Il riscaldamento globale (e urbano) cambia le dimensioni degli invertebrati

Con l’aumentare della temperatura, in generale le comunità animali sono costituite da specie progressivamente sempre più piccole

[7 giugno 2018]

«Insetti, ragni e crostacei in un prossimo futuro andranno incontro a variazioni delle loro misure corporee a causa del riscaldamento globale, a seconda che si trovino in città, in aree naturali o in zone frammentate e questo avrà conseguenze per le specie che di essi si nutrono». E’ quanto emerge dallo studio ”Body-size shifts in aquatic and terrestrial urban communities”  pubblicato su Nature da un team internazionale di ricercatori di  cui fannp parte  Diego Fontaneto dell’istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ise) e Elena Piano del  Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi (Dbios) dell’Università di Torino.

Al Cnr-Ise spiegano che «La ricerca, svolta in Belgio e finanziata dal governo belga, ha preso in considerazione dieci gruppi di invertebrati in habitat terrestri e acquatici con temperature diverse a seconda del livello di urbanizzazione, più calde in città, a temperature intermedie in habitat agricoli, e meno calde in habitat naturali».

La Piano evidenzia che «I risultati mostrano che in generale le comunità animali sono costituite da specie progressivamente sempre più piccole all’aumentare della temperatura. Una temperatura ambientale più elevata, come quella che si trova in città, aumenta i tassi metabolici e le specie più piccole si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo le temperature corporee adatte alle loro attività: questo è vero soprattutto per gli animali invertebrati, la cui dimensione corporea è quindi legata all’intero ecosistema».

Il team di ricercatori ha registrato diminuzioni di dimensioni che vanno dal 15% dei crostacei ostracodi al 20% dei coleotteri e dei ragni erranti, fino al 45% dei crostacei cladoceri che costituiscono un elemento importante del plancton d’acqua dolce.

Il leader del team di ricerca belga, Hans Van Dyck dell’Université catholique de Louvain, spiega a sua volta: «Ci si potrebbe aspettare che la frammentazione delle risorse ecologiche in ambiente urbano costituisca un filtro importante per la mobilità, facendo in modo che siano soprattutto le specie più mobili che si mantengano nelle comunità urbane», ma la Fontaneto spiega che non è così: «Gli ambienti urbani sono però caratterizzati, oltre che da temperature maggiori rispetto alle aree naturali limitrofe, anche da un’elevata frammentazione degli habitat disponibili, con piccole aree naturali separate da vaste aree completamente antropizzate. Abbiamo scoperto che questo elemento aumenta, all’opposto, la frequenza delle specie di dimensioni maggiori. In città abbiamo per esempio trovato specie in media del 10% più grandi nelle farfalle diurne e del 20%nelle falene notturne, nelle cavallette e nei grilli. Per questi gruppi, in ambiente urbano, a causa della frammentazione degli ambienti idonei, sopravvivono quindi le specie di dimensioni maggiori malgrado l’aumento di temperatura».

La Piano fa notare che «L’effetto di “isola termica” o “isola di calore” che sperimentiamo in molte zone urbane in qualche modo anticipa temperature che in futuro potrebbero registrarsi anche al di fuori delle città».

La forza di questo studio sta nella grande varietà di gruppi animali studiati, raccolti in 81 siti della Regione di Bruxelles e nelle Fiandre, per un totale di 95.001 animali appartenenti a 702 specie.

La perdita di alcune specie avrà un forte impatto sul funzionamento degli ecosistemi urbani e a, a causa della perdita di prede, anche mammiferi e uccelli,  animali a sangue caldo potenzialmente non influenzati da temperature superiori di pochi gradi, subiscono indirettamente gli effetti del riscaldamento sull’ambiente e sull’ecosistema. Fontaneto conferma: «Tutti gli animali insettivori, come uccelli e piccoli mammiferi, dovranno investire maggiori energie per ottenere la stessa quantità di cibo catturando un numero maggiore di prede sempre più piccole. La ricerca fornisce le basi per elaborare un’adeguata pianificazione urbana e aumentare l’effetto positivo delle aree verdi». Per i ricercatori «Questo comporta la realizzazione e la modificazione dei piani idrici urbani e delle infrastrutture ecologiche urbane, con l’obiettivo di aumentare la quantità e la qualità degli habitat».

Il principale autore dello studio, Thomas Merckx dell’Université catholique de Louvain, precisa: «Il Nostro pianeta si urbanizza rapidamente ed è certo che questo induce una perdita della biodiversità» I risultati di questo studio aprono la strada ad altri studi per chiarire la maniera in cui l’ubanizzazione porta a questi cambiamenti nelle dimensioni degli invertebrati  e su quel che comporta per il funzionamento degli ecosistemi.

In un altro studio, che sta per essere pubblicato su Global Change Biology, dedicato unicamente alle falene, i ricercatori dimostrano anche che, «All’interno delle specie di dimensioni più grosse, sono gli individui più grandi ad essere favoriti in ambiente urbano. Cioè, questi cambiamenti della taglia corporeaa si producono sia a livello di comunità che a livello inter-specie».