La dichiarazione delle associazioni per i diritti umani, ambientaliste e Mapuche

Incendi boschivi in Cile: accusati i Mapuche, ma non si indaga sulle imprese forestali (VIDEO)

Incendi nelle foreste aliene infestate dai parassiti, appiccati per riscuotere l’assicurazione?

[30 gennaio 2017]

In Cile, dove il governo di sinistra di Michelle Bachelet sta cercando di affrontare le cause della violenza e della povertà nel territori dei Mapuche dell’Araucania, la Red por la defensa de los territorios ha accusato la procura della Repubblica di non voler investigare sugli incendi dolosi che stanno devastando la regione meridionale del Cile e che sarebbero legati alle imprese forestali e ai loro vigilantes privati, e questo nonostante esista un nutrito dossier in proposito.

Eppure, sugli incendi boschivi  la Fiscalía de la Araucanía ha ricevuto precise accuse che risalgono al 2012 quando incendi boschivi simili a quelli in atto incenerirono 50.000 ettari di foreste. Fu la stessa Procura dell’Araucanía a dire che la maggioranza degli incendi potevano essere legati alla  vespa perforatrice che uccide gli alberi e i cui danni non sono coperti da assicurazione, mentre le imorese forestali sono assicurate contro gli incendi, «Il che ci parla del conflitto di interessi che c’è all’interno di un uffcio pubblico rispetto alle relazioni delle procure con gli impresari», dice la Red por la Defensa de los territorios.

Per questo associazioni e comunità mapuche hanno intrapreso azioni legali per  chiedere che venissero determinate le responsabilità, molto prima che la nuova ondata di incendi dolosi devastasse le foreste meridionali del Cile. La stessa Red nel settembre 2015 si era incontrata con la Fiscalía Nacional che si era impegnata a investigare su una serie di denunce che indicavano un legame diretto o indiretto tra incendi dolosi e grandi imprese forestali, ma poi la Procura Nazionale e ora denuncia: che «La Fiscalía Nacional, dopo aver ricevuto una serie de antecedenti relativi ad attentati incendiari nelle piantagioni forestali e che sarebbero legati a gruppi di sicari, mercenari e interessi forestali,  aveva già determinato, direttamente o attraverso enti di sicurezza,  di  indagarlo attraverso linee investigative nelle Fiscalías del Bio Bio e dell’ Araucanía, questo secondo la lettera del Gabinete N° 257 del 2015, ma fino ad oggi non hanno fatto assolutamente nulla»,

Nel settembre 2015  le organizzazioni di difesa dei diritti umani, ambientaliste e indigene accusarono la Fiscalía de Chile di “stigmatizzare” la comunità apuche, accusandola di appiccare incendi dolosi nel sud del Pase e ora dicono che invece di indagare sugli incendi dolosi si sono perseguitati esclusivamente i Mapuche, senza indagare su altri contesti e modus operandi.

La denuncia presentata ufficialmente alla Fiscalía nel 2015 è stata sottoscritta anche all’Observatorio latinoamericano de conflictos ambientales e da associazioni ambientaliste e studentesche e contiene: più di 300 pagine di fatti e testimonianze, comprese quelle di ex vigilantes delle imprese forestali; confessioni di boiscaioli pagati per appiccare incendi e accusare i leader Mapuche; perizie non concluse e cause legali abbandonate su incendi dolosi e gruppi di mercenari; ex agenti dei servizi segreti della dittatura fascista cilena che prestano servizio come vigilantes nelle imprese forestali; testimonianze pubbliche di parlamentari; investigazioni giornalistiche e opinioni giuridiche.

La denuncia evidenzia anche i dettagli del rapporto tra gli incendi delle piantagioni forestali e i parassiti delle monocolture e diverse informazioni sull’esistenza di gruppi di mercenari che, attraverso gli incendo, puntano a criminalizzare la causa del popolo popolo Mapuche, a intensificare le azioni repressive contro le cominità indigene, in accordo con le compagnie assicurative e settori imprenditoriali e politici e operatori delle giustizia nella Región de la Araucanía.

Para le organizzazioni che hanno presentato la denuncia, «E’ inconcepibile che con più di 15 anni di precedenti, per lo più di carattere doloso, il Pubblico Ministero non abbia mai stabilito linee investigative per determinare atti e responsabilità legati agli interessi delle imprese forestali, in particolare delle compagnie  forestali Mininco e Arauco, in vece le procure hanno preferito tendenziosamente, con pregiudizio e razzismo, avviare un’aperta persecuzione contro il popolo Pueblo Mapuche, anche quando a diversi di questi fatti si applicano  la  Ley interior de Seguridad del Estado e la Ley anti terrorista».

