M5S: «Macroscopiche responsabilità dell’esecutivo regionale in questo sfacelo»

Incendi, Legambiente Sicilia: «La Regione complice di questo disastro». Crocetta: brucia anche la Calabria

Gli ambientalisti: «Avanziamo tre proposte/richieste ineluttabili e non più rinviabili»

[13 luglio 2017]

Di fronte al fuoco che divampa in Sicilia, minacciando case e aree protette, il presidente regionale di Legambiente Gianfranco Zanna ha denunciato: «La Sicilia continua a bruciare. Il governo regionale non riesce a fare nulla, ha fallito anche su questo fronte e riesce solo a versare lacrime di coccodrillo, cercando di fuggire dalle sue responsabilità e gravi colpe. Lo ripetiamo, sono solo complici di questo disastro e siamo stufi di questo scaricabarile tra la Sicilia e Roma».

Il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta, saputo dell’apertura di una indagine della Procura di Palermo sugli incendi che stanno devastando ettari di verde nel palermitano, non ha trOvato di meglio che dire.  «Se ci sono delle responsabilità vanno accertate, l’inchiesta della Procura è un atto importante, ma dovuto.  Ogni volta che scoppia un incendio c’è la polemica su cosa non è stato fatto. Purtroppo, quest’anno si è verificata la circostanza tremenda della coincidenza di diversi incendi devastanti in tutta Italia, che hanno limitato l’uso dei Canadair. Ieri ero a Messina e dallo Stretto vedevo il fuoco che devastava anche ettari di verde in Calabria».

I magistrati vogliono accertare «eventuali inadempienze della Regione siciliana nel sistema della prevenzione».

L’11 giugno i deputati siciliani del Movimento 5 Stelle eletti all’Assemblea regionale siciliana e alla Camera avevano annunciano un esposto contro la Regione: «La Sicilia continua a bruciare, vasti incendi colpiscono ormai da giorni Messina, Enna, San Vito e Caltanissetta, ma già nelle scorse settimane interi polmoni verdi sull’Isola erano andati in fumo. I vigili del fuoco e la protezione civile, nel solo mese di giugno, sono dovuti intervenire per spegnere circa duemila incendi di cui cento hanno richiesto un intervento aereo. I ritardi nella programmazione delle campagne antincendio,  l’assenza di presidii e la mancata riorganizzazione del corpo Forestale siciliano (dopo lo scioglimento di quello statale) sono le vere cause. Gli incendi estivi, quali che siano le origini, hanno una sola motivazione: la mancata prevenzione. Non si possono prendere in giro i siciliani prospettando azioni emergenziali appena dieci minuti prima della stagione estiva, e non si può immaginare di proteggere il territorio senza dotare ogni singola area protetta di un organico a tempo pieno». Inoltre, i parlamentari M5S chiedono di «allargare lo stato di emergenza, già concesso per gli incendi di fine giugno e inizio luglio, a tutte le aree interessate dai recenti roghi».

Secondo il candidato alla presidenza della Regione del Movimento 5 Stelle, «Le macroscopiche responsabilità dell’esecutivo regionale in questo sfacelo sono più che evidenti, ma occorre prima cercare di correre ai ripari e si può cercare di farlo in questo frangente avviando un piano di leasing per l’acquisto di nove elicotteri e con la richiesta al consiglio dei ministri della proclamazione dello stato di emergenza. Crocetta lo ha annunciato ma lo ha effettivamente fatto? Convochi immediatamente la giunta ed inoltri la richiesta per avere margini di manovra più ampi in quella che giorno dopo giorno sta rivelandosi una catastrofe».

Per il M5S «Sono chiarissime la colpe del governo regionale in questa vicenda, tra queste il non aver fatto partire per tempo la campagna antincendio, avviando al lavoro a tempo debito le quadre antincendio boschivo che avrebbero dovuto creare i viali parafuoco e il non avere fatto la gara d’appalto per gli elicotteri che non avrebbero certo risolto la ma avrebbero certamente contribuito a contenere notevolmente i danni».

Legambiente Sicilia avanza tre proposte/richieste definite ineluttabili e non più rinviabili: «Al governo nazionale di intervenire celermente commissariando la Regione, così come ha fatto sui depuratori; al Comando centrale dei Carabinieri di rinforzare, inviando in Sicilia altre unità, il Corpo dei Carabinieri forestali – nato dopo la fusione con il Corpo Forestale dello Stato – per avere così più uomini e mezzi nel controllo del territorio; e alle Procure di applicare ai piromani anche le norme previste dalla legge sugli ecoreati, per inasprire le pene per chi è colto in flagrante mentre appicca gli incendi. Basta chiacchiere, bisogna agire e subito per salvare la Sicilia da questi assassini di bellezza».