In Australia si avvelenano i gatti selvatici per salvare i piccoli marsupiali in via di estinzione

[17 ottobre 2014]

Alla 12esima Conferenza delle parti  della Convention on Biological Diversity (Cbd) che si conclude oggi a Pyeongchang, in Corea del Sud, l’Australia si è impegnata a fermare entro il 2020 la perdita di biodiversità autoctona, in particolare quella dei piccoli marsupiali, visto che la Lista Rossa Iucn dice che nell’Isola continente ci sono 100 specie a forte rischio di estinzione e che negli ultimi due secoli in Australia si sono estinte 29 specie, cioè il peggior tasso di  estinzione di mammiferi in tutto il mondo. Si tratta spesso di creature minuscole come i Fuzzy-woylies, gli opossum pigmei di montagna, i potoroos di Gilbert.

Il 15 ottobre, di ritorno a Melbourne, il ministro dell’ambiente australiano, Greg Hunt, ha presentato un grande piano per invertire il rapido declino del numero di specie australiane, impegnandosi a porre fine alla perdita di specie autoctone di mammiferi entro il 2020. Hunt ha ammesso l’Australia ha una eredità di «fallimenti chiari e significativi» ed ha annunciato: «Ho fissato l’obiettivo di porre fine alla perdita delle specie di mammiferi, entro il 2020. Ma c’è di più: tra oggi e allora voglio vedere miglioramenti per  almeno 20 di queste specie. La nostra flora e la fauna sono parte di ciò che ci rende australiani. Non voglio che l’estinzione di specie come il numbat, i quokka, il bilby, pesi collettivamente sulle nostre coscienze».

Ma e le buone intenzioni dell’Australia si trovano a fare i conti con un nemico tanto feroce quanto inatteso: i gatti rinselvatichiti (e domestici), che per gli scienziati sono il killer non umano più insidioso della biodiversità australiana.

Secondo un’inchiesta di The Guardian, in Australia vivono ben 20 milioni di gatti selvatici e questi piccoli cacciatori introdotti dall’uomo ogni giorno uccidono 75 milioni di uccelli e piccoli mammiferi, compresi quelli in via di estinzione e marsupiali la cui consistenza numerica è ormai ridotta a vicino lo zero.

Se il governo australiano vuole mantenere i suoi impegni ed evitare l’estinzione dei piccoli marsupiali autoctoni deve ridurre drasticamente il numero dei gatti selvatici, fino all’eradicazione nelle aree dove ci sono popolazioni di marsupiali più a rischio.

Siccome in Australia non sono ancora arrivate molte delle nostre preoccupazioni animaliste, il governo ha sperimentato una strategia per ridurre le popolazioni di gatti che consiste semplicemente nella diffusione di esche avvelenate al quale è stato dato il nome di “Curiosity”, il problema è che possono attrarre ed uccidere anche altri animali, ma secondo lo studio  . “Field efficacy of the Curiosity®  bait for managing feral cats at Roxby Downs, South Australia”, realizzato dall’Arthur Rylah Institute for Environmental Research per il governo federale di Canberra, le esche avvelenate Curiosity devrebbero uccidere solo i gatti.  Nel rapporto infatti si legge: «Una differenza fondamentale tra l’esca Curiosity® e le esche convenzionalmente prodotte … è che la sostanza tossica è ospitato in un pellet incapsulato che viene inserito nella scatola di Curiosity®. Mentre molte specie di fauna selvatica potrebbero consumare l’esca, la dimensione e la durezza del pellet … ha dimostrato di stimolare il rigetto, cioè lo sputamento del pellet nella stragrande maggioranza di queste specie. Questo approccio ha ridotto l’esposizione delle specie native non bersaglio sfruttando i diversi comportamenti alimentari dimostrati dai gatti selvatici rispetto alle specie autoctone».

Non è certo colpa dei gatti affamati se in Australia ce ne sono così tanti: ancora una volta è colpa dell’incoscienza umana. I gatti hanno seguito la colonizzazione “bianca” dell’Australia ed ora gli australiani sono costretti a scegliere tra le specie importate che hanno aiutato a prosperare e le specie autoctone che hanno praticamente condannato all’estinzione.

