normativa nel nostro sistema giuridico, non significa certo che una esclude l’altra o – peggio – l’una “assorbe” l’altra…

Quindi, per essere più chiari, se tagliare alcuni alberi nel contesto della normativa specifica di settore sui tagli (più vetusta) è solo un illecito amministrativo connesso al problema “albero = fonte di legname e fonte di reddito”, per la legge sui vincoli paesaggistici ambientali e per le altre leggi a presidio del territorio (di più moderna concezione) quello stesso taglio è un grave crimine contro l’ambiente, ed anche e soprattutto in tale contesto va perseguito a livello di intervento di polizia giudiziaria (oltre che essere un furto ai sensi del codice penale). Ci possono dunque essere anche gli estremi – secondo i casi – per un arresto in flagranza o per un fermo di PG o per una richiesta di ordinanza di custodia cautelare alla magistratura. Comunque sono doverosi i sequestri preventivi delle aree e soprattutto dei mezzi (tutti, anche dei veicoli) utilizzati dagli autori di tali delitti per impedire che il reato venga  reiterato e/o portato ad ulteriori conseguenze (lasciare nella disponibilità di tali soggetti colti in flagranza gli strumenti e i veicoli utilizzati per commettere tali reati significa omettere l’azione preventiva di impedire quello ed altri futuri reati similari). Questo fenomeno vede una particolare incidenza nel centro-sud della penisola, nei parchi nazionali e nelle proprietà demaniali. I boschi maggiormente coinvolti sono – appunto –  quelli demaniali, come quelli compresi in zone sottoposte a vincoli idrogeologici e paesaggistici, parchi nazionali e regionali. In generale tutte quelle foreste nelle quali sono presenti alberi di alto fusto e di specie particolarmente pregiate. Non vengono risparmiati neanche alberi secolari e zone di alto pregio ambientale.

A lanciare l’allarme è il Corpo forestale dello Stato, che solo nel 2012 ha rilevato più di 800 illeciti penali, con conseguenti 20 arresti, e quattromila illeciti amministrativi a fronte di circa 40mila controlli nelle regioni a statuto ordinario, per un totale che supera i 3 milioni di euro. E il trend è in aumento nel 2013 e conta già 25 arresti in flagranza di reato. Tale fenomeno si verifica soprattutto nei parchi nazionali ed in terreni privati.

 

La formula è sottrarre grandi quantitativi di legname per poi rivenderli a basso costo. Non vengono lasciati in pace neanche alberi secolari. Questo perché piante di tale mole possono essere utilizzate per la fabbricazione di mobili o come combustibile.

Inoltre c’è da sottolineare che i tagli cosiddetti “a raso” creano un danno ambientale devastante, anche con incidenza diretta poi sugli assetti idrogeologici del territorio e favoriscono frane e crolli territoriali di ogni tipo, oltre che il mancato controllo del flusso delle acque delle piogge con i fenomeni poi che vediamo ormai frequentemente sulle cronache.

Anche l’impatto ambientale sulla fauna di questo tipo di crimine a danno dei boschi è notevole dato che priva tutti gli animali di una vasta area di ogni possibile rifugio o luogo di nidificazione.

Insomma un vero e proprio “mercato nero” del nostro patrimonio boschivo con effetti nefasti a tutti i livelli che merita la massima attenzione da parte di tutti e – soprattutto . nessuno sconto a livello culturale, ma anche e soprattutto procedurale e sanzionatorio.

Maurizio Santoloci, www.dirittoambiente.net