Immagini eccezionali: fotografata una tribù sconosciuta in Brasile (FOTOGALLERY)

Nessuno conosce il loro nome e che lingua parlino. «Il giorno che lo scopriremo inizieranno ad avere problemi»

[23 dicembre 2016]

Le immagini che pubblichiamo sono quelle di  una tribù amazzonica incontattata sconosciuta scattate il 18 dicembre del fotografo brasiliano Ricardo Stuckert, che ha scoperto accidentalmente la tribù nello Stato dell’Acre (nord-ovest del Brasile), vicino al confine col Perù, dopo che il suo elicottero aveva cambiato rotta per evitare un temporale ed ha finito per sorvolare una grande capanna comunitaria degli indios. Nel  2014, è stata contattata una quarta tribù isolata dell’Acre, gli  Txapanawa.

Sull’elicottero c’era anche José Carlos Meirelles, un esperto di popolazioni indigene del Brasile con 40 anni di esperienza con i popoli indigeni e che ora lavora per il governo dello stato dell’Acre, che ha spiegato a The Guardian che nell’Acre vivono ancora tre popoli indigeni incottattati: «A volte un piccolo dettaglio può rivelare molto e, dato che le foto hanno una splendida definizione, si possono vedere dettagli da vicino».

Alcuni Txapanawa avevano spiegato a Meirelles – che credevano che gli elicotteri fossero qualcosa di magico, o un enorme uccello, e non avevano idea che potessero esserci persone dentro, fino a Meirelles  non gliel’ha detto.

Meirelles aveva già scorto nel 1988, durante delle spedizioni della Fundação Nacional do Índio  (Funai) nell’area, le tracce della presenza di questa misteriosa tribù ed era anche sul volo della spedizione della BBC che nel 2010 filmò alcuni di questi indios. Sarebbero gli stessi indios dipinti di rosso che allora tirarono frecce contro un aereo del Funai. «Questi gruppi cambiano posizione ogni quattro anni o giù di lì – spiega ancora Meirelles intervistato dal National Geographic – Si spostano nei dintorni. Ma è lo stesso gruppo. Usano asce, machete, padelle, sanno del nostro mondo, ma ne sanno molto poco. Non hanno alcuna idea della confusione in cui siamo»- Secondo lui la tribù incottattata  è composta da circa 300 persone che coltivano banane, patate dolci, manioca e arachidi e cacciano e pescano.

Gli utensili utilizzati da questi indios che vivono vicino alle sorgenti dei fiumi Envira e Humaitá risalgono probabilmente al 1910, quando, secondo alcune segnalazioni, avrebbero attaccarono degli insediamenti di coloni e portarono via machete e assi di legno. «Li stanno usando da molto tempo – sottolinea Meirelles – Fanno praticamente parte della loro cultura. Gli strumenti hanno permesso loro di ripulire aree di foresta abbastanza grandi da poter espandere la produzione di cibo».

Nonostante Meirelles sia molto preoccupato perché negli ultimi anni nell’area altri gruppi di indigeni, soprattutto sul lato peruviano, hanno subito molte minacce da trafficanti e compagnie petrolifere, gli indios incottattati fotografati da Stuckert hanno un aspetto sano.

Meirelles  ha detto che nessuno conosce il nome della tribù: «Noi li chiamiamo gli indiani delle sorgenti del fiume Humaita. Non hanno mai preso contatto con nessuno, non abbiamo idea di quale lingua parlino e chi sono. Per fortuna non lo sappiamo. Il giorno che lo scopriremo inizieranno ad avere problemi».

La tribù fa uso di elaborate pitture corporee e sfoggia singolari acconciature: «Pensavamo che tutti si tagliassero i capelli allo stesso modo . ha detto Meirelles a National Geographic – Non è vero. Si può vedere che hanno molti stili diversi. Alcuni sembrano molto punk».

Le foto sono state realizzate dopo una prima fuga degli indios di fronte all’arrivo dell’elicottero, poi è scattata la curiosità umana reciproca che ha permesso all’elicottero di avvicinarsi e a Stuckert di scattare le magnifiche foto che pubblichiamo. Ma prima gli indios avevano tirato un’impressionante raffica di frecce contro l’elicottero, cosa che secondo Meirelles rappresenta un sano segnale di resistenza: «Sono messaggi, quelle frecce significano: “Lasciateci in pace. Non disturbate”».

Stuckert, che prima lavorava per grandi media brasiliani come Veja e O Globo, ora dice di fotografare soprattutto per i suoi 4 figli: «Sono molto curiosi, sempre a fare domande – ha detto a National Geographic – Sono molto interessati a come vivono questi indios, queste persone che sono stati i primi abitanti umani del nostro Paese. Vogliono sapere ogni dettaglio».

Stuckert spera che il suo prossimo libro, Índios Brasileiros, risveglierà la curiosità e la coscienza delle giovani generazioni successive, perché provino lo stesso brivido che ha sentito lui quando li ha avvistati dall’elicottero: «E’ stato sorprendentemente potente ed emozionante. L’esperienza mi ha toccato profondamente: un evento unico. Viviamo in un’epoca in cui gli uomini sono stati sulla luna. Eppure, qui in Brasile ci sono persone che continuano a vivere come l’umanità ha fatto per decine di migliaia di anni».

A differenza di altri Stati dell’Amazzonia brasiliana, l’Acre tutela e sorveglia la foresta e i suoi abitanti indigeni. Per ora, le tribù isolate dell’Acre sembrano essere al sicuro, ma come scriviamo proprio oggi in un altro articolo di greenreport.it, oltre il confine, in Perù, gli indios incottattati sono sempre più in pericolo  a causa di taglialegna illegali, cercatori d’oro, trafficanti di droga e compagnie petrolifere, minacce che in passato hanno sterminato, con le malattie e le armi, intere tribù. «Una volta che il loro territorio è invaso dai taglialegna o cercatori, i gruppi isolati sono finiti – dice Meirelles – Potrebbero scomparire dalla faccia della terra, e noi non lo sapremmo nemmeno».