India: i Chenchu sfrattati da una riserva delle tigri, una scusa per realizzare una miniera di uranio?

«Il governo sta separando i Chenchu dalla foresta, ed è come separare un figlio dalla madre»

[15 giugno 2017]

Survival International torna nuovamente a denunciare un caso di possibile violazione dei diritti dei popoli indigeni in India: «Nel nome della conservazione, i funzionari indiani minacciano di sfrattare i Chenchu da una riserva delle tigri. Tuttavia hanno anche appena approvato l’esplorazione per la ricerca di uranio all’interno della stessa riserva. La mossa ha fatto infuriare gli attivisti, che accusano le autorità di ipocrisia».

Infatti, il 2 aprile la stessa commissione permanente del National Board for Wildlife(Nbwl)  che vuole sfrattare i Chechu ha autorizzato una ricerca di uranio su oltre 83 km2 della riserva delle tigri di Amrabad, che ospita circa 18 tigri.

La tribù dei Chenchu vive da sempre nell’area oggi occupata dalla  Riserva delle tigri di Amrabad, nello Stato di Telengana, nell’India meridionale, e chiede di poter restare nella sua terra ancestrale, dove convive da millenni con i grandi felini. Questo piccolo popolo indigeno sottolinea che «Il Dipartimento alle foreste vuole sfrattarci da qui. Ma noi non vogliamo andare da nessun altra parte. Noi proteggiamo la nostra foresta. Andar via sarebbe come mettere un pesce fuor d’acqua: morirebbe… Ma ora il governo, per suo profitto, sta separando i Chenchu dalla foresta, ed è come separare un figlio dalla madre. Il governo sta vendendo la foresta alle compagnie minerarie. Se andremo nelle pianure, diventeremo dipendenti dall’alcool, berremo e moriremo. In futuro, i Chenchu esisteranno solo in fotografia o nei video. Noi viviamo nella foresta e lì moriremo. La foresta è nostra madre e la nostra vita. La fauna è la nostra vita: senza non possiamo vivere».

I Chenchu hanno vissuto per millenni come cacciatori-raccoglitori nell’India meridionale e centrale, fino quando la caccia è stata vietata negli anni ‘70. Gli sforzi del governo per farli iniziare a coltivare la terra hanno generalmente incontrato l’opposizione della tribù. I Chenchu possiedono un’incredibile conoscenza della loro foresta e degli animali con cui la condividono. Raccolgono 20 diversi tipi di frutti e 88 diversi tipi di foglie. Considerano tutti gli animali sia come loro parenti sia come divinità. I loro costumi impongono che non si prenda mai più dello stretto necessario, e che non si sprechi nulla. Un Chenchu ha detto a Survival: «Quando gli esterni vengono nella foresta, tagliano tutti gli alberi e portano via tutti i frutti… Noi invece non tagliamo gli alberi, e prendiamo solo i frutti che ci occorrono».

Il governo nazionale e i governi di alcuni Stati dell’India giustificano gli sfratti forzati dei popoli tribali, che in India vengono chiamati Advasi (“Abitanti originari”) sostenendo che ogni presenza umana nelle riserve è dannosa per le tigri. Ma in realtà gli sfratti e le deportazioni sono illegali secondo la legge indiana e i trattati internazionali e il governo di New Delhi d ha spesso un obiettivo politico e uno economico: gli Advasi spesso sostengono la guerriglia naxalita maoista e i loro territori tribali spesso nascondano importanti risorse minerarie o di legname.

La storia del “disturbo” portato alla fauna da popolazioni che hanno sempre vissuto in armonia con la< natura non regge: come fa notare Survival:  Tuttavia, in India, in molte riserve delle tigri, ai turisti paganti è consentito entrare in grandi gruppi, e sono state condotte anche attività come l’esplorazione mineraria, la costruzione di strade e persino alcuni scavi minerari».

Srvival fa il quadro di una situazione sempre più preoccupante che vede il governo della destra induista all’attacco delle minoranze etniche che vengono considerate più in basso della casta degli intoccabili: «I Chenchu sono solo una delle molte tribù dell’India che rischiano lo sfratto dalla terra ancestrale. Molte comunità Baiga sono già state sfrattate nell’India centrale, per essere poi abbandonate a se stesse oppure trasferite dal governo in campi di reinsediamento dove le condizioni di vita sono spesso tremende. La legge indiana prevede che ogni sfratto debba essere volontario e che le comunità siano risarcite. Tuttavia, le tribù raramente sono consapevoli di avere il diritto di restare, e di frequente ricevono minacce. Raramente il risarcimento in denaro è sufficiente a permettere loro di adattarsi a una vita fuori dalla foresta e spesso non ricevono quanto gli è stato promesso».

Per Stephen Corry, direttore generale di Survival International, quello che sta succedendo ai Chenchu «E’ il colmo dell’ipocrisia: le autorità sfrattano le tribù che hanno gestito questo ambiente per millenni, con il pretesto che la popolazione delle tigri ne risentirà se gli indigeni resteranno, e poi permettono l’ingresso ai prospettori di uranio. E’ una truffa. E sta danneggiando la conservazione. I turisti della Riserva di Amrabad dovrebbero rendersi conto che stanno sostenendo un sistema che potrebbe portare allo sfratto dei popoli tribali – i migliori conservazionisti – dalle loro terre ancestrali, e che un giorno le miniere di uranio potrebbero prendere il loro posto».