Il Parco Nazionale Madidi, in Bolivia, è l’area protetta più biodiversa del mondo (VIDEO)

Una spedizione scientifica scopre 124 specie nuove per la scienza

[31 maggio 2018]

E’ terminata il 26 novembre 2017, alla  base glaciale del picco Chaupi Orco Andino, 6.044 metri sopra il livello del mare e oltre 5.850 metri sopra le pianure amazzoniche, l’expedición Identidad Madidi che in due anni e mezzo ha studiato 15 siti remoti nel Parque Nacional Madidi in Bolivia e  ora arrivano i primi risultati:  la ricerca ha aggiunto 1.382 piante e animali alle liste delle specie già conosciute del  Madidi, facendone saldamente l’are protetta al mondo con la maggiore biodiversità, e la Wildlife conservation society (Wcs) che ha organizzato la spedizione scientifica, dice che sono state scoperte ben 124 specie di piante, farfalle e vertebrati che probabilmente sono nuove per la scienza.

Secondo la Wcs è la conferma che  il Parco Nazionale di Madidi è l’area protetta terrestre biologicamente più diversificata al mondo, ma l’expedición Identidad Madid, Identidad Madidi ha raggiunto un altro obiettivo: ha creato un legame più profondo tra i boliviani e il loro patrimonio naturale attraverso una campagna educativa sui media tradizionali e sui social network.

Robert Wallace, direttore del Greater Madidi-Tambopata Landscapedella Wcs e  di l’expedición Identidad Madidi, sottolinea: «In questo viaggio di scienza e scoperta abbiamo fatto tutto ciò che speravamo e anche di più. Le enormi quantità di immagini e dati raccolti durante la spedizione ci forniranno le informazioni di base necessarie per proteggere questa meraviglia naturale per le future generazioni di boliviani e del mondo».

Negli ultimi 30 mesi, il team scientifico boliviano di Identidad Madidi ha studiato tutti gli ecosistemi di Madidi;  le praterie di media montagna, la foresta di Machariapo, le foreste montane secche a Sipia, il puno montuoso di Laguna Celeste, le foreste di alberi spinosi di Tigremachay, la foresta amazzonica dell’Alto Madidi, le foreste pedemontane andine o pedemontane del Rio Hondo, le foreste montane umide o nuvolose a diverse altezze a Mamacona, Cargadero, Isañoj, Sarayoj e Chullo e altri habitat ancora.  Dopo gli  scienziati della Wcs si sono dedicati al duro lavoro di sistematizzare tutti i vertebrati e le farfalle esistenti all’interno dell’area protetta di Madidi, mentre l‘Herbario Nacional de Bolivia, il Missouri Botanical Garden e la Wcs hanno compilato un elenco completo delle specie vegetali.

Questi due studi dei materiali raccolti hanno consentito ai ricercatori di Identidad Madidi di misurare l’impatto del lavoro sul campo in tutti e 15 i siti di studio. Oltre alle specie già conosciute, il team ha trovato molte nuove specie e sottospecie nuove per il Madidi: 100 mammiferi, 41 uccelli, 27 rettili, 25 anfibi, 138 pesci, 611 farfalle e 440 piante . Oltre 200 di queste nuove specie e sottospecie sono nuove anche per l’intera Bolivia e 84 ​​piante, 5 farfalle, 19 pesci, 8 anfibi, 4 rettili e 4 mammiferi sono nuovi per la scienza, inoltre ci sono 8 nuove sottospecie di farfalle. Il team scientifico è ora impegnato a trasformare le scoperte in studi scientifici da pubblicare che descriveranno queste nuove specie.

Con 265 mammiferi, 1.028 uccelli, 105 rettili, 109 anfibi, almeno 314 pesci, 5.515 piante e 1.544 specie e sottospecie di farfalle confermate. Expedición Identidad Madidi  ha portato il Parco Nazionale boliviano a superare i concorrenti diretti al titolo di area protetta più biodiversa del mondo: il Parque Nacional del Manu, in Perú, e il Parque Nacional Yasuní, in  Ecuador.  Gli scienziati affermano che «Questi numeri confermano Madidi come l’area protetta con più specie di piante, farfalle, uccelli e mammiferi registrate al mondo e, per ora, la seconda per specie di anfibi e rettili». Wallace ha detto a Mongbay LATM: «Il Madidi ci ha rivelato i suoi segreti çPer portare avanti questa ricerca, si sono unite più di dieci istituzioni pubbliche, scientifiche e ONG che vogliono realizzare un maggior impegno e connessione della società boliviana con la grande biodiversità h che ha il Paese. Il piano è quello di continuare con almeno due visite all’anno, durante i prossimi 5 anni, in luoghi che non abbiamo visitato, dato che la porzione di territorio percorsa in questa spedizione è piccola paragonata a tutto il Parco. Stimiamo che la quantità di specie all’interno del Parco possa arrivare a 11.500 tra fauna e flora e non sappiamo che dire degli invertebrati».

