Anche in Marocco si lotta contro la privatizzazione delle spiagge

[26 giugno 2014]

Mohamed Meskaoui, presidente del Réseau marocain de défense des biens publics ha denunciato gli speculatori edilizi che «Vogliono sfruttare il demanio pubblico marittimo a detrimento dell’equilibrio degli ecosistemi. E, come se questo non fosse sufficiente, alcuni responsabili e alti funzionari dell’amministrazione, incaricati di proteggere il demanio pubblico marittimo, sono implicati in operazioni di cessione del demanio pubblico marittimo».

Il giornale marocchino Liberation spiega che Meskaoui si riferisce all’operazione di cessione della spiaggia di “Sahb Addahab”, ad Harhoura, nella regione di Temara. Che ha preso il via già nel 2011.

L’associazione di Meskaoui nei prossimi giorni depositerà una denuncia al Procuratore de Re alla Corte di Appello di Rabat per chiedergli di aprire un’inchiesta sulle circostanze che hanno portato alla cessione della spiaggia. Intanto a  “Sahb Addahab” sono iniziati i lavori di spianamento delle dune e di dragaggio della sabbia, con l’obiettivo di iniziare a costruire i primi palazzi.

In un comunicato Réseau marocain de défense des biens publics afferma che «Con i lavori che stanno per essere avviati si comincia, infatti, a mettere in esecuzione il complotto che è stato sfortunatamente ordito da ex responsabili e da alti funzionari per accaparrarsi quel che ancora resta di questa bella spiaggia pubblica di “Sahb Addahab”.

In due lettere inviate il 24 giugno al premier  Abdelillah Benkirane ed al ministro della tutela , Aziz Rebbah, il Réseau gli chiede di «Assumersi le loro responsabilità per la salvaguardia del demanio pubblico marittimo».

Réseau marocain de défense des biens publics pensa che «La situazione sia preoccupante. Assistiamo sempre più ad operazioni di cessione di terreni provenienti dal demanio pubblico marittimo. Sfortunatamente, non si fa niente per fermare l’emorragia e per preservare le spiagge pubbliche che non sono ancora state cedute e dei boss della mafia immobiliare. Il capo del governo, così come il ministro in carica del demanio pubblico sino responsabili di questa situazione molto inquietante. E bisogna che si assumano le loro responsabilità per chiedere conto a tutti i funzionari implicati in parecchie operazioni di cessione del demanio pubblico marittimo».

Meskaoui  aggiunge che «Il capo del governo non la smette di gridare alto e forte che il suo obiettivo è quello di lottare contro la prevaricazione. Ma come si può chiamare la vendita delle spiagge, censite come parte del demanio pubblico marittimo, se non come prevaricazione?  A causa di questo genere di operazioni, si impedisce a migliaia di marocchini di accedere alle spiagge che sarebbero una proprietà di tutti i cittadini, ricchi o poveri che siano».

Il presidente di Réseau non ci sta e aggiunge: «Non vogliamo diventare come l’Egitto dove, all’epoca di  Hosni Moubarak, la gente pagava per accedere alla spiaggia, a causa de magnate dell’immobiliare che si sono accaparrati tutte le spiagge di quel Paese, privando così i cittadini poveri dal poter accedere gratuitamente. Questo genere di operazioni contribuisce a rafforzare ancora di più l’economia della rendita nel nostro  Paese e soprattutto alla vittoria della prevaricazione. Eppure lo slogan scandito dai funzionari è la lotta contro la prevaricazione, sotto ogni forma. Ora, con questo genere di operazioni illegali,  la prevaricazione si rafforzerà maggiormente sotto il mandato di questo governo che ha adottato di fatto la politica dell’impunità».

Eppure fin da prima dell’indipendenza del Marocco le diverse amministrazioni avevano sempre boccuiato le richieste di costruire sul sito della Val d’or a Temara, che non solo fa parte del demanio marittimo ma ha anche caratteristiche storiche ed ambientali di grande pregio. Ma la posizione geografica della spiaggia di “Sahb Addahab” l’ha fatta diventare un boccone troppo ghiotto perché la speculazione edilizia non ci mettesse le mani sopra e ttra chi ha favorito l’operazione gli ambientalisti citano l’ex ministro dei trasporti Karim Ghellab, che si sarebbe servito del ministero per accaparrarsi un terreno del sito. Ghellab ha naturalmente respinto le accuse definendole una mistificazione.

Ma Réseau marocain de défense des biens publics rilancia riportando proprio un comunicato dell’ex ministro dei trasporti: «Nel quadro dei loro incentivi, alcuni funzionari si sono visti attribuire nel 1997 delle autorizzazioni di occupazione temporanea del demanio pubblico marittimo conformemente alle leggi in vigore ed in vista di realizzare un progetto a profitto dei quadri di questo dipartimento, sotto forma di residenze per vacanze». Poi  «Di fronte alle difficoltà incontrate dal progetto riguardanti l’ottenimento dei permessi a costruire a titolo individuale, i funzionari interessati si sono organizzati nel quadro di un’associazione battezzata “Association du lotissement Sahb Addahab pour l’estivage”, creata l’8 febbraio 2006 per la messa in opera del progetto».

Insomma, erano stati gli stessi alti papaveri del ministero che avrebbero dovuto difendere la spiaggia ad impossessarsene ed ora evidentemente sono in affari con la potente lobby marocchina del cemento.