Il ritorno delle specie selvatiche in Europa. Recuperano bisonti, orsi, aquile, castori lupi e linci

Funzionano le direttive Ue Habitat e Uccelli, ma la perdita di biodiversità continua

[26 settembre 2013]

Gli scienziati della Zoological Society of London (Zsl), BirdLife International ed European Bird Census Council (Ebcc) hanno lavorato con esperti di tutta Europa per raccogliere i dati più rilevanti sulla distribuzione e l’abbondanza delle specie selvatiche. Ne è venuto fuori il rapporto ‘Wildlife Comeback in Europe’, che descrive come, perché e dove 37 specie di mammiferi e uccelli sono ritornati nel corso degli ultimi 50 anni, fornendo insegnamenti importanti per la conservazione di queste e altre specie.

L’obiettivo principale dello studio, commissionato da Rewilding Europe, è quello di generare una visione basata sulla scienza di come e perché le specie hanno dimostrato un forte recupero nei numeri e nella loro distribuzione durante il periodo 1960 – 2010.

Il recupero è molto evidente per alcune specie di uccelli rapaci che in passato hanno sofferto per la persecuzione, la caccia o avvelenamento. Ad esempio, l’aquila dalla coda bianca, ha avuto un recupero impressionante, con una crescita di oltre il 300% tra il 1970 ed il 2010, così come l’aquila imperiale orientale che è aumentata di oltre il 250% tra il 1993 e il 2013. Grazie alla protezione legale, la popolazione europea di aquila dalla coda bianca  è cresciuta da meno di 2.500 coppie nel 1970 a 9.600 coppie nel 2010, e la specie ha recentemente ricolonizzato parti del suo ex areale nel nord e centro Europa.

Altre specie che stanno molto meglio sono la Cicogna bianca che è aumentata quasi del 100% tra il 1984 e il 2004/5 o Pellicano riccio che è aumentato di quasi il 300% tra il 1994 e il 2012.

Tra le specie dei mammiferi, il bisonte europeo è quello che ha fatto la maggiore rimonta: il più grande erbivoro dell’Europa era estinto in natura nei primi anni del XX secolo a causa della caccia indiscriminata e della perdita di habitat. Dopo un programma di allevamento e di reintroduzione su larga scala basato sugli individui superstiti in cattività, popolazioni selvatiche sono state ristabilite in alcune aree dell’Europa centrale e orientale, con una roccaforte tra la Polonia e la Bielorussia. La popolazione totale è ora di quasi 3.000 individui.

Anche l’orso bruno, il più grande predatore europeo dopo l’orso polare, è aumentato di numero in Finlandia, Svezia e Lettonia. Questa specie carismatica ha beneficiato della tutela giuridica, ma il suo futuro dipende in larga misura dall’accettazione della sua presenza da parte delle persone che vivono nel suo vasto areale.  Infatti, non solo per l’orso, il recupero della fauna selvatica dipende dalla possibilità di disporre di habitat che si estendono su grandi superfici. Invece alcuni problemi possono venire da una crescente interazione tra la fauna selvatica e la gente. Solo se questi problemi vengono compresi e mitigati con successo, può essere realizzato un territorio europeo “funzionante” sia per gli esseri umani che per la natura.

Christina Ieronymidou, european research assistant di BirdLife International, spiega che «con i lavori di conservazione le specie possono recuperare se si fanno le giuste azioni. Nello studio Wildlife Comeback abbiamo analizzato 19 diverse specie europee e abbiamo visto in media un aumento del 5% all’anno. La  crescita e di declino delle specie dipendono dalle misure di conservazione che prendiamo, per questo i nostri sforzi devono essere persistenti».

Nonostante il ritorno di alcuni uccelli e mammiferi europei, molte altre specie restano a rischio, comprese anche specie ad ampia diffusione e ritenute  comuni. Inoltre, i risultati del rapporto devono essere viste nel contesto del più vasto trend di cali storici. In alcuni casi, come ad esempio con i carnivori come la lince eurasiatica e del lupo, oppure il castoro europeo (pure in forte crescita) e molte specie di uccelli tra cui il nibbio reale, gli areali e l’abbondanza erano già diminuite drasticamente rispetto alle distribuzioni storiche dalla metà del XX secolo. La rinascita della vita selvatica deve quindi essere valutata con cautela, in quanto molte specie non hanno ancora raggiunto il livello necessario per assicurare popolazioni vitali a lungo termine.

Ruud Foppen, presidente dell’Ebcc evidenzia che «i casi di studio del recupero della fauna selvatica in questo rapporto sostengono decenni di sforzi per la conservazione in Europa. Normative importanti come le direttive gli Uccelli e Habitat hanno permesso una migliore regolamentazione della caccia, delle specie e della protezione dei siti e la messa a fuoco di investimenti conservazionistici. Dimostrano che, con sufficienti risorse e sforzi adeguati, le specie possono essere recuperate, anche dal rischio di estinzione. Tuttavia, le storie di successo sono più difficili da trovare tra le specie che devono affrontare crescenti minacce, come ad esempio l’agricoltura intensiva. Pertanto, la conservazione nei prossimi decenni deve continuare a costruire sui recenti successi, anche ripristinando paesaggi funzionali, ma deve anche prendere in considerazione quelle specie che sono minacciate da un uso del territorio e dalla nostra sempre crescente fame di risorse».

Il recupero della fauna selvatica non si limita alle specie presentate in questo studio, ce ne sono molte altre  che stanno mostrando trend di recupero simili, ma non bisogna dimenticare che stiamo allo stesso tempo perdendo un impressionante numero di uccelli e mammiferi europei, che in generale la biodiversità sta ancora diminuendo.

Jonathan Baillie, direttore conservazione della Zsl di conservazione, dice: «E’ essenziale che celebriamo ed impariamo dai grandi successi della conservazione. Questo studio ci aiuta a capire gli interventi e le condizioni necessarie per di provare recuperi simili per una vasta gamma di specie». E Frans Schepers, amministratore delegato di Rewilding Europe, aggiunge: «Questo rapporto dimostra che la  vita selvatica si riprenderà, se noi glielo permettiamo. Con una protezione legale continua e forte, un attivo potenziamento delle popolazioni della  fauna selvatica esistenti e le reintroduzioni per riportare le specie andate perdute, combinate ad una crescente tolleranza nei confronti della fauna selvatica, più specie sicuramente seguiranno».

I risultati del rapporto saranno presentati durante Wild10, il decimo World Wilderness Congress  che si terrà a Salamanca, in Spagna, il mese prossimo.

Per Gerben-Jan Gerbrandy,  un europarlamentare liberaldemocratico olandese, relatore per la biodiversità, «questo rapporto mostra prima di tutto la sorprendente capacità di recupero della natura, inoltre, sottolinea l’importanza della politica dell’Ue. Le direttive uccelli e habitat, la rete di Natura 2000 delle aree protette e la direttiva quadro sulle acque sono tutti esplicitamente accreditati per supportare questo impressionante ritorno di fauna selvatica. La rivitalizzazione dell’Europa supera la protezione della natura, perché queste specie iconiche creano opportunità uniche per lo sviluppo rurale. Sono fermamente convinto che gli investimenti intelligenti nella natura creano enormi opportunità economiche e continuerò a lavorare con forza a Bruxelles per trasformare il “rewilding” dell’Europa in realtà».