«In Marocco ripresa la pesca con le reti killer». Il pesce spada poi rivenduto in Italia [FOTOGALLERY]

Il Paese aveva dismesso le reti derivanti nel 2010, dopo aver ricevuto incentivi da Ue e Usa

[23 giugno 2014]

Oceana, l’organizzazione internazionale per la conservazione dell’ambiente marino, ha rivelato che a nuovamente a Tangeri, in Marocco, è ripresa la cattura dei pesci spada con l’uso illegale di reti derivanti. Le prove fotografiche  raccolte dall’organizzazione negli ultimi giorni «mostrano imbarcazioni di piccole dimensioni agire in coordinazione con pescherecci per la cattura di pesce spada nello Stretto di Gibilterra nell’assoluta impunità» e che catturano anche tartarughe, squali e tonni. Le immagini mostrano anche minori al lavoro.

Xavier Pastor, direttore esecutivo di Oceana in Europa, sottolinea che «La pesca con le reti derivanti è stata bandita a partire dal 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e, a partire dal 2003, dall’Iccat (Commissione Internazionale per la conservazione del tonno atlantico, ndr) in Mediterraneo. Nel 2010 in Marocco questo attrezzo era ancora in uso ma forti pressioni internazionali riuscirono a eliminare gradualmente il suo impiego. Oggi hanno rincominciato sotto gli occhi delle autorità marocchine. Per quanto tempo ancora questa beffa deve durare? Non c’è bisogno di spendere ulteriori parole contro l’uso delle reti derivanti. Abbiamo bisogno di azioni concrete da parte delle autorità a tutti i livelli per fermare la pesca illegale con le reti derivanti ora».

Dopo che l’Unione Europea nel 2002 proibì l’uso di queste reti, alcuni Paesi, come Italia e Francia, continuarono a utilizzarle. L’Italia è stato l’ultimo Paese dell’Ue ad usare le reti derivanti illegalmente camuffandole spesso sotto il nome legale di “ferrettara”. Marocco e Turchia annunciarono che avrebbero bandito le reti derivanti a partire dal 2011.

Se gli immigrati marocchini ed africani non riescono ad entrare in Spagna, respinti dai reticolati e dai manganelli dei poliziotti alle frontiere delle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, i pesci spada pescati illegalmente sembrano invece trovare le frontiere spalancate. L’industria della pesca spagnola ha già richiesto un intervento al governo democristiano  perché, dice Oceana «Il pesce spada catturato illegalmente con reti derivanti è stato importato in Spagna e quindi ri-esportato in Italia via terra, facendo così crollare il prezzo del pesce spada pescato legalmente e localmente». Secondo le informazioni raccolte dall’associazione ambientalista, «Il primo prezzo di vendita in Marocco è di 5euro/kg. In Italia il pesce spada può essere acquistato a oltre 15 euro/kg,  rendendo questo mercato illegale vantaggioso per gli intermediari. Pesce spada sottotaglia è invece venduto localmente a Tangeri».

Ilaria Vielmini, scienziata marina di Oceana, spiega che : «Sia per tradizione che per ragioni culturali, il pesce spade è largamente consumato in Italia. L’Italia è quindi uno dei principali paesi Europei che pesca e importa pesce spada. Oceana chiede alle amministrazioni competenti di chiudere i confini europei a queste catture illegali di pescato e di prendere appropriate misure contro il Marocco al fine di fermare questa pratica di pesca illegale. Il pescato non dovrebbe passare i confine europei e i servizi di ispezione a terra dovrebbero sequestrare tutto il pesce che mostra evidenze di essere stato catturato con questo attrezzo da pesca illegale».

Oceana sottolinea anche che le reti derivanti, vietate in Mar Mediterraneo dal 2003 dall’Iccat, «Sono ancora autorizzate dalle Parti cooperanti non-contraenti (Cpc) nelle acque dell’Oceano Atlantico», per questo l’Ong chiede all’Iccat «L’adozione di un divieto incondizionato delle reti derivanti per la cattura di specie altamente migratorie».