Secondo la Red por la Defensa de los Territorios, «La Fiscalía non fa il suo lavoro quando protegge gli interessi di certi latifondisti coloniali o delle imprese forestali, il che ci parla dei legami diretti tra operatori di giustizia con gli interessi politici legati con questo settore, che fanno riferimento all’ex procuratore generale dell’Araucanía, Francisco Ljubetic e anche, in particolare, all’ex pubblico ministero Luis Chamorro, ex procuratore generale che per anni ha avviato azioni di criminalizzazione contro numerosi comuneros Mapuche, che ha rinunciato al suo incarico nel maggio 2014, adducendo ragoni di salute per svincolarsi e prestare servizio in qualità di lobbista per l’impresa forestale Arauco, del gruppo Angelini».

Diverse organizzazioni sociali cilene sostengono che per mettere fine ai mega-incendi e alla crisi idrica del cIle bisogna cambiare urgentemente il modello forestale industriale delle monocolture delle piantagioni, liquidando una volta per tutte gli incentivi statali che contribuiscono alla sua espansione, avviando un’opera di ripristino ovunque e su grande a scala.

Le associazioni locali, ambientaliste e mapuche dicono che «Il l Paese è devastato a causa dei tr milioni di ettari di piantagioni di pini ed eucalipti che ci sono nel centro-sud del Cile, la maggioranza delle quali è controllata da gruppi economici legati a Cmpc e Celco-Arauco, che possiedono fortune per miliardi di dollari».

E’ stata approvata anche la seguente Dichiarazione pubblica:

Noi, le organizzazioni che sottoscriviamo la presente dichiarazione, ci rivolgiamo alle Istituzioni dello Stati Cileno, sia esecutive che legislative, esigendo la liquidazione definitiva della normativa di fatto Decreto Ley 701  e la fine dei sussidi per la promozione delle monocolture di piante esotiche come i pini e gli eucalipti af ogni ordine e scala, come misura urgente a favore degli interessi e del benessere collettivi, come freno alla devastazione dei territori, soprattutto della zona centro-meridionale del Cile, e come mezzo per porre fine ai saccheggi e agli atti di corruzione – collusione tra settori imprenditoriali e politici.

Certi settori politici e imprenditoriali cercano nuovamente di tentare di prorogare attraverso mezzi legislativi questo nefasto Decreto Ley, con il pretesto di dare supposti benefici ai piccoli e medi proprietari, con la scusa de che non si privilegeranno imprenditori coinvolti nella corruzione politica e nella collusione, senza contare le conseguenze di cosa significa seguitare ad espandere le monocolture delle piantagioni forestali, senza assumersi i gravi costi che questo modello industriale estrattivista e neoliberista ha prodotto in ampie aree e  senza evidenziare che, in ogni caso, saranno ancora le grandi imprese a beneficiare di queste misure, annettendo questi territori ai loro interessi, traslando i rischi e le conseguenze ai piccoli e medi contadini, agricoltori e comunità, mantenendo alle grandi imprese il potere di acquisire i raccolti e di fare i prezzi del mercato nazionale, continuando invece con la scomparsa della vita rurale, intensificando le crisi idriche e una maggiore eliminazione delle attività produttive locali.

E’ inconcepibile che dopo più di 40 anni di politica di sviluppo forestale attraverso il DL 701, con tutti i privilegi, benefici e vantaggi che ha concesso ai principali gruppi economici del Cile, con i fondi pubblici di tutte e tutti, si continui a pensare a una sua proroga. L’unica spiegazione  sono le vigenti pratiche antidemocratiche e di violazione dei diritti umani, radicate nei gruppi di potere economici collusi con settori del potere politico tramite la corruzione, attraverso pagamenti di favori legislativi  con il finanzimento di campagne elettorali o pagamento di mercenari o a pubblici ufficiali a favore del privato, che continuano a predominare in questi giorni e che hanno coinvolto dei partiti della Nueva Mayoría e di Chile Vamos.

L’origine del Decreto de Ley 701 è una storia nefasta e perversa, dato che fa parte di uno dei principali strumenti della dittatura militare a favore dei gruppi economici compiacenti con il suo regime, un modello che si estese e venne massificato in varie regioni del centro sud del Cile, dalle are dl Maule fino a Chiloé.

