Il piano del Parco delle Apuane ora uscirà dalla clandestinità?

[26 marzo 2015]

Ora che il Piano paesaggistico tra mal di pancia e litigi sta tagliando faticosamente il traguardo, la Regione toscana e l’assessorato ai parchi e alle aree protette devono dirci cosa intendono fare del Piano del parco delle Apuane.

Pochi sanno infatti la storia che sta dietro questo documento. Il Parco delle Apuane ha incaricato nel 1996 Roberto Gambino di predisporre il Piano ambientale previsto dalla legge 394 e da quella regionale nel luglio 2007; una volta redatto, il consiglio regionale ha espresso parere favorevole con raccomandazioni, e in novembre (sempre del 2007) il Parco lo adotta.

Nel maggio del 2014 lo stesso Parco prende atto anche delle conclusioni della Valutazione Ambientale Strategica, e quindi dopo un ventennio può finalmente mettere mano al Piano – che a differenza di quello paesaggistico deve occuparsi dell’economia di quel territorio che compete al parco, il quale nel 2006 non a caso aveva approvato intese anche con la Provincia di Lucca e quella di Massa Carrara.

Certo è singolare che mentre ci si chiedeva nelle scorse settimane se le decisioni sulle cave avrebbero dovuto prenderle i comuni o la Regione a nessun amministratore del Parco – ma anche tutti gli altri impegnati in furibonde polemiche – sia venuto in mente di ricordare che per il territorio del Parco compete all’Ente e non ad altri decidere e gestire il Piano. Cosa che avviene peraltro negli altri parchi regionali, non solo toscani.

Visto che la Regione ha approvato anche la nuova legge regionale sulle aree protette, i nostri smemorati marmiferi potranno ora rinfrescarsi la memoria e mettere mano al Piano, se nel frattempo non l’hanno  perso. Si è detto in questi giorni che “le cave sono salve’, ma il Parco è vivo?

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