In Cina si amplia l’habitat del leopardo delle nevi. Il Tibet indennizza i danni causati dalla fauna selvatica

Tre persone arrestate per aver abbattuto alberi in via di estinzione

[23 luglio 2018]

Dal meeting sulla protezione del leopardo delle nevi (Panthera uncia) tenutosi nella provincia nord-occidentale cinese del Qinghai arrivano buone notizie, secondo ricercatori provenienti dallo Xinjiang, dal Tibet e dallo stesso Qinghai, negli ultimi anni l’habitat di questo raro felino si è ampliato a un numero crescenti di regioni cinesi.

Lyu Zhi, direttore aggiunto del Centro per la natura e la società dell’università di Pechino ha sottolineato che «La popolazione dei leopardi delle nevi nella regione di Sanjiangyuan, sorgente dei principali fiumi della Cina, avrebbe superato i 1.000 esemplari e la zona è diventata uno dei principali habitat degli animali».

Xing Rui, a capo dell’organizzazione ambientalista degli animali selvatici dello Xinjiang, ha aggiunto che  nei dintorni di ‘Urumqi , il capoluogo della capitale della regione autonoma dello Xinjiang, tra il 2014 e il 2018 sono stati avvistati almeno 60 leopardi delle nevi.

In Tibet l’Associazione per la conservazione della fauna selvatica ha cooperato con la Regione autonoma per installare 260 fototrappole nella riserva naturale nazionale di Qiangtang e ha realizzato numerose foto e video di leopardi delle nevi. L’ambientalista sino/tibetano Bian Xiaoxing stima che «Attualmente nella riserva ci siano circa 3 leopardi delle nevi per 100 Km2.

Il ritorno e dei leropardi delle nevi è dovuto anche al fatto che la regione autonoma del Tibet ha speso 730 milioni di yuan (109 milioni di dollari) per risarcire i danni causati dagli animali selvatici.

Zongga, direttore aggiunto del dipartimento regionale delle foreste del Tibet, ha spiegato all’agenzia ufficiale cinese Xinhua che «Grazie al miglioramento dell’ambiente, le popolazioni di animali selvatici sull’altipiano sono aumentare, comportando delle interazioni crescenti con gli allevatori e gli agricoltori.  Il governo regionale ha cominciato a testare il regime di indennizzo nel 2006 e l’ha esteso a tutta la regione nel 2010. La maggior parte dei risarcimenti sono stati finanziati dal governo, quel che resta è stato fornito dalle compagnie assicurative. Questa misura protegge gli interessi degli abitanti con l’obiettivo di impedire loro di ferire gli animali che causano dei danni, quali gli orsi, gli yak, i leopardi e i montoni»,

Così, oltre ai leopardi delle nevi, in Tibet le popolazioni di antilopi tibetane e di yak selvatici, due specie protette, sono aumentate, raggiungendo rispettivamente i 200.000 e i 10.000 capi della regione, Nuove prede per i carnivori che così hanno meno bisogno di predare il bestiame e di avvicinarsi ai centri abitati.

Purtroppo dalla stessa Cina arrivano brutte notizie sul fronte della flora protetta: la polizia forestale della provincia sud-occidentale del Sichuan ha annunciato oggi  che 3 persone sono state arrestate per aver abbattuto dei tassi della Cina,  una specie arborea minacciata di estinzione.  Xinhua sottolinea che «Gli esperti stinano che questi alberi possano crescere per 100 – 250 anni prima di raggiungere la maturità».

Il 10 maggio i forestali del distretto autonomo tibetano di Mali hanno scoperto che alcuni alberi rari erano stati abbattuti, le successive indagini hanno portato all’arresto di 3 persone che dal luglio dell’anno scorso abbattevano i tassi della Cina e nascondevano il legname vicino a un fiume. La polizia ha arrestato i sospetti e ha trovato i tronchi di almeno 18 alberi che l’Iucn include nella sua Lista Rossa come specie in via di estinzione. E’ in corso un’inchiesta più approfondita per scoprire eventuali complici ed acquirenti del legname proibito.