Imparare dal crollo della popolazione di balene per aiutare le specie a rischio estinzione

I dati sulla caccia alle balene: segnali di un collasso globale 40 prima che avvenisse

[23 giugno 2017]

Lo studio  “Body size shifts and early warning signals precede the historic collapse of whale stocks”, pubblicato su  Nature Ecology & Evolution. Da un team di ricercatori delle università di Zurigo e della Tasmania  ha utilizzato le dettagliate registrazioni dei dati della caccia alle balene del XX secolo raccolti dall’ International wWhaling committee (Iwc)  per vedere gli effetti del sovrasfruttamento sulle popolazioni di balene e ha utuilizzato questi dati storici per  sviluppare metodi che possono essere applicati alle specie che attualmente sono a rischio di estinzione.

I ricercatori sottolineano che «La pesca eccessiva è una minaccia affrontata da molte specie marine ed è un problema che rischia di aggravarsi con la popolazione umana in aumento. La pesca eccessiva può portare al collasso degli stock ittici, che possono richiedere molti decenni per recuperare, o non riuscirci  affatto. Un classico esempio di questo è il sovrasfruttamento delle balene per grasso, l’olio e la carne durante il XX secolo, durante il quale si  verificarono grandi crolli nel numero di balene, dopo decenni di sovrasfruttamento».

Precedenti studi avevano suggerito  che cambiamenti estremi nella dimensione corporea media di una popolazione, insieme alle fluttuazioni nel numero di individui, potesse  essere indicativo di un collasso imminente di popolazioni animali, ma  non era mai stato dimostrato prima in una popolazione selvatica.  Il team, guidato dallo svizzero  Christopher Clements del Dipartimento di biologia evolutiva e studi ambientali dell’università di Zurigo, ha analizzato i dati sul numero e le dimensioni delle balene raccolti dal 1900 in poi per cambiamenti rivelatori delle i dimensioni del corpo e le fluttuazioni dei numeri degli individui fossero stati  presenti prima del crollo documentato  delle popolazioni di balene . «Abbiamo esaminato i dati su  balenottera azzurra, balenottere  e capodogli e abbiamo scoperto diminuzioni significative nelle dimensioni corporee nei capodogli presi negli anni ’80, 4 metri più corti, in media, rispetto a quelli del 1905. “Questo significa che i segnali di allarme  erano rilevabili fino a 40 anni prima del  crollo della popolazione».

Questi risultati suggeriscono che il monitoraggio dei cambiamenti delle dimensioni corporee medie potrebbe aiutare a prevedere quando le popolazioni sono a rischio collasso.

Clements conclude: «La nostra tecnica potrebbe essere utilizzata per contribuire a tenere sotto controllo altre specie di interesse conservazionistico. Inoltre, potrebbe consentire interventi da mettere in atto per fermare che questo [collasso]  accada».