Illegalità diffuse nel Parco Nazionale della Sila. Controllo del territorio inesistente

Legambiente: «Il Parco sta a guardare senza promuovere nulla»

[14 agosto 2015]

Sila

 

Riceviamo e pubblichiamo

 

Dai rave party organizzati oramai con cadenza settimanale, agli allevatori che minacciano escursionisti a non utilizzare i “loro” sentieri, al taglio abusivo di alberi, all’abbandono dei rifiuti in ogni area frequentata. È’ questa la cartolina che offre in questo periodo, il Parco nazionale della Sila, un territorio di grande valore naturalistico ma gestito senza passione e senza nessun legame con la realtà. Non passa giorno che non siamo costretti a chiamare il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Provinciale, i Carabinieri, e persino i volontari della Vigilanza Ambientale, per segnalare che nel solito posto nei pressi del Lago Votturino si sta consumando un rave party illegale, ovviamente a base di sballo per i frequentatori e di rumore assordante per la fauna selvatica. E nonostante il posto dove si svolge il reato sia noto da anni, non si fa nulla per impedire l’accesso in quel luogo. Misure di prevenzione di questo tipo sono possibili, quando se ne ravvisa la necessità anche in via urgente, e vengono messe in atto in tutte le aree protette italiane per impedire il disturbo della fauna, la fruizione incontrollata dei sentieri o la tutela di particolari habitat. Solo l’Ente Parco nazionale della Sila resta immobile e spera che siano altri a dover intervenire forse non sapendo che il soggetto a cui tocca il primo intervento è proprio l’Ente parco che come in altre occasioni da noi segnalate in questi anni, resta a guardare e applica la cosiddetta “tutela di carta”, quella esercitata attraverso richiami con lettere o che sta solo scritta nei decreti di legge che istituiscono il Parco, ma che non trovano applicazione concreta. Nell’attesa che il Parco si svegli dal suo letargo, chiediamo alla Polizia provinciale, al Corpo Forestale dello Stato ed ai Carabinieri, che nei giorni scorsi sono intervenuti per prendere visione della spazzatura disseminata lungo la vecchia SS 107 dagli organizzatori del rave party, di proseguire con le indagini e individuare il furgone bianco segnalato da alcuni cittadini che ha abbandonato i rifiuti e, sicuramente, appartiene agli organizzatori dei rave party.

Siamo inoltre molto preoccupati di quanto avviene lungo i sentieri del Parco, dove al recente ritrovamento di un vitello morto per cause ancora sconosciute, si susseguono segnalazioni di escursionisti che vengono avvicinati da allevatori che li invitano ad allontanarsi dalle loro proprietà. Da anni segnaliamo che la Sila è gestita sostanzialmente da questi signori, molti nomi noti alle forze dell’ordine e appartenenti alle cosche del crotonese, ma fino ad oggi non era ancora capitato che escursionisti, soprattutto se forniti di macchina fotografica in bella vista, fossero invitati ad andarsene. Avere una mappatura ed una anagrafe degli allevamenti e dei loro proprietari che frequentano il Parco sarebbe il minimo anche per evitare, banalmente, che si introducano capi infetti che possono trasmettere patologie importanti alla fauna selvatica. Ma in Sila può capitare che si trovi un vitello morto, senza segni identificativi, senza saperne il motivo del decesso è senza che ne nessuno ne reclami la perdita. Diciamo chiaramente che Sila esiste il caso delle vacche sacre e dei bovini randagi! Nel frattempo in località San Bernardo si fa un taglio abusivo di ontani (le piante non risultano martellate) lungo l’argine di un torrente, e segnaliamo la cattiva gestione, e sorveglianza, del patrimonio forestale all’interno del Parco che abbiamo più volte denunciato. In attesa che passi il ferragosto e che i boschi silani smaltiscano il passaggio dei tanti vacanzieri, segnaliamo anche che il Parco non si è ancora dotato di un regolamento per la fruizione delle aree pic-nic, per il campeggio provvisorio che viene fatto in maniera selvaggia e che la capacità di controllare il territorio in quel periodo, come per il resto dell’anno, è pari a zero. Segnaliamo da anni questo problema, come gli altri del resto, e siamo speranzosi che il Parco della Sila, che si vende sui social molto bene, riesca in una cosa semplice: dimostri di esistere e di servire a qualcosa, e che i soldi che lo Stato destina all’Ente sono ben spesi per la tutela della natura e lo sviluppo sostenibile locale.

Legambiente Sila