In California le navi rallentano per salvare le balene

[6 agosto 2014]

Sei grandi compagnie di navigazione internazionali, Cosco, Hapag Lloyd, K Linea, Maersk Line, Matson, e United Arab Shipping Company hanno deciso di rallentare la velocità delle loro navi nel tratto di mare davanti a Santa Barbara, in California: la decisione rientra in un progetto coordinato per ridurre l’inquinamento dell’aria e proteggere le balene in via di estinzione.

Nel mare che va fino alle Channel Islands, a nord di Los Angeles, le navi delle 6 compagni porteranno la loro velocità  da 21 miglia all’ora a meno di 14 miglia all’ora, in cambio riceveranno un incentivo di 2.500 per il transito rallentato attraverso il canale, ma attualmente il finanziamento disponibile è sufficiente a coprire 16 transiti, mentre il consorzio ha presentato richieste per 30 linee e si stanno quindi cercando finanziamenti per espandere l’iniziativa.

Shiva Polefka, un ricercatore dell’Ocean Program del Center For American Progress, ha detto a ThinkProgress che «Questo è un programma pilota destinato a dimostrare che le navi rallentano quando viene dato un incentivo. Una volta che avremo in mano i dati, possono essere coinvolte le istituzioni di livello superiore, con più finanziamenti, per ampliare la copertura. Ciò che rende questo programma degno di nota è che gli ambientalisti locali  e i leader di companies internazionali so sono messi al tavolo ed hanno iniziato ad attuare una soluzione semplice che riduce l’inquinamento dell’aria e protegge la fauna marina».

Se si pensa al nostro Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, dove anche le navi di linea “veloci” sfrecciano a velocità ben superiori, la differenza di approccio è evidente.

Il programma fa parte di un più ampio progetto a lungo termine per ridurre la mortalità delle balene dovuta agli scontri con le grandi navi da trasporto, ma gli ambientalisti dicono che anche spostare il percorso di alcune delle rotte più frequentate lungo la costa occidentale Usa potrebbe ridurre il rischio per i mammiferi marini che si alimentano proprio nelle aree percorse dalle navi.

Sean Hastings, coordinatore protezione delle risorse del Channel Islands National Marine Sanctuary, sottolinea che «Attualmente, una delle più grandi minacce per balene sono le collisioni con le navi. Più lentamente passano le navi, migliori possibilità hanno le balene di sopravvivere agli scontri e presumibilmente hanno anche più tempo per uscire della loro rotta».

Progetti analoghi a quello di Santa Barbara sono in atto nei porti di Long Beach e Los Angeles, che vedono la partecipazione del 90% delle compagnie di navigazione. Le collisioni con le navi minacciano cetacei in via di estinzione, comprese le balene azzurre e le megattere, che si nutrono di krill lungo le rotte di navigazione che incrociano anche quelle migratorie stagionali dei grandi mammiferi marini.

Il test vero sarà alla fine di ottobre, il periodo durante il quale è più comune che le balene attraversino il canale, percorso ogni anno da migliaia di navi e da più di 200 gigantesche balenottere azzurre (Balaenoptera musculus).

Un recente studio del Marine Mammal Institute dell’Oregon State University, “15-year analysis of blue whale range off California finds conflict with shipping lanes”, ha rilevato che le aree di alimentazione preferite dalle balenottere azzurre ‘lungo la costa occidentale sono attraversate da rotte di navigazione molto  frequentate. I ricercatori  hanno determinato che la maggiore sovrapposizione tra balenottere azzurre e navi avviene tra luglio e  ottobre intyrono alle Channel Islands occidentali,al largo di Santa Barbara, risultati che smentiscono la convinzione che lo spostamento delle rotte non aiuterebbe le balene perché sarebbero disperse in una superficie di mare molto più ampia.

Circa 2.500 delle circa 10.000 balenottere azzurre rimaste sul pianeta si riuniscono lungo la costa occidentale degli Usa per proseguire la migrazione verso l’Alaska e poi, al ritorno, verso l’equatore. La balenottera azzurra è il più grande creatura mai esistita sulla terra e può raggiungere i 3 25 metri di lunghezza, giganti che hanno bisogno di fare rifornimento di cibo nella tarda estate, prima di dirigersi a sud per l’inverno. Le navi container sono il più grande pericolo per questi colossi dei mari.

Ladd Irvine, un mammologo marino dell’Oregon State University ha detto al Los Angeles Times che si tratta di «Un’infelice coincidenza. Le balene blu hanno bisogno di trovare un’area di più denso approvvigionamento alimentare. C’è un numero limitato di quei luoghi con densità di cibo e sembra che uno su  due dei principali punti regolari siano attraversati dalle rotte di navigazione».

Un altro autore dello studio, Daniel Palacios,  ha fatto notare che non accade spesso che i risultati di una ricerca vengano applicati da una decisione politica. «Elimineremo molte delle collisioni t delle navi con le balenottere azzurre spostando le rotte di navigazione a sud delle Channel Islands settentrionali».

Nel 2012 la National Oceanic and Atmospheric Administration ha accettato di dirottare le navi verso sud ad oltre un miglio di distanza da molte delle Channel Islands, questo cambiamento ha portato ad  un aumento degli avvistamenti di balenottere azzurre ed alla presenza di più cetacei nelle aree con maggiore concentrazione di  krill.

La National Oceanic and Atmospheric Administration Usa  sta pianificando un ulteriore riesame delle vie navigabili della zona, ma per il momento il rallentamento della velocità della nave è l’azione più urgente che avrà anche conseguenze sulle emissioni di gas serra e sull’inquinamento atmosferico locale, perché riducendo la velocità della nave ridurrà notevolmente le emissioni di inquinanti che rappresentano oltre il 50% degli ossidi di azoto che raggiungono la Contea di Santa Barbara. Uno studio del 2012 ha scoperto che quando le navi rallentato ad una velocità di crociera di 12 nodi, le emissioni di gas serra si dimezzano è per questo che, all’interno del programma cap-and-trade del Golden State, il California Air Resources Board ha potuto allocare emissions credits alle navi più lente che emettono meno gas serra.