Il premio “Una Mimosa per l’ambiente” a due ricercatrici senesi che difendono i cetacei

Maria Cristina Fossi e Letizia Marsili da 25 anni lavorano insieme per la biodiversità del Mediterraneo

[17 febbraio 2015]

Il Premio Internazionale “Una Mimosa per l’Ambiente” viene assegnato  ogni anno in  occasione dell’8 marzo, ad una donna che si sia particolarmente distinta nella salvaguardia della natura e dell’ambiente. Il Premio giunto alla 25esima edizione è andato a donne di grande prestigio, come la scomparsa Margherita  Hack,  che a Parma vengono insignite di una spilla d’oro a forma di mimosa . Per il 2015 l’Associazione Donne Ambientaliste (Ada) ha deciso di premiare due ricercatrici toscane:  Maria Cristina Fossi e Letizia Marsili che da 25 anni lavorano insieme all’università di Siena, occupandosi di cetacei e difesa della vita marina e  che più volte i lettori di greenreport.it hanno incontrato sulle nostre pagine in occasione di ricerche in mare aperto o  di eventi di cetacei spiaggiati o in difficoltà.

La motivazione del premio recita: «Per l’impegno scientifico, la dedizione entusiastica e l’alta professionalità volte alla salvaguardia della biodiversità nel Mar Mediterraneo e alla difesa della salute di tutti i popoli che vi si affacciano».

Le due scienziate senesi riceveranno il Premio Internazionale “Una Mimosa per l’Ambiente” il 7 marzo alle 16,30 a Palazzo Soragna a Parma, dopo Franca Zanichelli, direttrice del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, converserà con le premiate.

Maria Cristina Fossi è Professore Associato in ecologia ed ecotossicologia all’università di Siena e dal 2000 è responsabile scientifico del “Laboratorio Biomarkers” del Centro interuniversitario di biologia marina.

La Fossi, con 540 pubblicazioni scientifiche,  ha dato un contributo essenziale all’utilizzo di biomarkers non distruttivi per la valutazione di rischio ecotossicologico nei mammiferi marini, uccelli e rettili ed è considerata una dei massimi esperti mondiali in questo ambito.  Dal 2000, all’0interno dell’International Whaling Commission, è un valido supporto scientifico contro la caccia alle balene. Dopo aver pubblicato diversi studi sugli effetti degli interferenti endocrini  sui grandi pesci pelagici e sui cetacei, nel 2012 ha presentato le prime evidenze a livello mondiale  sugli effetti delle microplastiche sulle balene ed altri grandi filtratori marini.

Letizia Marsili, ricercatrice al Dipartimento di scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente dell’università di Siena, fin da dopo la laurea in scienze biologiche, si è sempre occupata  della valutazione dello stato tossicologico dell’ambiente marino, utilizzando come specie target  mammiferi marini, uccelli, pesci e rettili. Per quanto riguarda i cetacei, la Marsili è nota per aver sviluppato metodologie di campionamento innovative e non distruttive come la biopsia cutanea, che permettono di studiare i cetacei “freee ranging”, nel loro ambiente naturale e senza disturbare le popolazioni di delfini e balene.

Da circa 25 anni è una delle responsabili della Rete Spiaggiamenti di cetacei e tartarughe marine della Toscana, sia per curare e restituire al mare gli esemplari feriti o malati, sia per effettuare le dissezioni che permettono di capire le cause della morte di animali che, essendo al vertice della catena alimentare, possono fornire informazioni preziose sulla presenza di contaminanti ambientali, dal DDT, idrocarburi, metalli pesanti e microplastiche.

La Marsili ha al suo attivo numerose collaborazioni e pubblicazioni scientifiche ed ha fatto parte anche del Direttivo del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.