India: l’autorità per la conservazione delle tigri denunciata da quella che tutela i diritti dei popoli tribali

Survival International: è tempo che conservazionisti e popoli tribali si coalizzino

[8 gennaio 2018]

La National Tiger Conservation Authority dell’India (Ntca) è sampre più sotto pressione per la sua ordinanza che che vieta il riconoscimento dei diritti forestali dei popoli tribali nelle riserve delle tigri e che nel novembre 2017 ha indotto Survival International a lanciare il boicottaggio mondiale del turismo.

Survival denuncia che, secondo alcune informazioni di cui è entrata in possesso, «La commissione nazionale per i popoli tribali (il cui nome ufficiale è Commissione National commission for scheduled tribes – Nsct) ha contestato direttamente il provvedimento preso dalla Ntca durante colloqui privati tenutisi a Delhi. La commissione ha richiesto che la Ntca sospenda qualsiasi piano di sfratto delle comunità tribali, che hanno vissuto e gestito le loro foreste per millenni. Dopo aver voluto incontrare la Ntca, la commissione per le tribù ha affermato che l’ordinanza viola il Forest Rights Act indiano, il quale garantisce ai popoli tribali i diritti sulle loro foreste. Una legge diretta ad affrontare la “storica ingiustizia” contro le tribù e contro gli altri “abitanti tradizionali delle foreste”».

Fortemente preoccupati pèer il provvedimento dell’Ncta, a novembre, alcuni rappresentanti delle comunità indigene si sono incontrati a Delhi con diversi attivisti per i diritti umani e l’ambiente e ha affermato J. K. Thimma, un leader dell’etnia Jenu Keruba che vive nel Parco Nazionale di Nagarhole e che era presente agli incontri, dice che «L’ordinanza della Ntca è un attacco alla nostra cultura e alla nostra tradizione. E’ incostituzionale e la Ntca non ha il diritto di sospendere l’applicazione di un atto approvato dal Parlamento, E’una negazione della nostra esistenza. Il provvedimento deve essere revocato al più presto, sta scatenando paura tra tutti noi».

Un altro indigeno che vive nella Riserva di Tadoba,  Shankar Barde, ha dichiarato: «Dopo anni di restrizioni e difficoltà, finalmente all’inizio di quest’anno ci era stato detto dall’amministrazione distrettuale che i nostri diritti erano stati riconosciuti. Eravamo entusiasti… ma successivamente l’amministrazione ci ha comunicato che l’ordine della Ntca non permette che i nostri diritti siano riconosciuti. Questa è un’ingiustizia totale. Decine di estranei stanno guadagnando enormi somme di denaro nel nostro territorio mentre noi facciamo fatica persino a vivere con dignità».

Survival International spiega che «La legge indiana afferma specificamente che la Ntca non ha il potere di “interferire con o influenzare i diritti delle popolazioni locali, particolarmente… delle tribù”. I diritti indigeni rientrano sotto la giurisdizione del Ministero degli Affari Indigeni. Nonostante questo, le autorità della conservazione hanno violato i diritti dei popoli tribali. In tutta l’India, questi popoli devono sopportare aggressioni, violenze e sfratti illegali dalle loro terre ancestrali nel nome della conservazione. Dopo lo sfratto, i popoli indigeni vanno incontro a vite di povertà ed esclusione ai margini della società indiana. Nel frattempo, moltissimi turisti sono benvenuti nelle riserve delle tigri, distruggendone l’habitat e rendendole più vulnerabili al bracconaggio».

Ormai da anni Survival Internationa conduce una campagna mondiale contro le ingiustizie e gli abusi commessi nel nome della protezione della fauna selvatica che la vede spesso accusare di complicità con le autorità indiane grandi organizzazioni ambientaliste cone il Wwf e la Wcs  e  Stephen Corry, direttore generale dell’ONG che difende gli indigeni conclude: «Questa ordinanza è un attacco ai popoli tribali dell’India ed è anche illegale. Industrie inquinanti e distruttive, come quella mineraria dell’uranio e il turismo, sono apparentemente benaccette nelle riserve delle tigri, ma i conservazionisti restano determinati a cacciare i popoli tribali dalle loro terre. E’ tempo che si coalizzino con i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale, e la smettano di perseguitarli. I popoli indigeni conoscono le loro terre e i gli animali che le abitano meglio dei conservazionisti».