Intelligenti come cornacchie: dei campioni dell’universo animale [VIDEO]

Questi uccelli sono capaci di ragionamento analogico

[22 dicembre 2014]

Lo studio “Crows Spontaneously Exhibit Analogical Reasoning” pubblicato su  Current Biology dalle biologhe russe Wasserman e Anna Smirnova, Zoya Zorina e Tanya Obozova, dell’università statale  Lomonosov di Mosca, e da  Edward Wasserman dell’università dello Iowa,  non solo conferma la grande intelligenza delle cornacchie e degli altri corvidi, ma la porta al livello dei primati non umani e a un passo dal più avanzato pensiero relazionale degli esseri umani.

Il team russo-statunitense ricorda su  Current Biology che «il ragionamento analogico è di vitale importanza per la conoscenza avanzata e l’adattamento comportamentale. Molti teorici ritengono il pensiero analogico sia unicamente umana e sia fondamentale per la categorizzazione, la risoluzione creativa dei problemi e la scoperta scientifica. Gli psicologi comparativi sono stati a lungo interessati ragionamento analogico  nella generalità delle specie,  ma inizialmente hanno trovato difficoltà a ottenere il supporto empirico per tale pensiero negli animali non umani». I ricercatori hanno messo insieme molte prove e  argomenti che «il relational matching-to-sample (Rmts)  coglie efficacemente l’essenza di analogia, nella quale gli argomenti logici rilevanti sono rappresentati visivamente».

Le cornacchie arano già note per le loro capacità di ricordare i volti, utilizzare strumenti e comunicare in modi sofisticati, ma il nuovo studio dimostra che i corvidi hanno un cervello in grado di risolvere problemi di  ordine superiore – quelli che i ricercatori chiamano relational-matching tasks – e che possono farlo spontaneamente. La ricerca evidenzia che «Questo significa che le cornacchie si uniscono agli esseri umani, alle grandi scimmie ed alle scimmie per la capacità di mostrare un pensiero relazionale avanzato».

Secondo Wasserman «qQuello che i corvi hanno fatto è una prodezza fenomenale. Questa è la meraviglia dei risultati. Era stato fatto prima con le grandi scimmie e le scimmie, ma adesso abbiamo a che fare con un uccello; ma non solo un uccello qualsiasi, un uccello con un cervello speciale per gli uccelli come il cervello di una grande scimmia è speciale per i mammiferi».

Wasserman spiega che le ricercatrici russe studiano da decenni e le specie di uccelli per decenni e che uno dei temi principali del loro lavoro è cognizione ed anche questa volta hanno realizzato uno studio attento e ben pianificato: «E’ stato un esperimento molto abile. Ero completamente ammaliato da quanto fosse innovativo». Lo studio, finanziato dalla Russian Foundation for Basic Research, ha coinvolto due cornacchie di almeno 2 anni. Subito gli uccelli sono stati addestrati e testati per identificare gli elementi in base al colore, alla  la forma ed al numero dei singoli campioni. Gli uccelli sono stati collocati in una gabbia di rete metallica nella quale ogni tanto veniva inserita una vaschetta di plastica contenente tre piccole tazze. La coppa del campione al centro era coperta con una piccola scheda sulla quale era raffigurato un colore, una forma o il numero di elementi. Le altre due tazze erano coperte una con scheda che corrispondeva campione ed una con quella non corrispondente. Durante questo periodo iniziale di addestramento. La coppa con la scheda con i simboli corrispondenti conteneva due vermi; i corvi venivano così premiati con il cibo quando sceglievano la carta corrispondente, ma restavano a becco asciutto quando sceglievano la carta sbagliata.

Una volta che i corvi sono stati addestrati sulle schede corrispondenti a campione, i ricercatori sono passati alla seconda fase dell’esperimento: le cornacchie sono state valutate  con  coppie  di elementi che si potevano mettere in relazione solo con un ragionamento relazionale corrispondente. Questi trial relazionali corrispondenti sono stati effettuati in modo che le coppie di carte non si adattassero con precisione,  eliminando così il controllo da identità fisica. «Ad esempio – spiegano all’università dello Iowa –  le cornacchie potevano dover scegliere due cerchi stesse dimensioni, piuttosto che due cerchi di diverse dimensioni quando la carta del campione visualizzata due quadrati delle stesse dimensioni».

Ciò che ha sorpreso i ricercatori non è stato solo che le cornacchie potevano fare correttamente le relazioni tra le figure, ma che lo hanno fatto spontaneamente, senza un addestramento esplicito. «Questo è il punto cruciale della scoperta – dice Wasserman – Onestamente, anche se fosse solo attraverso la forza bruta che i corvi avessero mostrato questo apprendimento, anche allora sarebbe stato un risultato impressionante. Ma questa impresa è stata spontanea».  Ma i ricercatori riconoscono che il comportamento di corrispondenza relazionale delle cornacchie non può esserci senza qualche conoscenza di base: «Riteniamo infatti che le sia probabile che i loro precedenti addestramenti Imts (identity matching-to-sample) abbiano  loro consentito di cogliere un concetto di monotonia ampiamente applicabile che potrebbe essere applicato ai campioni e due scelte ed ai  test stimuli che coinvolgono solo l’identità relazionale. Come quel notevole trasferimento si sia esattamente è compiuto rappresenta una questione intrigante per studi futuri».

Secondo Anthony Wright, professore di neurobiologia ed anatomia all’Houston Medical School dell’università del Texas, la scoperta si colloca allo stesso livello delle dimostrazioni della capacità di utilizzare utensili da parte di alcuni uccelli, tra cui i corvidi: «Il ragionamento analogico, corrispondente a relazioni con relazioni, è stato considerato tra i maggiori processi di ragionamento astratto del cosiddetto “ordine superiore”. Per decenni si è pensato che tale ragionamento fosse limitato agli esseri umani ed ad alcune grandi scimmie. L’apparente spontaneità di questo dato lo rende ancora più notevole».

Joel Fagot, direttore della ricerca all’Université d’Aix – Marseille, è convinto che questa ricerca mandi in frantumi l’idea che «forme sofisticate di cognizione può essere trovate solo nella nostra “intelligente” specie umana. Le prove accumulate suggeriscono che gli animali possono fare di più di quanto ci aspettassimo». Wasserman è consapevole che ci saranno molti scettici e spera che l’esperimento sarà ripetuto con più corvi e altre specie, ma  sospetta che «I ricercatori avranno altre di queste sorprese in serbo per la scienza. Abbiamo sempre liquidato in fretta gli animali. Questa arroganza umana permea ancora la scienza cognitiva contemporanea».

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