Islands Conservation all’Elba: «Ecco come eradicare ratti ed ungulati dalle isole»

[2 aprile 2014]

A Montecristo con una visita sul campo per toccare con mano gli eccezionali risultati dell’eradicazione dei ratti e dell’ailanto: si è chiuso in bellezza il convegno “Le specie invasive, una grave minaccia per i sistemi insulari: esperienze a confronto”, che ha suscitato grandissimo interesse gli interventi dei ricercatori di Islands Conservation, l’associazione ambientalista che attua campagne di eradicazione delle specie invasive nelle isole di tutto il mondo per prevenire l’estinzione delle specie endemiche.

Gregg R. Howald, di Islands Conservation Canada,  ha ricordato che «Le isole rappresentano circa il 5% della superficie terrestre, ma sostengono ancora una quantità sproporzionatamente maggiore di biodiversità del mondo. Dal 1500 ad poggi l’80% delle estinzioni documentate si sono verificati sulle isole e si suppone che oggi nelle isole ci sia circa il 40% delle specie globalmente minacciate».

Lo scienziato canadese ha  sottolineato che «Mentre le minacce possono essere diverse, uno delle più significative  sono i vertebrati alloctoni invasivi . I ratti ed topi sono tra i vertebrati invasivi più diffusi e distruttivi , essendo stati inavvertitamente o deliberatamente introdotti su più dell’’80 % delle isole o arcipelaghi del mondo. I roditori invasive sono probabilmente responsabili del maggior numero di estinzioni e cambiamenti degli ecosistemi, in quanto onnivori che possono influenzare piante, invertebrati, rettili, mammiferi e uccelli».

Per rispondere a questi rischi ben documentati rappresentati per la biodiversità insulare dall’introduzione dei roditori invasivi, gli ambientalisti hanno sviluppato strumenti e tecniche per eliminarli sistematicamente, cominciando più di 30 anni fa con un progetto pionieristico in Nuova Zelanda. Da allora, come dimostra anche il successo dell’eradicazione dei ratti a Montecristo ed in altri isolotti dell’Arcipelago Toscano, ci sono stati progressi significativi nell’applicazione di questo strumento di conservazione in tutto il mondo.

Howald ha evidenziato che «L’analisi del Database of Island Invasive Species Eradications (DIISE 2014) documenta 789 tentativi di eradicazione dei roditori su più di 500 isole o gruppi di isole che mirano ad eliminare uno più delle 4 sottospecie commensali di Rattus (Exulans Rattus, Rattus rattus, Rattus tanezumi, Rattus norvegicus) e  e/o topolini delle case (Mus musculus) introdotte. Molte campagne di eradicazione prendono di mira  più specie contemporaneamente ed alcune sono state ripetute a causa di re-invasioni». In tutte, tranne che nelle isole più piccole le esche contenenti un rodenticida vengono messe in punti fissi oppure sparse a mano o  con elicotteri, o con una combinazione dei tre metodi.

Howald  ha detto che «Dei 574 tentativi di eradicazione con un esito noto, l’83% (480) hanno avuto successo, anche il più grande su 12.800 ettari. I rodenticidi primari utilizzati sono anticoagulanti di rima e seconda generazione e quello di gran lunga più utilizzato è l’anticoagulante brodifacum di seconda generazione (più del 70% ), una sostanza tossica non specie-specifica. L’utilizzo di rodenticidi per eradicare  i roditori dalle isole può avere successo con un’attenta pianificazione e attuazione, tuttavia, l’infiltrazione della rodenticida nell’ecosistema può rappresentare un rischio reale per le specie autoctone, in particolare uccelli e mammiferi», cosa accaduta solo per pochissimi individui nell’Arcipelago Toscano e Howald ha comunque confermato che «Molti progetti hanno documentato l’impatto su  specie autoctone, ma, nella maggior parte dei casi, l’impatto è di durata relativamente breve e le popolazioni hanno recuperato ai livelli pre-eradicazione o più elevati. La continua ricerca e lo sviluppo dell’utilizzo pratico dei rodenticidi con meno rischi (ad esempio sostanze tossiche specifiche per i Rattus) , strumenti di mitigazione ed approcci alternativi devono essere perseguiti per mantenere la fiducia nell’eradicazione dei roditori introdotti come vitale strumento di conservazione. I benefici dell’eradicazione dei roditori dalle isole è inequivocabile, con il recupero e cambiamenti negli ecosistemi documentati in pochi mesi o anni dopo le operazioni di eradicazione. L’eradicazione di roditori introdotti dovrebbe essere effettuata regolarmente dai gestori del territorio, prendendo in considerazione il rischio ecologico dall’uso di rodenticidi e con un’adeguata mitigazione secondo le necessità».  Cosa che secondo Islands Conservation è stata fatta nella migliore maniera dal Corpo forestale dello Stato, dai ricercatori italiani e dal Parco Nazionale a Montecristo e nell’Arcipelago Toscano.

