In Adriatico di nuovo eutrofizzazione (e mucillagini). Ecco perché

[13 agosto 2014]

«Ci risiamo – denunciano da Europaviva21 – ci sono le mucillagini in Adriatico e si presentano come sempre con una colorazione giallognola “tipo cappuccino”. Purtroppo la soluzione è solo “una burrasca”. Quello che è chiaro a tutti è che le poco desiderabili mucillagini e l’eutrofizzazione delle acque arrivano dopo un periodo di piogge intense che hanno interessato tutto il Bacino Padano Adriatico e le piene che hanno fatto tremare le popolazioni per paura di nuove esondazioni dopo quelle dei mesi scorsi».

E’ stato puntualmente la Motonave Daphne a segnalare la cosa già il 5 agosto  e direttrice della Struttura oceanografica Daphne dell’Ap rpa Emilia Romagna, Carla Rita Ferrari, ha spiegato perché in questi ultimi giorni l’acqua del mare non è limpida e trasparente: «A fronte di un estate meteorologicamente insolita, caratterizzata da frequenti e intense piogge che quasi quotidianamente si presentano sul nostro territorio e soprattutto sul bacino padano, assistiamo da fine marzo al continuo fluire a mare delle acque fluviali che, a seguito del  dilavamento dei terreni, arricchiscono il mare di sostanze nutritive di azoto e fosforo, che innescano condizioni eutrofiche. Infatti l´eccessiva presenza nelle acque di questi elementi causa la proliferazione di alghe: ci riferiamo sia a microalghe (di dimensioni microscopiche pari ad alcuni micron e visibili quindi solo con un microscopio), che a macroalghe, visibili a occhio nudo e presenti, particolarmente in aree protette da barriere frangiflutti, caratterizzate da scarso idrodinamismo».

All’Arpaer spiegano che «Queste alghe, se presenti in alte concentrazioni, contribuiscono ad una marcata riduzione della trasparenza e conferiscono alle acque caratteristiche colorazioni che vanno dal verde al marrone a seconda della specie che si sviluppa in maggioranza. Le condizioni eutrofiche si manifestano prevalentemente nella parte settentrionale della costa in quanto essa è direttamente investita dagli apporti del Po, per poi diminuire proseguendo da Nord verso Sud; possono intensificarsi con condizioni di mare calmo, in presenza di uno scarso idrodinamismo che non facilita il miscelamento delle acque. Un insieme di condizioni al contorno che favoriscono la formazione di aree ipossiche/anossiche (carenza/assenza di ossigeno disciolto) negli strati di fondo rilevati già a partire da fine maggio in varie zone in costa e al largo, anche se in maniera discontinua.  La carenza di ossigeno crea conseguentemente condizioni non idonee alla vita degli organismi che vivono a stretto contatto dei fondali causando sofferenza, migrazione degli organismi più mobili e moria di quelli sessili (fissi). Il verificarsi di fenomeni di anossia crea problemi anche alle attività di pesca, in quanto i pesci modificano i loro areali di distribuzione, allontanandosi da aree che presentano condizioni ipossiche/anossiche». L’ultimo affioramento di mucillaggini nella costa emiliano-romagnola è avvenuto nel 2004.

Secondo Luigi Rambelli, portavoce di Europaviva21, «La situazione odierna dimostra che non bisogna mai abbassare la guardia sulla gestione del territorio. Anche se ci si vuole rassicurare per la presenza di nutrienti e di sostanze non inquinanti l’enorme quantità di azoto e fosforo sversati in mare dai fiumi e l’eutrofizzazione sono altamente pericolose per l’ecosistema marino e vanno affrontate con interventi sull’assetto dei territori che sopportano un peso intollerabile».

La Ferrari sottolinea che «E’ un fenomeno non generato dalla presenza/scarichi di sostanze inquinanti, infatti la testimonianza più antica risale al 1729, periodo in cui non erano state ancora sintetizzate molecole inquinanti. I meccanismi che inducono l’escrezione di tale materiale da parte delle microalghe in ambiente marino e le sue dinamiche di aggregazione sono tuttora oggetto di ricerca. Il materiale si può presentare, a densità diversa e a diverso stadio di aggregazione, nelle acque profonde per quasi tutto l’anno.
Nei primi mesi dell’anno si manifesta sotto forma di fiocchi bianchi (0.1-3 cm) denominati per somiglianza “neve marina”; nei mesi estivi, dopo ulteriori stadi di aggregazione, compare una fase a “filamenti” (1-20 cm) che tendono a distribuirsi più superficialmente lungo la colonna d’acqua. Generalmente il processo di aggregazione si arresta a questo stadio, ma può anche evolvere ulteriormente con fasi a “reticolo “ e “nuvole” (fino a 400 cm) fino ad affiorare nelle acque superficiali nei mesi più caldi. Una parte del materiale si deposita a livello dei fondali. In genere il materiale non affiora nello stesso tempo lungo la costa; compare in superficie localmente sotto forma di chiazze e strisce che, nel corso della giornata, possono variare di dimensione e spostarsi in funzione dei venti e delle correnti.  Quando vi è la predominanza di venti che spirano verso costa (ad esempio Scirocco)  viene sospinto e ammassato a ridosso dei porti, delle barriere frangiflutti e in zona di balneazione».