In Australia nuovo massiccio sbiancamento della Grande Barriera Corallina

Greenpeace: «La causa principale del fenomeno è l’aumento delle temperature, particolarmente elevate in Australia a febbraio»

[26 Marzo 2020]

Oggi la Great Barrier Reef Marine Park Authority ha confermato che «Si sta verificando lo sbiancamento di massa sulla Grande barriera corallina, con uno sbiancamento molto diffuso rilevato».

Grazie al completamento dei sondaggi aerei realizzati questa settimana insieme all’Australian research council centre of excellence for coral reef studies e alla James Cook University l’Authority è convinta che riuscirà a comprendere meglio la portata e la gravità di questo evento di sbiancamento.

La Great Barrier Reef Marine Park Authority sottolinea che «Mentre negli ultimi tempi si è verificato un clima più freddo, l’accumulo di calore, in particolare fino a febbraio, ha portato allo sbiancamento che ora viene osservato con i sondaggi aerei».

I risultati dati dalle indagini aeree sui circa 344.000 Km2 hanno evidenziato che il peggior sbiancamento si è verificato nelle barriere coralline che quest’estate [australe] hanno subito il più elevato stress termico, che si è esteso su ampie aree della barriera corallina. In alcune aree meridionali della barriera corallina che nel 2016 e 2017 non avevano praticamente subito sbiancamento ora c’è stato uno sbiancamento che va da moderato a grave. Le principali barriere turistiche nelle aree settentrionali e centrali della barriera corallina hanno subito solo un moderato sbiancamento, dal quale la maggior parte dei coralli dovrebbe essere in grado di recuperare. E’ stato rilevato uno sbiancamento da moderato a grave sui reef nella fascia media dell’estremo nord della Grande Barriera Corallina, dove i coralli rimasti dopo gli eventi del 2016 e del 2017 sono relativamente resistenti al caldo- Sono state identificar te le aree della barriera corallina ancora inalterate con reef integri.

Durante l’estate l’Authority ha realizzato sondaggi in mare e aerei, avvalendosi anche della citizen science e degli strumenti di mappatura e delle previsioni del caldo del Bureau of Meteorology australiano e della National oceanic and atmospheric administration Usa e dice che «Una volta completati i sondaggi aerei saremo in grado di confrontare questo evento con quelli del 2016 e del 2017. E’ importante ricordare che i coralli sbiancati non sono coralli morti: su reef leggermente o moderatamente sbiancati c’è una buona probabilità che la maggior parte dei coralli sbiancati si riprenda e sopravviva a questo evento.

Allo stesso modo, su reef gravemente sbiancate, ci sarà una maggiore mortalità dei coralli.

Il monitoraggio a lungo termine della salute della barriera corallina da parte dell’Australian Institute of Marine Science sarà fondamentale per continuare a comprendere la salute a lungo termine della Grande barriera corallina e le conseguenze dei successivi eventi di sbiancamento dei coralli. La Grande Barriera Corallina rimane sotto pressione a causa dello stress termico accumulato durante l’estate 2019/20, in particolare a febbraio e all’inizio di marzo 2020, con conseguente sbiancamento che si sta verificando».

La Great Barrier Reef Marine Park Authority conferma che «Il cambiamento climatico rimane la più grande sfida per la barriera corallina» e che quindi, per migliorare la resilienza della barriera corallina è essenziale ridurre le emission..

Il negazionismo del governo nazional-conservatore australianoi è già stato messo in crisi dai giganteschi incendi e dalle temperature record dell’estate australe appena conclusasi e sta investendo 1,9 miliardi di dollari australiani nella protezione della Grande barriera corallina, basandosi sui risultati scientifici e sui dati ambientali a livello mondiale anche per sostenere il Reef 2050 Plan da 2,7 miliardi di dollari in collaborazione con il governo del Queensland. Un investimento che raddoppierà fino a 38 milioni di dollari all’anno il Reef Joint Field Management Program per assumere più ranger e per aumentare la conformità delle attività di gestione della barriera corallina. Ulteriori investimenti per proteggere la i coralli prevedono operazioni di controllo delle stelle marine corona di spine, programmi per la qualità dell’acqua, la scienza marina, il monitoraggio degli ambienti della barriera e l’adattamento della barriera

Greenpeace ricorda che «La causa principale del fenomeno è l’aumento delle temperature, particolarmente elevate in Australia a febbraio, che ha portato a un drastico aumento anche delle temperature marine. A causa dello stress termico i coralli espellono le alghe (zooxanthellae) che vivono nei loro tessuti, causandone lo sbiancamento. Se le temperature non tornano alla normalità entro le 6-8 settimane, i coralli muoiono. I coralli possono sopravvivere a un fenomeno di sbiancamento, ma subiscono comunque un notevole stress. Nel 2016, il 93% dei coralli della Grande Barriera Corallina è stato soggetto a sbiancamento, e il 22% è poi morto, con aree colpite in modo severo dallo sbiancamento che hanno visto la morte fino al 50-90% dei coralli presenti».

Giorgia Monti, campagna mare di Greenpeace Italia, sottolinea che «I cambiamenti climatici stanno minacciando questo ecosistema unico, mettendo a rischio le comunità locali e gli operatori turistici che dipendono dalla conservazione della barriera corallina, ancora di più in questo momento in cui il Covid19 mette a rischio il loro lavoro»

La Grande Barriera Corallina è uno dei parchi più conosciuti al mondo e contribuisce in maniera significativa all’economia australiana. Greenpeace Australia chiede al governo federale che «Nel momento in cui vengono prese misure di stimolo all’economia di non sostenere l’industria del carbone e promuovere la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, che sono la principale minaccia per la barriera».

La Monti conclude: «Da anni gli esperti ci mettono in guardia sugli impatti del cambiamento climatico sulle barriere coralline tropicali. Quanti altri campanelli d’allarme dobbiamo aspettare prima di fare le scelte giuste? Dimezzare le emissioni di gas serra e tutelare le zone più sensibili dei nostri mari è l’unico modo di evitare che ecosistemi così preziosi scompaiano con gravi conseguenze anche per l’uomo».