L’australiano Karl J. Campbell, di Islands Conservation e  della School of Geography, Planning & Environmental Management dell’università del Queensland, si è occupato di un’altra invasione che riguarda da vicino l’Elba, quella degli ungulati. Ma sella terza isola italiana il problema sono i cinghiali, l’associazione ambientalista internazionale sta eradicando da molte isole anche ungulati rinselvatichiti come capre, pecore , cervi, cavalli, asini, bovini e suini che «Sono particolarmente devastanti per gli ecosistemi insulari , causando impatti diretti e indiretti attraverso il pascolo eccessivo, il che si traduce spesso nel degrado degli ecosistemi e nella perdita di biodiversità»  Campbell  ha spiegato che «In risposta a queste minacce alla biodiversità , nel corso degli ultimi tre decenni sono state sviluppate e migliorate tecniche per eradicare popolazioni di ungulati introdotti a partire dalle isole.  Queste tecniche sono potenti strumenti per prevenire le estinzioni e il ripristino degli ecosistemi».

Mentre all’Elba si continua ancora a discutere se sia possibile eradicare cinghiali e mufloni, Campbell ha rivelato che «Gli ungulati sono stati eliminati con successo da almeno 250 isole, mentre 16 le campagne hanno avuto successo. I caprini selvatici sono stati eradicata da 144 isole di tutto il mondo , mentre ne vengono segnalate meno per i bovini selvatici (15), cavalli e asini (13), ovini (19), suini (57) e cervi (2)».

Quindi eradicare intere popolazioni di grossi ungulati dalle isole è possibile e Campbell ha infatti evidenziato che «Con la tecnologia e le tecniche di recente sviluppo, la dimensione dell’isola non è forse più un fattore limitante nel successo dell’eradicazione delle popolazioni di ungulati. Inoltre, l’utilizzo di global positioning systems, geographic information systems, caccia aerea con elicottero, cani da caccia specializzati ed  animali giuda ha aumentato in modo impressionante l’efficienza e ridotto significativamente la durata delle campagne di eradicazione».

Ma perché un’eradicazione di ungulati abbia successo sono fondamentale  anche programmi di monitoraggio intensivi: «A causa della presenza di esseri umani con popolazioni di ungulati domestici sulle isole abitate – ha detto lo scienziato australiano – le future azioni di conservazione insulari richiederanno programmi di eradicazione che coinvolgano gli abitanti dell’isola  in un approccio collaborativo con i manager, i professionisti della gestione dei conflitti e gli educatori . Ad oggi , relativamente poche  eradicazioni di mammiferi invasivi si sono verificate su isole abitate. Prima di pianificare una eradicazione, in ogni analisi di fattibilità dovrebbero essere presi in considerazione i potenziali impatti positivi e negativi. Ci può essere anche il bisogno di pianificare azioni di mitigazione, come l’eliminazione di altre specie introdotte (piante e animali). Le risposte degli ecosistemi misti all’eradicazione sono stati documentate, con risposte positive. Oltre a considerare i potenziali effetti negativi sui valori da salvaguardare, i manager dovrebbero considerare anche la sequenza in cui le specie invasive vengono rimosse, ed avere un piano di eradicazione in modo che la rimozione di una specie non complichi o impedisca la futura eradicazione di un altro. Considerati i chiari benefici per la  biodiversità, le popolazioni di ungulati introdotte devono essere regolarmente eradicate dalle isole».

A molti cinghialai e politici amici dei cacciatori dell’Elba e della Provincia di Livorno, che giurano che eradicare i cinghiali è impossibile, devono essere fischiate le orecchie.