Facendo evidentemente riferimento alle polemiche e agli scontri tra comunità indigene e ambientalisti e il governo del Presidente Evo Morales,  Soraya Barrera, direttrice del Museo Nacional de Historia Natural de Bolivia, ha fatto notare che «Questo lavoro rivaluterà il Parque Nacional Madidi e potrebbe significare che le autorità boliviane valuteranno nuove politiche per la conservazione delle aree naturali protette».

Secondo Sergio Eguino, direttore esecutivo della Fundación para el Desarrollo del Sistema Nacional de Áreas Protegidas (Fundesnap) «In Bolivia c’è molta poca informazione sulla biodiversità del Paese e sforzi con questa conoscenza. Madidi è la dimostrazione della biodiversità che esiste in Bolivia e questo lavoro  ha visto un grande sforzo interistituzionale per conoscere di più su una delle zone più biodiverse del mondo».

Ma Eguino è convinto che sorprese ancora maggiori potrebbero venire da altre aree vicine al Madidi come l’Area Natural de Manejo Integrado Apolobamba, la Reserva de la biosfera y tierra comunitaria de origen Pilón Lajas e il Parque Nacional Bahuaja Sonene, in Perú, «che rappresentano luoghi unici non solo come paesaggi e conservazione della natura ma anche come possibilità di connettività e benefici diretti per tutta la regione. Ricerche come quella guidata dalla Wcs sono importanti in un mondo che si incammina verso politiche ed economie che dovranno essere basate sulla sostenibilità, Esistono due visioni antagoniste quanto allo sviluppo del Paese. Lavori come questo dimostrano, con concretezza teorica e scientifica, la trascendenza delle funzioni ecosistemiche della biodiversità, come la sicurezza alimentare e i progressi nella  medicina. Chi lavora per lo sviluppo sostenibile in Bolivia, ora può contare su uno strumento scientifico per sostenere le sue proposte«».

Anche Alfonso Malki, direttore tecnico per l’ America Latina di Conservation Strategy Fund, ha un messaggio per Morales: «Il governo boliviano deve utilizzare queste informazioni per ripensare le sue azioni riguardo alle aree naturali protette, soprattutto per quel che si riferisce a mega-progetti che possono avere impatti negativi nella riserva».

Ma qualcosa sta cambiando. Oltre ad esplorare il territorio di Madidi, gli scienziati hanno condiviso le loro scoperte con i boliviani per aumentare la consapevolezza e creare l’orgoglio nazionale per il patrimonio naturale della Bolivia. Coordinandosi con il ministero dell’istruzione boliviano, i ricercatori hanno visitato quasi la metà delle scuole di La Paz e El Alto, così come la maggior parte delle scuole vicino all’area protetta di Madidi, per parlare con  gli studenti di biodiversità, aree protette e territori indigeni.

Identidad Madidi ha prodotto in Bolivia oltre 300 articoli sulla stampa e sui social media, in particolare su Facebook, ha 90.000 follower che condividono  immagini e e informazioni sulla scienza della biodiversità, con oltre 400 post hanno raggiunto 2 milioni di persone, tutti gli utenti di Facebook della Bolivia. Lilian Painter , direttrice del Programma Paese Bolivia della Wcs, sottolinea che «Sia i commenti dei follower  dei  social media che degli studenti suggeriscono che la Bolivia si sta innamorando di Madidi. Infondere l’amore per la biodiversità nei leader di domani è forse una delle eredità più importanti di Identidad Madidi».

Freddy Zenteno, un ricercatore dell’Herbario Nacional de Bolivia che ha partecipato a Identidad Madidi, conclude; «Si è trattato di un’esperienza unica e di un lavoro titanico. Quello che abbiamo scoperto nel Madidi ha sollevato l’interesse del mondo scientifico e della siocietà in generale. Crediamo anche che questo segnerà un nuovo interesse per il Manu e lo Yasuní. La scienza è dinamica e sta cambiando in tutto il pianeta»

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