E’ da notare che le imprese che le imprese che hanno ottenuto maggiori benefici statali dalla dittatura fino ad oggi sono: Forestal Mininco Cmpc (Gruppo Matte) con più di 75.000 ettari di terreni forestali; Forestal Arauco – Celco (Angelini) con un milione e 250.000 ettari, che rappresentano il 70 % dell’industria, si stima che nel centro-sud del Cile  ci siano 3 milioni di ettari di piantagioni di monocolture di pini ed eucalipti, che hanno introdotto fabbriche di cellulosa inquinanti, cartiere, in ampie zone del Maule, Bio Bio, Araucanía e Los Ríos, appartenenti a questi gruppi economici.

Gli impatti prodotti da questa industria neoliberista sono incalcolabili. I registri pubblici della stessa Conaf, istituzione pubblica che come l’Infor ha agito a favore degli interessi imprenditoriali, danno conto della perdita progressiva delle foreste native e dei terreni agricoli. Nella Región del BíoBío, tra il 1998 e il 2008, 147.814 ettari sono passati da agricoli a piantagioni forestali e 8.793 ettari sono passati da boschi nativi a piantagioni forestali. Nella Región de La Araucanía, tra il 1993 e il 2007, 116.388 ettari sono passati da terre agricole a piantagioni forestali e 29.636 ettari da foreste native a piantagioni forestali. Nella La Región de Los Ríos, tra il 1998 e il 2006, 20.121,6 ettari sono passati da boschi nativi a piantagioni forestali. Questi fatti, che sono un segnale, danneggiano gravemente la sovranità alimentare e medicinale e gli ecosistemi di territori.

A mo’ di esempio, e considerando la grave pressione che esercitano le specie esotiche delle monocolture sulle fonti idriche, il che produce veri deserti, solo nell’Araucanía, secondo i dati dell’Onemi e dei municipi, ci sono 100.000 persone senza questa linfa vitale ed alle quali viene distribuita l’acqua con autobotti e si stima che, negli ultimi 40 anni, in questa regione si siano persi più di 300.000 ettari di foresta nativa.

Situazioni molto simili ci sono nelle regioni di Maule, Bio Bio e in aree di Los Ríos, che sono segnali della devastazione territoriale prodotta, che va di pari passo con il progressivo allontanamento della popolazione rurale.

A questo proposito, crediamo che le istituzioni pubbliche debbano assumere iniziative urgenti di ripristino dei territori e dei loro abitanti, non favorendo i più questo tipo di piantagioni forestali, ma politiche che permettano il ripristino degli ecosistemi con la promozione delle specie autoctone e della biodiversità, con incentivi alle attività economiche produttive basate sugli interessi e le necessità delle popolazioni locali, che a loro volta si dedichino alle pratiche tradizionali la cui base dovrà essere il buen vivir e il benessere, rivitalizzando la vita rurale e il rispetto dei diritti umani.

A questo proposito, riteniamo che le istituzioni pubbliche devono adottare misure urgenti per rimediare i territori e dei loro abitanti, favorendo non ulteriormente questo tipo di piantagioni forestali, ma le politiche che consentono il ripristino degli ecosistemi alla promozione di specie autoctone, biodiversità e la promozione delle attività economiche produttive in base agli interessi e alle esigenze delle popolazioni locali, in base al loro tempo, le pratiche tradizionali la cui base è la bella vita e il benessere sociale, rivitalizzanti vita rurale e il rispetto dei diritti umani.

Movimiento por la defensa y recuperación de los territorios, macro zona centro sur; Observatorio Latinoamericano de Conflictos Ambientales (OLCA); Red por la Defensa de los Territorios, Región de la Araucanía; Lof Mapu Trankura, Curarrehue; Colectivo Leña Seca de Villarrica; Colectivo Shumpall, Villarrica; Asociación Mapuche Ayun Mapu, Quepe; Parlamento Mapuche de Koz Koz; Comunidad de Historia Mapuche; Grupo de Trabajo Mapuche por Derechos Colectivos; Centro de Documentación Mapuche, Ñuke Mapu; Colectivo VientoSur; Federación de estudiantes de la Universidad de la Frontera (2016); Red de Acción por los Derechos Ambientales (RADA); ObservatorioAguas; Consejo Ecológico de Molina; Movimiento de Defensa por el acceso al Agua, la Tierra, MODATIMA; Red Metropolitana NO ALTO MAIPO; Red Ambiental Norte – RAN; Red de Acción en Plaguicidas RAP-Chile; Ecoceanos; Colectivo Informativo Mapuexpress; Periódico Mapuche Werken; Voz de Chile; El Muecín Austral; Puelche Comunicaciones; Jornadas de Contrainformación y Propaganda Libertaria Temuco; Radio del Mar.

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