Hunt ha detto che l’esca avvelenata Curiosity è un «potenziale game-changer» e che intanto verrà utilizzata massicciamente per eliminare i gatti da Christmas Island. Hunt ha promesso ulteriori interventi del governo federale contro i gatti per proteggere le specie autoctone a Kakadu, Norfolk Island e Raine Island nella Grande Barriera Corallina, nota per la sua popolazione di tartarughe marine.

Altri 3,3 milioni di dollari australiani verranno spesi per proteggere il diavolo della Tasmania ed Hunt ha rivelato una nuova iniziativa per aiutare l’opossum di Leadbeater in via di estinzione, che è l’emblema faunistico del Victoria, ma che è gravemente minacciato dagli incendi boschivi e dalle concessioni forestali.

525 milioni di dollari andranno alla Green Army, una coalizione che finanzia gruppi di giovani per operazioni di riforestazione e di rimozione di vegetazione infestante, che Hunt ha indicato come una delle strade per proteggere le specie minacciate. Ma i primi progetti della Green Army riguardano solo marginalmente la lotta ai gatti selvatici e alle specie invasive.

Hunt ha ammesso che l’Australia ha completamente fallito nell’impegno ad arrestare il declino delle specie minacciate, sottolineando che «L’elenco nazionale dei mammiferi, uccelli, pesci e rettili in via di estinzione contiene 1.749 specie e cresce di anno in anno. So bene che la legislazione da sola non è la soluzione. E’ in grado di fornire un quadro di riferimento e una guida, ma troppo spesso ne siamo compiaciuti e ci  aspettiamo le leggi forniscano la soluzione. Come dimostra il nostro track record ambientale, abbiamo avuto solo un successo limitato. La buona politica e il cambiamento sono  condotti dalla comunità. L’ambiente non è diverso. Il mio obiettivo come ministro è quello di ispirare le persone a unirsi a me in questo viaggio, di rifocalizzare il modo in cui gestiamo il nostro ambiente e per aiutare la comunità che si impegnano al loro livello locale. E’ solo allora che vedremo una reale differenza ed è  quello che nessun legislatore potrà mai raggiungere da solo per legge».

Peccato che questa visione liberista della gestione dell’ambiente sia esattamente quella che ha portato al disastro della biodiversità australiana per mano dei “civilizzatori” tanto cari ai liberaldemocratici.

Ma Hunt ha difeso il piano del governo di devolvere le licenze ambientali agli Stati: «Questa mossa ha già portato in Queensland, New South Wales e South Australia all’adozione di standard ambientali più elevati per soddisfare i criteri federali di prima della concessione, oltre a fornire milioni di dollari in potenziali benefici economici». Eppure a giugno l’auditor general australiano aveva espresso forti preoccupazioni, definendo «carente e passive» il dipartimento dell’ambiente quando si tratta di far rispettare gli stessi regolamenti citati da Hunt, che ha risposto: «Il  numero di personale rispetto ad allora è triplicato».

Ma il ministro dell’ambiente australiano ha dovuto ammettere che la Grande Barriera Corallina è sotto pressione anche se si è detto orgoglioso di aver scongiurato un piano per scaricare i fanghi di dragaggio sul reef, peccato che quel progetto, inizialmente approvato alla fine del 2013 dal governo e dallo stesso Hunt, sia stato ritirato solo dopo la forte protesta degli ambientalisti e dell’opinione pubblica. .

Comunque Jess Abrahams, dell’Australian Conservation Foundation, si è detto incoraggiato da gran parte del piano di Hunt: «L’ambizione di proteggere i mammiferi entro il 2020 è grande e le ambizioni di impegnarsi per  mantenere tutte le specie in via di estinzione in natura per i prossimi 100 anni è fantastica. “E’ un bene che abbia anche riconosciuto l’eredità degli errori del passato» ha detto a The Guaria Australia, ma ha aggiunto: «Il governo deve fare di più per proteggere gli habitat delle specie minacciate. La recente approvazione della grande miniera di Carmichael nel Queensland mette in pericolo l’areale del fringuello gola nera in via di estinzione. Il ministro parla della miniera come se fosse un paesaggio arido ma non riconosce che è dove vive una specie minacciata. “Se non può usare il suo potere per proteggere le specie minacciate, chi può farlo? Non vedo il governo a fare ciò che è necessario per avere successo. La pasturazione dei gatti  è una gran cosa, ma le specie continueranno a diminuire se il governo permette che i  loro habitat vengano distrutti e non  fornisce i dollari per attuare i piani per le specie minacciate».