In Europa (e in Italia) c’è ancora un sacco di habitat libero per gli orsi

Gli orsi potrebbero ritornare in 380.000 Km2. Le ragioni del loro declino: perdita di habitat e caccia

[26 luglio 2018]

Nonostante in Trentino Alto Adige pensino che siano già troppi i pochi ed eelusivi esemplari ed autonomisti trentini e sudtirolesi e leghisti li prenderebbero volentieri a fucilate, in realtà gli orsi bruni europei avrebbero una grande opportunità di rioccupare ed espandere il loro areale. A dirlo è il nuovo studio “Up-scaling local-habitat models for large-scale conservation: Assessing suitable areas for the brown bear comeback in Europe”, pubblicato su Diversity and Distributions da Anne K. Scharf del Max-Planck-Institut für Ornithologie, e da Néstor Fernández del Deutschen Zentrums für integrative Biodiversitätsforschung (iDiv) della Martin-Luther-Universität (MLU)  – entrambi lavorano anche per l’Estación Biológica de Doñana  – che dimostra che «ci sono ancora molte aree in Europa dove gli orsi sono estinti ma con un habitat adeguato per ospitare la specie».  Secondo Fernández, «Una gestione efficace della specie, inclusa una riduzione delle pressioni dirette da parte dell’uomo (come la caccia), ha il potenziale per aiutare questi animali a tornare in molte di queste aree. Ora è importante pianificare il recupero della specie mentre si adottano misure per prevenire i conflitti». Esattamente quel che non vogliono fare le province autonome di Trento e Bolzano.

I ricercatori ricordano che «Circa 500 anni fa, c’erano orsi bruni quasi ovunque in Europa. Tuttavia, nei secoli successivi furono spazzati via in molti luoghi, inclusa la Germania. Le ragioni del declino degli orsi sono state principalmente la perdita di habitat e la caccia. Oggi, in Europa vivono ancora circa 17.000 animali, distribuiti su10 popolazioni e 22 Paesi. Alcune di queste popolazioni sono a rischio a causa delle loro dimensioni relativamente ridotte». Tra queste c’è l’orso marsicano, che secondo lo studio potrebbe riconquistare gran parte dell’appennino, mentre a nord gli orsi potrebbero tranquillamente ri-espandere il loro areale a tutte le Alpi e Prealpi.

Lo studio ricorda che «In Europa negli ultimi anni la caccia agli orsi bruni è stata vietata o limitata. In futuro, gli orsi potrebbero ricolonizzare parti dell’Europa. Ci sono ancora molte aree in Europa dove attualmente non ci sono orsi, ma che, in linea di principio, sarebbero adatte come habitat, Su una stima di oltre un milione di chilometri quadrati di habitat adatto in Europa, circa il 37% non è popolato; equivalente a un’area di circa 380.000 chilometri quadrati. In Germania ci sono 16.000 chilometri quadrati di potenziale habitat per gli orsi. Tuttavia, la probabilità di ricolonizzazione futura varia ampiamente».

E Fernández  fa proprio l’esempio della Germania: «Il fatto che ci sia ancora un habitat adatto per gli orsi bruni è una grande opportunità per la conservazione delle specie. Gli scienziati stanno già vedendo il recupero di circa il 70% delle popolazioni europee, ed è probabile che gli orsi torneranno in alcune delle aree attualmente non occupate. Anche in Germania è molto probabile che alcune aree, prima o poi, saranno colonizzate da orsi bruni, specialmente nella regione alpina. Quindi, c’è motivo di sperare che ci saranno ancora una volta orsi nativi in ​​Germania, 200 anni dopo il loro sterminio».

Anche se i politici austriaci, tedeschi, svizzeri e italiani sembrano dare più attenzione a chi teme gli orsi o vorrebbe semplicemente sparare loro per farne trofei e prosciutti, per molte persone il ritorno degli orsi  sarebbe probabilmente una buona notizia. «Negli ultimi anni, l’atteggiamento degli europei nei confronti della fauna selvatica è cambiato molto – dice  Fernández – oggi molte persone si sentono favorevoli al ritorno dei grandi mammiferi. Tuttavia, in una fase iniziale, il fatto che il ritorno degli orsi possa portare a conflitti con alcune attività umane deve essere preso in considerazione. Tali conflitti si verificano soprattutto quando gli orsi mangiano colture o danneggiano gli alveari e occasionalmente attaccano anche le pecore. Gli attacchi diretti degli orsi agli esseri umani sono, tuttavia, estremamente rari; gli stessi orsi generalmente si allontanano dalle persone».

Per il loro studio, la Scharf e Fernández hanno raccolto i risultati di tutti gli studi precedenti sull’habitat dell’orso che  si sono concentrati su un’area delimitata in cui vivono gli orsi e, per quella  zona, hanno analizzato le esigenze degli animali per il loro habitat. Riunendo i risultati di questi studi locali, gli scienziati sono stati in grado di creare un modello informatico che identifica ulteriori potenziali habitat per gli orsi in tutta Europa. Le previsioni di questo modello sono più affidabili che se i dati di una regione fossero semplicemente applicati all’intera Europa.

La mappa sviluppata da Fernández e dalla Scharf consente così di prevedere le aree in cui gli orsi potrebbero ritornare e possono aiutare i responsabili politici a identificare precocemente le potenziali aree di conflitto e contrastarlo con misure mirate. «Ad esempio – conclude Fernández – i pagamenti risarcitori dovrebbero essere accompagnati da misure preventive prese in anticipo. Tali misure preventive possono essere, ad esempio, la costruzione di barriere fisiche come chiusure per gli alveari, recinti elettrici o l’uso di cani da guardia per proteggere campi e pascoli e aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica. Anche uno sguardo alla mappa lo rende chiaro; gli orsi non si fermano ai confini nazionali. Ecco perché sarebbe auspicabile una politica di gestione comune per l’orso bruno e altri animali selvatici a livello europeo. Allo stato attuale, le politiche tra gli Stati membri in materia di protezione e gestione degli orsi sono molto eterogenee e ci sono disparità nel modo in cui gli schemi di risarcimento sono strutturati nei diversi Stati».